Nova Coop

Nuove strategie di lotta allo spreco

La legge Gadda, ufficialmente conosciuta come legge 166/2016, si propone di “ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari, farmaceutici e di altri prodotti”.  Proprio per fare il punto sulla realizzazione di questa legge, Nova Coop ha organizzato due incontri con le organizzazioni di volontariato, partner del progetto “Buon fine”, realizzati  a marzo presso l’Ipercoop di Novara e la Coop di Torino in via Botticelli. Il Buon Fine è la risposta di Nova Coop alla questione delle eccedenze: 95 organizzazioni no profit locali sono coinvolte per destinare a persone in situazione di bisogno i prodotti non più vendibili. In occasione di questi incontri è stata realizzata l’intervista all’onorevole Gadda.

Maria Chiara Gadda , è vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e prima firmataria della legge 166/2016. E, a otto anni dalla sua approvazione, può tracciarne un bilancio.
Si tratta di una norma che ha riconosciuto le buone pratiche precedentemente attuate nelle nostre città, mettendole a sistema. Il primo risultato positivo sono le tonnellate raccolte, ma non solo: è migliorata la qualità dei prodotti offerti, anche di quelli più complessi da recuperare, come i prodotti freschi e i surgelati. Alcune semplificazioni hanno ampliato le categorie di prodotti donabili: tra questi rientrano i pezzi non vendibili singolarmente di confezioni danneggiate solo in parte. Un altro importante miglioramento riguarda il caso del pane e dei prodotti finiti della panificazione: permettendo di poterli donare nell’arco delle 24 ore dalla produzione, si facilita il loro recupero. L’ultima modifica riguarda l’estensione ad altre categorie di prodotti: giocattoli, mobili, tessile, apparecchiature elettroniche, prodotti per l’igiene della persona e della casa. Osservando le eccedenze, si scopre che dietro lo scarto ci sono tante motivazioni. Ci sono prodotti scartati perché non conformi a standard estetici, o altri tipicamente “stagionali”, come i panettoni a Natale o le colombe e le uova di Pasqua.

Si può affermare che la 166 è una legge di comunità?
La 166 è una legge “simpatica”, perché non ha un approccio divisivo e questo si è visto anche nella discussione in Parlamento nonostante, ad esempio, il tema delicato degli sgravi fiscali. L’invito è ad aprire un dialogo virtuoso con gli altri attori del processo, per poterlo migliorare. L’attenzione alle eccedenze non ha solo ragioni di carattere ambientale, ma anche di dignità e di salute dell’utilizzatore finale. La legge esce dal solo ambito socio-assistenziale e dalla logica dei beni di prima necessità e considera anche l’elemento del piacere dello stare insieme, del vivere la comunità. Sono anche stati attivati progetti per immettere i potenziali scarti in circuiti virtuosi di economia circolare, consentendo anche che una parte dei beni siano destinati ad attività commerciali, per sostenere un modello che possa essere generativo di nuove risorse.

Quale messaggio vuole lanciare a chi è impegnato nella filiera della gestione delle eccedenze?
Raccontate, raccontate, raccontate! Mi rivolgo al milione di lavoratori e ai 500 mila volontari coinvolti nell’antispreco: siete l’anima della legge, senza l’esperienza e le pratiche di tutti voi, la legge rimane carta. Quando l’impegno è autentico, questo tessuto sociale aumenta la fiducia delle persone nelle comunità, manda messaggi ai legislatori, dà forza alle leggi, genera buoni esempi e nuovi spazi per la crescita. (Sara Tresso)

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