Secondo lei

A picco sul mare dell’intelligenza artificiale

fumetto che rappresenta il dispositivo Alexa assistente virtuale ma qui parliamo delle conseguenze dell'intelligenza artificiale

E un giorno in casa nostra arrivò Alexa, una palla nera parlante, loquace, talvolta fallace. Dono non desiderato, almeno non da me, da parte di un’amica presso la quale avevamo soggiornato, io e mio figlio, poco tempo prima. Alexa, a Roma, ci aveva dato modo di trascorrere un’inconsueta serata tra scrittori e intellettuali con un ragazzino di undici anni che, elettrizzato dalla novità del dialogo con l’onnisciente voce senza corpo, ci aveva messi tutte e tutti alla berlina per scoprire chi tra noi fosse la o il più famoso “al mondo”. Formidabili risate, qualche muso lungo malcelato perché la gelida Alexa non proprio di tutti conosceva vita, opere e miracoli, anzi, qualcuno era per lei un essere misconosciuto, e altezzosa si manteneva sulle sue.

Le tentai tutte per fingere di non riuscire a installarla, ma com’è ovvio me la ritrovai accesa, in ascolto perenne, minacciosa. Alexa, da quel momento, fu interpellata quotidianamente: raccontami una barzelletta, dammi la buonanotte, che ore sono, che tempo farà domani. Finché non mi venne l’idea che avrebbe potuto occuparsi, invece che di facezie, di tabelline, storia dell’arte, pronomi e coniugazioni verbali, cosa che in effetti, per qualche settimana, sotto mia istigazione, fece. Poi, il nulla: ci era venuta a noia.

Un giorno, qualche tempo dopo, mi accorsi che sul computer erano apparse delle ricerche con Chat GPT, e non le avevo fatte io. Scoprii così che già da un pezzo studenti di medie, superiori e universitari usano l’AI per farsi aiutare nei compiti, come personal tutor, per fare ricerche e scrivere tesine. L’AI è una rivoluzione nel mondo del lavoro, nella vita quotidiana, nella ricerca scientifica ed è soprattutto una rivoluzione cognitiva, che, inevitabilmente, ci pone dei problemi. Per utilizzare al meglio uno strumento, non produrre contenuti standard, banali ed esercitare comunque una funziona direttiva e critica, devi  conoscerlo. La formazione degli insegnanti deve integrare nella didattica questo aspetto. E la questione non è soltanto “tecnica”, ma etica e pedagogica.

Utilizzare un “facilitatore” può indurre l’idea che non sia più necessario sforzarsi tanto c’è “qualcuno” che lo fa per te. Quale significato, dunque, hanno avuto nelle nostre vite tutte le ore spese nel tentativo di scrivere una pagina, risolvere un problema, recuperare informazioni, creare nessi logici e, soprattutto, aspettare quel miracolo cerebrale che è l’idea? Una scintilla che si  accende improvvisa. L’AI si nutre di contenuti già pensati e prodotti da qualcun altro, anche se il gioco combinatorio, a seconda delle domande che siamo in grado di porre, è potenzialmente infinito.

Cos’è, l’intelligenza umana, se non la scoperta di qualcosa che prima di me, te, lui, lei, non esisteva? Cos’è se non “esperienza” che si deve fare? Quante scintille andranno perdute? Tante domande – anche sull’enorme consumo energetico dell’AI e conseguente aumento dell’inquinamento globale – e ancora poche risposte. È uno sterminato, affascinante e misterioso mare e dobbiamo per forza tuffarci, e nuotare.

Tag: AI, ChatGPT, intelligenza artificiale

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