Cibo è cultura

Abbiate Grasso, più che una città, un augurio!

In questi mesi di Expo mi capita spesso di visitare Milano e ogni tanto prendo la M2, la metropolitana “verde”. In direzione sud, uno dei capolinea è la stazione sotterranea di piazza Abbiategrasso. Il nome è quello dell’omonima località, una ventina di chilometri dal capoluogo lombardo.

Questo nome è un vero monumento storico. Non so se ci avete fatto caso: suona come un auspicio. È un augurio di grasso, cioè di abbondanza e di benessere, nella significativa accezione che i nostri antenati diedero a questa parola e a questa idea.

Per la verità leggo che il toponimo deriverebbe dal celtico “abia”, che vuol dire acqua, e potrebbe perciò significare “luogo d’acqua” (Abbiategrasso sorge proprio sulla linea dei fontanili). I romani l’adattarono alla loro lingua e il luogo forse si chiamò “Habiate”, dando nome alla “gens Abia” che vi era insediata. Più tardi, nel quattordicesimo secolo, un documento testimonia lo sdoppiamento del nome, indicando la località come “Habiate qui dicitur Grassus” ovvero: Abbiate, detto Grasso. Il secondo appellativo si riferisce alla “valle grassa”, il fertile territorio al centro della quale sorgeva l’abitato.

Ecco dunque comparire quella nozione di “grasso” che tanto piaceva alla cultura medievale. Se una città era reputata florida e felice, non poteva che essere “grassa”: vedi Bologna (ma la stessa Milano fu chiamata così, nel Medioevo). Se un gruppo sociale si distingueva per la sua ricchezza e per l’agio dei modi di vita, non poteva che essere il “popolo grasso”: così fu chiamata la potente borghesia mercantile che comandava a Firenze. Grasso doveva essere ogni cibo, per essere apprezzato. Grasso il formaggio, grassa la carne – tant’è che la Chiesa denominò “dieta di magro” il regime privo di carne che si doveva osservare il mercoledì e il venerdì, e tutta la quaresima, e in altri periodi ancora.

Insomma il Medioevo – carente di carne e di grasso – diede a questa nozione un valore assolutamente positivo, che noi, oggi, abbiamo trasformato nel suo contrario, ossessionati come siamo dall’eccesso di calorie e dal colesterolo che avanza.

Abbiategrasso è il nome che nel corso del Medioevo sintetizza le tradizioni toponomastiche della località: l’Abbiate dei romani e prima ancora dei celti; il Grasso del Medioevo. Messi insieme, i due nomi ne creano un terzo e ne viene fuori un divertente gioco di parole. Non c’è dubbio che questo gioco, a chi lo inventò, piacesse molto. Abbiate grasso, siate felici.

Nell’anno dell’Expo, l’auspicio – e l’impegno – è di condividere l’abbondanza con chi ha fame.

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