C’è una figlia appena nata che scombussola le notti di una famiglia: poppate, pannolini, pianti. C’è un padre che si sveglia, prepara il biberon e fa quello che c’è da fare. Poi non riesce più a riaddormentarsi e allora si alza, pensa, progetta, disegna. Perché quest’uomo assonnato ha anche una nonna che si chiama Alba, ha 90 anni e un’artrosi al ginocchio: per muoversi deve usare una carrozzella. E perché, pensa l’uomo, la carrozzella è uguale a se stessa da decine e decine di anni? Perché stanno arrivando le automobili che si guidano da sole e le carrozzelle sono rimaste indietro? 

L’uomo si chiama Andrea Segato Bertaia, ha 45 anni, sta a Torino e fa l’informatico. Ha sempre lavorato sullo sviluppo di tecnologie innovative e adesso ha quella domanda che gli continua a girare per la testa: «Come posso restituire autonomia a mia nonna?». Così, nelle notti insonni, pensa ad un trasferimento di tecnologia: proviamo a spostare quella delle automobili sulla carrozzella? Andrea Segato ed i suoi – lavorano a Teoresi, una società di ingegneria con 800 collaboratori – partono dai sistemi di assistenza alla guida delle auto. In gergo si chiamano Adas (Advanced Driver Assistance Systems) e sono quelli che il venditore ti snocciola nell’autosalone per convincerti a comprare il nuovo modello.

C’è il controllo di velocità adattivo: tu imposti velocità di crociera e distanza di sicurezza e poi l’auto accelera o rallenta da sola. C’è l’avviso di collisione: una videocamera o un radar riconosce le situazioni di pericolo e ti avvisa. C’è  il sistema che segue la linea bianca di demarcazione della carreggiata e ti avverte se la oltrepassi per sbaglio. Se invece lo fai dopo aver messo la freccia lui capisce che è un sorpasso. E poi ci sono anche i sensori di parcheggio, il riconoscimento automatico dei segnali stradali ed i sensori di pioggia.

Tutti dispositivi che servono per ridurre i rischi di incidente e migliore la qualità del viaggio. Sono sempre più diffusi e dal 2022 diventeranno obbligatori per tutte le nuove automobili. Ma nessuno aveva pensato di travasarli su una carrozzella. Forse perché associamo l’auto a velocità e grandi spostamenti ed è difficile pensare a nonna Alba che sfreccia a 90 all’ora in carrozzella sulla tangenziale.

Ma, precisa Andrea Segato, l’1% dei cittadini del mondo sta su una carrozzella. Sono più di 70 milioni persone per le quali va ripensato il movimento e come guidarlo. Qui c’è la sua seconda intuizione notturna: una carrozzella che  si guida con la voce. Scelgono quella di Alexa, l’assistente vocale di Amazon, che adesso riconosce i comandi vocali per spostarsi all’interno dell’ambiente di casa. “Portami in bagno”, dice la nonna, e la carrozzella ci va. Poi farà di più, diventerà un oggetto intelligente che dialoga con chi la usa e con quello che c’è intorno. Molte grandi aziende tecnologiche si sono appassionate al progetto. La carrozzella si chiama Alba, sta per Advanced Light Body Assistants, ma è anche un omaggio alla nonna. Noi ci permettiamo di suggerire a Andrea Segato, adesso che la figlia sta crescendo, di cominciare a pensare ad un passeggino tecnologico con sensore di cambio pannolino.

Tag: carrozzella, disabilità

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