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I delegati Coop, costruttori di futuro

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Dai prezzi al cambiamento climatico, dal buon lavoro alla solidarietà, dalla sicurezza alimentare alla tecnologia. Sono le tante sfide aperte dei prossimi anni che possiamo affrontare anche con il carrello della spesa e le nostre scelte di consumo. Per “Creare futuro”, come recitava il titolo dell’incontro che ha aperto a Roma la 5ª Assemblea Nazionale dei Delegati di Ancc-Coop. Una due giorni di partecipazione democratica in cui oltre 250 uomini e donne – presidenti delle cooperative di consumatori italiane, dalle più grandi fino alle piccolissime, soci volontari, quadri, dirigenti, esponenti dell’associazionismo, esperti, ospiti – sono tornati a incontrarsi in presenza per la prima volta in quattro anni, dopo la pandemia. Un’occasione di incontro e dialogo necessaria anche a completare il nuovo disegno della  governance nazionale, per una nuova Coop capace di guardare al futuro,  appunto, a beneficio di 6,3 milioni di soci che ne sono i proprietari, un quarto delle famiglie italiane, e di tutti i cittadini.

Come affrontare prezzi, inflazione e disuguaglianze Coop guarda ai prossimi anni forte di risultati economici, sociali e ambientali 2022 di rilievo. «Siamo un bene comune di tanti territori e comunità e il prossimo anno compiremo 170 anni: vogliamo affrontare le sfide del futuro con una visione nuova del paese, della società e del settore distributivo» ha annunciato il presidente di Ancc-Coop Marco Pedroni, rieletto all’unanimità dall’Assemblea, avvertendo però sulle difficoltà del momento: «Il contesto di partenza è quello di una grande incertezza economica e geopolitica, con un’inflazione elevata e una forte crescita delle disuguaglianze sociali».

Dunque prezzi, inflazione e disuguaglianze sono il punto da cui partire: «Coop è per natura e per missione un attore originale del mercato. C’è Gdo e Gdo – ha aggiunto il presidente -. Noi di Coop non abbiamo mai fatto e non facciamo aste al doppio ribasso, gestiamo le filiere con forti integrazioni e garanzie per i produttori agricoli e per le Pmi di trasformazione, assicuriamo eticità dei processi e giusta retribuzione dei fattori della produzione. Per noi il prezzo giusto è quello migliore per i consumatori, ma con il rispetto assoluto di lavoro e ambiente. Non tutti possono dire lo stesso». 

Occorre, ora, ridurre le disuguaglianze e restituire potere d’acquisto ai consumatori: «Serve una politica di sostegno alla domanda interna, soprattutto a favore delle fasce più deboli e dei lavoratori dipendenti – è la richiesta di Pedroni al governo –. Bisogna agire in modo strutturale sulla riduzione del cuneo fiscale e per la lotta all’evasione, mentre la flat tax è iniqua e inefficace. Speriamo non venga assunta come perno delle politiche fiscali». Sì, dunque, a provvedimenti come il salario minimo, anche se «non ci riguarda direttamente, perché i nostri contratti di lavoro sono regolari e garantiscono ai lavoratori ben di più del salario minimo». Ma «una norma ben fatta ed equilibrata andrebbe a sostenere alcuni milioni di persone, soprattutto giovani, che lavorano in precarietà e aiuterebbe a combattere le distorsioni, anche nel mercato dei subappalti».

Evidente poi che precarietà e bassi salari influenzano anche la denatalità («Senza un’occupazione femminile e giovanile stabile è impossibile che si facciano più figli»), e l’immigrazione, che richiederebbe più sostegno all’integrazione per chi arriva in Italia.

Quanto vale l’ambiente «Oggi consumi e investimenti sono diminuiti in tutta Europa: siamo molto più poveri di prima», è stato l’amaro commento dell’economista Lucrezia Reichlin, che ha analizzato gli effetti dello choc energetico, il più grave dal dopoguerra, e la politica monetaria della Banca Centrale Europea che mira ad abbattere al 2% l’inflazione. Reichlin, professoressa di Economia alla London Business School, ha messo in guardia sui rischi di una stretta monetaria troppo forte ma si è anche soffermata sulla necessità di finanziare e sostenere la transizione ecologica: «Sono molto preoccupata da un certo negazionismo sul clima. I cambiamenti climatici hanno effetti anche sui prezzi dei beni alimentari e i costi dell’inazione saranno molto più pesanti degli investimenti necessari per la transizione ecologica. È un tema centrale anche per le nostre imprese non solo per ragioni etiche o esistenziali, ma di profittabilità futura. Va evitata una guerra dei sussidi e l’Europa dovrà trovare strumenti collettivi e fondi per affrontare il tema e incentivare le politiche green. Non possiamo permetterci di perdere la sfida del Pnrr, dobbiamo portare l’Italia a investire nelle cose giuste». 

Nutrire la tecnologia Il futuro potrà contare anche su una inedita alleanza tra naturale e artificiale, come ha argomentato Carlo Ratti, testimone dell’esperienza che sta portando avanti a Helsinki, con la costruzione di 10 grandi isole-serre galleggianti che la alimenteranno con energia pulita.

Mentre la tutela dell’ambiente si intreccia strettamente con il tema della fame e dell’insicurezza alimentare, ha confermato Maurizio Martina: «Lo sconvolgimento climatico è divenuto strutturale, e i sistemi agricoli ne sono al tempo stesso vittime e carnefici». Ma è proprio la cooperazione una delle strade per affrontare il cambiamento: «Nel mondo – ha concluso il vicedirettore generale della Fao – c’è una domanda enorme di organizzazione cooperativa, che per me è una parte della risposta a questi problemi. Avete sulle spalle una bella responsabilità e opportunità: far crescere consapevolezza della modernità economica e valoriale della cooperazione».

Un tema tutt’altro che sottovalutato da Coop: «Il cibo è una delle leve più importanti per la gestione del cambiamento climatico e i modelli di consumo e produzione sono tra le principali cause di emissione di gas serra – ha evidenziato Pedroni –. Non siamo rassegnati: la nostra campagna sulla buona spesa che può cambiare il mondo è un impegno solido e duraturo per il clima e la sostenibilità».

Un carburante inesauribile Passione, energia, coraggio sono i veri carburanti insostituibili, è la convinzione del dirigente dell’Esa, Tommaso Ghidini: «Per il sapiens – ha detto – la felicità è la sfida, come in un amore corrisposto che non è cieco, è visionario. Vedere la terra dalla luna ci ha permesso di cambiare la nostra consapevolezza della bellezza e della fragilità del nostro pianeta, e ora vogliamo andare su Marte». Nel mondo dell’intelligenza artificiale, sarà la cultura umanistica, per Ghidini, la nostra chiave per affrontare il futuro: «Educare al dubbio, all’etica, alla distinzione tra bene e male: solo questo ci rende esseri umani liberi e pensanti. Pronti a vedere l’alba di un nuovo giorno, una nuova avventura»

Tag: valori, ancc, assemblea

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