Mondo Coop

Pomodoro, ecco chi lo lavora rispettando le regole

Racccolta_pomodori_2.jpgDa oltre 40 anni la Cav. Uff. Pietro Grimaldi è una ditta che produce conserve di pomodoro. Circa 10 mila le tonnellate annue di prodotto che vengono lavorate nello stabilimento in provincia di Salerno che però vengono coltivate e raccolte anche in altre province come quella di Foggia o nella Piana del Sele e nell’agro Nocerino Sarnese. Parliamo di pomodori delle migliori qualità, come i San Marzano, che in buona parte diventano poi prodotti a marchio Coop. Dunque qui siamo nella filiera del pomodoro, una di quelle “più calde” quando si parla di sfruttamento della manodopera e di caporalato. Un ettaro di terreno può fornire mediamente 800-850 quintali di pomodori con un costo di raccolta che può incidere su quello finale per circa il 15-20%.

E proprio uno dei titolari, Fabio Grimaldi, ci racconta come la sua azienda ha affrontato la sfida quotidiana per garantire produzioni di alta qualità nel rispetto rigoroso delle normative e dei diritti dei lavoratori.

“Noi siamo un’azienda di trasformazione e dunque a nostra volta acquistiamo da fornitori che curano la raccolta – spiega Grimaldi – Essendo il pomodoro un prodotto che usufruisce di contributi dell’Unione Europea, i contratti rispettano una impostazione per cui  gli acquisti vengono fatti con associazioni di produttori, dunque con raggruppamenti di più soggetti. Questo per noi significa la difficoltà di avere garanzie e fare controlli non su nostri dipendenti ma verso aziende esterne. Per questo abbiamo definito una serie di criteri preliminari che facilitino l’utilizzo di manodopera regolare da parte di chi lavora con noi. Ad esempio privilegiamo chi fa la raccolta meccanizzata, che è ormai molto diffusa; poi preferiamo aziende che abbiano più colture e lavorino lungo tutto l’arco dell’anno, con manodopera stabile e dunque meno legate alla stagionalità. Poi ovviamente c’è tutto il capitolo della sicurezza sul lavoro. Negli anni scorsi, pian piano abbiamo scoperto che poche imprese erano in regola con la documentazione, ad esempio per la valutazione dei rischi. Così abbiamo promosso corsi, assieme a enti di formazione, per far sì che si risolvessero positivamente questi problemi”.

Dopo queste attività diciamo preliminari ci sono i controlli sul campo che la ditta Grimaldi svolge (a cui si aggiungono quelli che promuove Coop) e che riguardano, oltre il rispetto di orari e del contratto di lavoro, anche il tema degli alloggi che è uno dei più delicati e complessi. “Cerchiamo di favorire – spiega Fabio Grimaldi – chi possa garantire soluzioni alloggiative regolari ai propri dipendenti stagionali. Ma muoversi sul campo non è semplice. Il punto vero è che per eliminare ghetti dove nei mesi estivi finiscono per vivere migliaia di persone, servono misure straordinarie che non possono prescindere dal ruolo delle istituzioni pubbliche. Già da anni si parla di allestire campi di accoglienza simili a quelli che la Protezione civile predispone in caso di calamità naturali. Ma siamo ancora solo alle intenzioni annunciate. Certo i controlli delle forze di polizia si sono intensificati nell’ultimo anno e reprimere le violazioni è fondamentale. Ma il tema è prevenire. Per questo organizzare la permanenza di questi lavoratori è fondamentale”.

Negli ultimi anni le attività stagionali di raccolta hanno visto affiancarsi alla presenza di migliaia di immigrati africani (più soggetti a cadere nella rete degli sfruttatori) la presenza di cittadini comunitari (più di tutti rumeni) spesso più propensi a essere pagati a cottimo o in base alle quantità raccolte. Dunque c’è una sorta di concorrenza che rischia di non aiutare la costruzione di percorsi di legalità e rispetto delle regole.

“La nostra esperienza – conclude Fabio Grimaldi – ci dice però che si possono fare le cose rispettando la legge e lo stesso garantendo un prodotto che non è solo conforme ma è di qualità. Il tutto con un prezzo che ci consente di stare sul mercato. È possibile farlo, ma occorre combattere una mentalità radicata e situazioni in cui una quota di guadagno finisce in mano a speculatori senza scrupoli. Questo modo di fare e pensare si può sconfiggere. È una sfida non semplice, che continua ogni giorno, perché anche a noi capita di dover sollecitare  alcuni fornitori a sistemare le irregolarità, proprio per non dover arrivare a escluderli. Ma con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti già oggi si possono consolidare le tante esperienze positive e di rispetto della legalità”.

 

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