Vent’anni di idee, di libri, incontri con gli autori e i lettori, di festival grandi e piccoli, di gruppi di lettura, di librai appassionati, di orgogliosa indipendenza, di rassegne letterarie, di librerie salvate e reinventate. Vent’anni di libertà, attraversati dall’idea che la cultura è come il pane, un bene essenziale per ciascuno e per tutti, per le comunità. Vent’anni da “librerie libere”. Così hanno voluto definirsi in occasione dei primi vent’anni di vita le Librerie.coop. Un controsenso, per una catena nata nel 2006 e che conta ormai quasi 100 punti vendita in quasi tutto lo Stivale? «No: le Librerie.coop sono l’unica catena di librerie che, in Italia, non è di proprietà di un gruppo editoriale – risponde Nicoletta Bencivenni, direttrice generale della società -. Per questo abbiamo sempre potuto fare scelte indipendenti, non ancorate a strategie editoriali, puntando a offrire un assortimento di libri e una proposta culturale libera, plurale e di qualità. È quella che chiamiamo la nostra “bibliodiversità”, sostenuta dalla grande competenza dei nostri librai. Sia nelle nostre 40 librerie tradizionali che negli oltre 60 spazi libri all’interno degli ipercoop». Corner ampi e curati, questi ultimi, capaci di promuovere la lettura e abbattere le barriere, facendo finire un libro nel carrello anche di chi, per abitudine o timidezza, in libreria non si affaccia. E dove è possibile imbattersi non solo nel best seller, ma anche nel volume più raro o inaspettato: “l’ignoto ignoto”, il libro che non sapevamo di desiderare, come lo ha definito in un delizioso pamphlet lo scrittore inglese Mark Forsyth.
Le superfici delle librerie variano dai 140 fino ai 700 metri quadrati, con un assortimento medio di circa 30 mila titoli, che può arrivare a 120 mila nei punti vendita più grandi e forniti, come l’Arco di Reggio Emilia e l’Ambasciatori di Bologna. Un’offerta non generalista, disegnata sul territorio e aperta agli editori locali, a cui si sommano accoglienza, spazi curati, competenza delle persone. Tra gli scaffali infatti lavorano circa 250 libraie (sono donne il 75%) e librai: appassionati e costantemente formati per consigliare, trovare e aiutare a scoprire il libro giusto. Dal 2022 è attiva anche la libreria online che con il sito librerie.coop.it consegna in tutto il territorio nazionale.
Leggere, un atto sociale
Una formula che piace e funziona, dicono i numeri. Con un mercato dei libri che nel 2025 è andato male (-2,1%), le Librerie.coop hanno chiuso il bilancio con vendite per 43 milioni di euro, superando del 3% il fatturato del 2024, 1,6 milioni di scontrini e con un utile di 200 mila euro. Il 2026 si è aperto con segnali incoraggianti e vendite superiori alla media del mercato. «I risultati di bilancio, positivi per il quinto anno – osserva Federico Parmeggiani, presidente di Librerie.coop -, attestano la solidità patrimoniale e la redditività di Librerie.coop, ormai affermata tra i principali protagonisti del mercato librario nazionale, e confermano la forza del suo modello imprenditoriale: aperture in luoghi di prestigio, valorizzazione dei centri storici, rete di vendita in espansione, integrazione con la Gdo, assortimento ampio e un ricco calendario di eventi culturali. In un Paese dove si legge poco come l’Italia, i numeri di bilancio non danno soltanto soddisfazione, ma alimentano una speranza collettiva».
Perché dietro a questi numeri c’è da sempre una forte identità sociale. «Fin dalla nascita, la filosofia delle Librerie.coop è stata di non vendere il libro come prodotto, ma la libreria come esperienza – spiega Bencivenni -. Il libro è uno strumento essenziale di crescita delle persone, capace di stimolare il pensiero critico, favorire l’incontro, sostenere l’emancipazione individuale e collettiva. E le librerie possono essere luoghi di aggregazione e di crescita culturale per le comunità».
Concretamente, in questi vent’anni le Librerie.coop hanno dato vita a circa 10 mila tra appuntamenti in libreria, presentazioni con gli autori, rassegne letterarie, alimentando gruppi di lettura e iniziative culturali… Tanto da divenire partner stabile di alcuni dei maggiori festival culturali e letterari italiani, di cui curano le librerie temporanee, come il Festivaletteratura di Mantova, Pordenonelegge, Internazionale a Ferrara, Passaggi Festival a Fano. Proprio qui a fine giugno il ventennale sarà festeggiato con un evento culturale pubblico nella ex chiesa di San Francesco. E si sono avvicinate anche alle persone alle quali i libri fanno più fatica a arrivare. È il caso del progetto “Letti in flagranza”, organizzato a Bologna con Coop Alleanza 3.0, per la creazione di una libreria all’interno del carcere minorile.
Librerie.coop, come si cambia
In questi vent’anni cosa è cambiato, nel mercato dei libri e nel profilo dei lettori? «Dieci anni fa uscivano 50 mila titoli all’anno, oggi sono 80 mila – spiega Bencivenni -: una sovraproduzione che non aiuta la qualità e si fa fatica a gestire. Anche i lettori sono disorientati: sono esposti a una miriade di sollecitazioni, sul web e sui media tradizionali si sono moltiplicate rubriche, recensioni, trasmissioni. Alcuni autori ormai sono vere e proprie star». E se gli e-book non hanno sfondato come si temeva, il digitale sì, conferma il direttore operativo Fabrizio Lombardo: «Il lettore si intrattiene meno tra gli scaffali, magari prenota online e ritira il volume in libreria, e sono esplosi i book-toker, con i più giovani che cercano libri promossi su Tik-Tok o instagrammabili. In crescita ci sono generi nuovi come i manga e le graphic novel».
Una complessità che ha ulteriormente indebolito tante librerie storiche italiane, alle prese con un difficile ricambio generazionale. Alcune insegne storiche e cooperative sono state salvate proprio dalle Librerie.coop con percorsi di affiliazione, come La Torre ad Alba, Risguardi a Campobasso, Muner a Cividale del Friuli, Passaggi Libri e Caffè a Fano, o con altre formule per la Zanichelli di Bologna, la libreria All’Arco di Reggio Emilia, il Nautilus a Mantova. Quest’anno si aggiungeranno altre 6 librerie, tra Pordenone e la Romagna. Spazi di cultura che rimarranno non solo aperti, ma vivi e liberi.
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