Mondo Coop

Tre giorni di impegno per i giovani di Coop

Il gruppo delle oasi urbane

Urgenza climatica e vanga. Formazione teorica e alberi piantati nella terra. Tra questi due poli si sono mossi i 150 ragazzi invitati da Coop a Milano alla tre giorni sul cambiamento climatico. Ma come ci sono arrivati e cos’hanno ricavato da questa esperienza? Sono ottimisti o pessimisti sul futuro del pianeta? E soprattutto, cosa farebbero che non è stato ancora fatto, o non a sufficienza, dalla politica? In Italia, dice un recente sondaggio di Ipsos, 8 giovani su 10, fra i 15 e i 35 anni, voterebbero per politici che danno la priorità alla lotta al cambiamento climatico. E se toccasse alla generazione Greta?
Gianluca Sacchi, 23 anni, che studia cooperazione internazionale a Torino ma è di Alessandria, è uno che crede nella partecipazione. Un ottimista climatico, che non resta a guardare. «La mia convinzione al riguardo è cambiata in seguito allo sciopero sul clima del marzo 2019 a Torino», racconta. Rientrato, ora, dalla CoopYouthExperience di Milano, avrebbe cominciato a piantare alberi come suggerito dal professor Stefano Mancuso, «ma purtroppo vivo in un condominio…». Tutti i giovani che hanno ascoltato Mancuso, che nel piantare alberi individua la soluzione più immediata ed efficace all’emergenza CO2, sono tornati con questa idea in testa. Cristina ha ordinato piante per il suo balcone, Elena vorrebbe far sopravvivere quelle rimaste invendute nel suo negozio, Maria Teresa e Ginevra hanno arricchito gli orti aromatici del terrazzo. E la proposta, intanto, circola e si diffonde.
Ma torniamo a Gianluca e alle sue priorità se fosse un politico. «Sicuramente favorirei lo sviluppo del trasporto pubblico – risponde – limitando il più possibile l’uso di mezzi propri. Secondo punto, dedicherei molte più risorse alla ricerca e allo sviluppo delle energie rinnovabili, per capire quale sia la migliore per noi e per l’ambiente». Soddisfatto dell’opportunità avuta da Coop, è arrivato a prendere parte al progetto, con altri suoi compagni, partendo dallo spazio di studio Porto Idee: un’aula universitaria nata nel 2020, ad Alessandria, durante la pandemia. Da qui è maturata la collaborazione con Nova Coop sia al progetto locale di aiuto alle famiglie in difficoltà, cui viene consegnata la spesa per mezzo di cargo bike e macchine elettriche, sia su temi più strettamente ambientali, poi sfociata nell’invito di settembre.
Su un fronte un po’ diverso si colloca Elena Resca, 33 anni, di Castello d’Argile, nel Centese. Lavora nel supermercato del suo paese come dipendente di Coop Reno ed è una pessimista climatica. «Contrastare seriamente i gas serra comporterebbe delle rinunce troppo impegnative da parte dei singoli – argomenta – e le poche politiche portate avanti fin qui non hanno dato gli effetti sperati. Ma pessimista non vuol dire che non faccio niente. Nel mio piccolo, lotto e dò il mio contributo per lasciare alle generazioni future un mondo meno invivibile».
Elena, che con altre due colleghe, Lisa e Caterina, ha trovato e raccolto protesi di arti, divani e altri rifiuti a dir poco ingombranti nella discarica abusiva di Casa Chiaravalle – il bene più grande confiscato alla mafia in Lombardia –, è sensibile in particolare alla riduzione della plastica. «Ne vendiamo ancora troppa, nonostante come Coop abbiamo fatto molto per contenerla. Spingerei ancora sulla riduzione degli imballaggi». Poi l’idea forse più originale, avuta a seguito del momento formativo. «Noi vendiamo piante e fiori che spesso deperiscono e vengono buttati via. Sarebbe bello creare un vivaio nel retrogiardino del negozio, se fosse possibile». Ragionando più in grande, lei insisterebbe sulla rigenerazione urbana. Ma la politica, aggiunge, «insegue il consenso e le decisioni veramente importanti sono anche le più impopolari. Dobbiamo far diventare la difesa dell’ambiente un argomento di largo consenso».
Tira un’aria nuova in queste videointerviste e gli studi lo confermano. L’incontro, alla preCop 26, tra Mario Draghi e Greta Thunberg, affonda le sue radici in una preoccupazione che è tangibile nelle nuove generazioni: più della metà (54%) dei giovani italiani – rivela Ipsos – sono molto o estremamente preoccupati riguardo ai cambiamenti climatici, un dato che è al di sopra della media europea (46%).
Ginevra Masciullo, 23 anni, studentessa in comunicazione pubblica e politica a Torino, lo può testimoniare: «Non conosco nessuno della mia età completamente indifferente ai problemi dell’ambiente». Ginevra è una realista climatica, vede un cambiamento di mentalità nella generazione Greta ma anche il passo lento «di chi nella società si occupa della parte produttiva». Lei, attivista di BlueLife, associazione sostenuta da Coop Liguria, propone di «concentrarsi di più sulla produzione di oggetti quotidiani: non vengono incoraggiate abbastanza le ricerche sui materiali alternativi». Ginevra è una dei ragazzi che sono saliti sul palco a Milano per raccontarsi. «Ho detto quanto sia importante creare legami tra le persone e i luoghi, per far sì che diventino luoghi del cuore». Alla Spezia, dove vive,«in molte zone ci sarebbe bisogno di più verde».
Poi c’è la categoria che potremmo chiamare dei riflessivi climatici. Tra questi Cristina Celani, 32 anni, marchigiana laureata in filosofia che vive e lavora a Bologna. Ha scelto di essere Consigliera di Zona di Coop Alleanza 3.0 e quando ha saputo che cercavano giovani da coinvolgere sul clima, non ci ha pensato due volte. Definisce «davvero impattante» l’esperienza di Milano: lei, che è stata volontaria anche di Libera Terra, si è trovata «in un posto con una storia oscura, Casa Chiaravalle, dove il tema dell’ambiente e quello dell’illegalità si intrecciavano. Abbiamo raccolto rifiuti ammassati lì in cambio di mazzette, una grande discarica di oggetti come vecchi cellulari o tv col tubo catodico, che, ho pensato, avremmo potuto buttare noi vent’anni fa se avessimo perpetrato le stesse pratiche malsane. Ci è venuta una gran voglia di ripulire tutto e restituire dignità al territorio. La prima cosa che farei se avessi potere decisionale? Darei incentivi alle aziende per far crescere il fotovoltaico e l’utilizzo di energie pulite».
Infine ci sono i possibilisti climatici, come Maria Teresa Annecca, 29 anni, responsabile del Personale di area dei supermercati di Coop Lombardia. È possibile, dice, che il pianeta si salvi, ma «noi giovani che il futuro lo vivremo, dobbiamo chiedere, come ci ha insegnato l’esperienza di Milano, di intervenire subito e concretamente nelle città, aumentando il verde e la vivibilità, senza aspettare che siano le autorità a muoversi. Possiamo denunciare noi le carenze e prendere iniziative. Sicuramente metterei tra le priorità il prendersi cura del territorio e farlo con continuità, non solo per farsi fotografare al taglio del nastro. Alla CoopYouthExperience – conclude lei, milanese di origini lucane – eravamo 150 ragazzi e ci siamo sentiti tutti coinvolti, dallo scoprire la storia dell’area fino a dare il nostro contribuito, personale e collettivo, al possibile cambiamento».

Tag: giovani, riscaldamento globale, oasi urbane, cambiamento climatico

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