Mondo Coop

Nicaragua, grazie al caffè cambia la vita di 300 famiglie

raccolta_caffe_solidal.jpgTra montagne ricoperte da fitta vegetazione e cime avvolte da nuvole, i piccoli produttori di caffè sono l’anima di queste aree remote. Le coltivazioni agricole si inerpicano lungo scoscesi pendii.

Siamo in Centro America, nel nord del Nicaragua dove si producono tra i migliori chicchi di caffè del pianeta, ma anche dove la povertà mette in ginocchio le famiglie contadine. Qui donne e uomini si sono organizzati e si sono avviati lungo la strada del commercio equo entrando nel sistema di certificazione Fairtrade. Come nel caso delle unioni delle cooperative di Pantasma e di Cecocafén.

È una storia positiva che prende le mosse negli anni Novanta quando la caduta del prezzo del caffè aveva mandato sul lastrico molti contadini che non riuscivano neppure a rientrare delle spese di coltivazione. La crisi aveva acutizzato la povertà, la situazione sanitaria e scolastica. A questo si aggiungeva un alto tasso di analfabetismo e la scarsa conoscenza delle tecniche agronomiche che avevano come risultato una produzione di bassa qualità del caffè, vendibile solo sul mercato locale.

Inoltre, in quegli anni il Nicaragua era appena uscito da una guerra civile sanguinosa. E proprio qui, tra le montagne di Matagalpa, è nato un progetto promosso da Coop, grazie al paziente lavoro di ricostruzione del tessuto sociale operato da una ONG italiana, GVC. Nel 2003 si costituisce un’associazione di cooperative di secondo livello detta UCA (Union de las Cooperativas Agropecuarias de Pantasma) con lo scopo di gestire il processo di trasformazione e di commercializzazione del caffè beneficiando di un canale aperto con Coind, cooperativa di torrefazione partner per i prodotti Coop. Coind a sua volta regala un prezioso mezzo di trasporto: un camion, indispensabile per far partire il caffè dalle montagne verso la pianura e i porti. L’altra spinta fondamentale arriva dalla certificazione etica Fairtrade. In questo modo la Coop inizia a vendere il caffè con il proprio marchio Solidal nei suoi supermercati. E i contadini, per la prima volta nella loro storia, possono godere di un prezzo minimo garantito, come prevedono le regole del Fairtrade. Un grande passo in avanti che  evita loro di rivolgersi ai  commercianti locali e agli intermediari che impongono prezzi troppo bassi.

Oggi alla Uca di Pantasma aderiscono nove cooperative. Sono coinvolte quasi 300 famiglie di piccoli produttori. Un programma di formazione rivolto ai contadini ha migliorato la resa delle piantagioni. È stata riscoperta e valorizzata un’importante tecnica agricola, chiamata “caffè coltivato all’ombra”, più rispettosa dell’ambiente e della biodiversità. Nello stesso terreno infatti si seminano diverse varietà di piante e alberi: alberi da legno, piante da frutto (come banano), da ombra, ornamentali e commestibili ad uso della famiglia. In questo modo le piante più alte proteggono il caffè dal sole e, nello stesso tempo, le loro foglie concimano il terreno. In questo modo servono pochi fertilizzanti e i chicchi che nascono sono tra i migliori che si trovano in commercio.

Un altro importante vantaggio per i piccoli produttori è il Fairtrade Premium, una quota extra che viene investita nelle coltivazioni, nella formazione e in interventi sociali. Per cui una parte va direttamente al produttore per migliorare la resa economica della sua azienda e l’altra parte è disponibile per investimenti finalizzati alla comunità: formazione dei contadini, interventi sociali, stimolo al credito e miglioramento della condizione femminile e della equità di genere. Alcune donne hanno potuto avviare delle piccole attività economiche, ma soprattutto molte di loro hanno potuto partecipare attivamente alle riunioni delle cooperative influenzando le scelte che un tempo erano riservate solo agli uomini. Nel contempo sono nate anche delle cooperative di sole donne produttrici di caffè che sono entrate a far parte della UCA.

L’arrivo del commercio equo nell’area remota di Pantasma non ha riportato solo benefici economici ma ha interessato profondamente il tessuto sociale stimolando anche la presa di coscienza dei propri diritti. Una crescita complessiva che indica migliori prospettive future per i piccoli produttori e che trova la sua linfa tra le radici delle piante di caffè coltivate all’ombra

 

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