Nella vita contemporanea, una crescente quantità di funzioni si svolge con la tecnologia digitale. Questo aumenta le opportunità ma peggiora la discriminazione nei confronti di chi non accede facilmente alla rete.
Con l’invecchiamento della popolazione, per esempio, una parte crescente della società è in difficoltà. Il che è inaccettabile. I tre presidenti delle istituzioni europee – Commissione, Parlamento, Consiglio – hanno firmato nel 2022 una Dichiarazione dei diritti dei cittadini europei nel contesto digitale: vi si legge che le istituzioni europee si impegnano a «perseguire una trasformazione digitale che non lasci indietro nessuno, che includa in particolare gli anziani, le persone con disabilità, le persone emarginate, vulnerabili o prive di diritti, così come coloro che agiscono per loro conto». Inoltre: «Ogni persona dovrebbe avere accesso a tutti i servizi pubblici principali online in tutta l’Unione». Questi sono obiettivi verso i quali tendere. Ma si può dire che gli europei stanno effettivamente andando in questa direzione?
Il digital divide
Il digital divide è oggi la segregazione di chi non conosce il modo di far funzionare gli apparati elettronici, di chi non può permetterseli, di chi non sa che potrebbero essere utili. Il che oggi è un impedimento reale alla possibilità di vivere pienamente. Per gli anziani esclusi questo significa non poter utilizzare servizi sociali importanti, non saper fare funzionare apparati sanitari sempre più essenziali, non essere aggiornati sulle opportunità di miglioramento della vita offerte dalle tecnologie. Esistono diversi approcci per affrontare il problema. Il più citato è l’investimento nell’alfabetizzazione digitale. Ci sono diversi programmi educativi in proposito, come il magnifico “Pane e internet” dell’Emilia-Romagna. Ovviamente questo è un percorso senza un punto d’arrivo: le tecnologie si aggiornano continuamente e quello che si è insegnato cinque anni fa va integrato con quello che è accaduto nel frattempo, come l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa.
“Pane e Internet” si svolge online, ma esistono punti fisici sul territorio per accedere. Il che si inquadra nell’approccio pragmatico. Se la riduzione dei punti di accesso fisici ai servizi pubblici che è stata decisa in parallelo all’aumento dei punti di accesso digitali ha messo in difficoltà una parte della società, allora si rivalutano i punti di accesso fisici, almeno in chiave di assistenza. Repubblica Digitale – che nasce dalla collaborazione di istituzioni pubbliche, università, istituti di ricerca, imprese, professionisti e associazioni del terzo settore, con la regia del Dipartimento per la trasformazione digitale – ha creato una rete di servizi di facilitazione aprendo nel territorio punti di incontro per i cittadini che abbiano bisogno di imparare a usare gli strumenti elettronici per accedere ai servizi pubblici. La presenza di questi punti non è omogenea sul territorio, gli orari di apertura non sono tutti ottimali, ma il progetto è importante.
L’integralismo digitale va dunque equilibrato e la modernizzazione dei servizi fisici sul territorio ridiventa un valore innovativo forte. Ma anche restando nell’ambito del digitale, si può fare meglio se chi produce servizi digitali pensa più agli utenti dei servizi che a chi li offre. È una regola semplice, ma non sempre attuata. Sulla sua applicazione si valuta la capacità degli europei di realizzare gli obiettivi che loro stessi si sono dati.
Alfabetizzazione digitale, ecco dove
La Rete dei servizi di facilitazione digitale offre ai cittadini affiancamento e formazione gratuiti per la diffusione delle competenze digitali. Qui l’elenco dei servizi disponibili in ogni regione.
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L’alfabetizzazione digitale di persone che in molti casi faticano persino a leggere e scrivere è impossibile senza un continuo supporto esterno. La tecnologia e l’informatica procedono in avanti ad una velocità difficile da seguire persino per chi li usa da sempre. Non tenere conto del disagio enorme che si crea a chi normalmente è cliente, non solo si rivela controproducente, ma è umanamente immorale. La tecnologia digitale andrebbe affrontata a scuola fin dalle elementari come ormai materia imprescindibile per l’inserimento del futuro cittadino nella società attuale.