Mondo Coop

Expo-Coop: aperto il supermercato del futuro

Expo_piazza_animata.jpgEccolo lì il Supermercato del futuro, che ha risposto “presente” all’appello inaugurale di Expo 2015, dal 1° maggio aperta a Milano.
Alcuni, quando alzano la testa, si rivedono sul “vertical plotter“, la grande facciata che dà sulla piazza antistante (vedi il disegno sopra) dove vengono riprodotti i volti stilizzati dei visitatori che volontariamente si profilano secondo 6 stili alimentari. Ed è un altro shock alle proprie abitudini di sempre.

“Ma sono proprio io quella?” Sì, c’è un’applicazione, dietro, che elabora i volti estraendone i tratti principali. E così, un po’ lombrosianamente, scopriamo tutti che faccia hanno nel XXI secolo i Wellness (che interpretano il cibo come benessere), i Foodie (che prediligono il cibo di qualità), gli Easy consumer (che non sottilizzano nella scelta), i Veg&Veg (che non mangiano carni e derivati da animali), gli Italian food lovers (affezionati alle buone tradizioni nostrane), i Green & Ethic (attenti al biologico e alle origini del cibo).

Tribù alimentari dell’oggi e di un domani collocato convenzionalmente nel 2050, anno di riferimento per il Future Food District (FDD), il Distretto del cibo del futuro in cui Coop – premium partner ufficiale di Expo per la distribuzione alimentare – ci mette letteralmente la faccia. Anche nel senso dei volti di persone fisiche, dai dipendenti ai soci, impegnati a far vivere il padiglione di 6.500 metri quadri complessivi che fa da grande richiamo a Sud del sito espositivo. “È il punto vendita come piacerebbe a noi”, dicono gli addetti alla vendita formati da Coop. Che snocciolano: “Sociale, cooperativo, animato, e in più interattivo e condiviso grazie alle information technology”.

In effetti la sensazione che si ha è proprio questa, al netto degli “effetti speciali” creati dall’architetto torinese responsabile del Mit senseable city laboratory di Boston. Carlo Ratti ha disegnato un supermercato aperto, una “Food valley” che diventi luogo di scambio e condivisione tra grandi aziende, piccoli fornitori, ristoratori locali e singoli consumatori di tutto il mondo. Con schermi tattili e sensori di movimento che ti fanno sentire un “homo digitalis” anche mentre fai la spesa e sei indeciso semplicemente su quale pomodoro prendere.

Modello cooperativo in salsa hi-tech. “Ma non c’è solo questo aspetto – invita a riflettere il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, fiero del risultato finale – qui dentro c’è l’anima di Coop, ovvero quell’elemento di comunità che da sempre ci è caro. E ci sono i nostri valori tesi essenzialmente a garantire un cibo accessibile, buono e sicuro per tutti”. Gli obiettivi ripagano Coop degli investimenti e delle energie spese. Non c’era occasione migliore per presentare al mondo la propria visione di un modello cooperativo capace di coniugare ruolo economico e responsabilità sociale; promuovere il consumo consapevole fondato su trasparenza e genuinità; valorizzare l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana; presentare uno dei possibili scenari futuri del “retail”, in cui la tecnologia è al servizio dell’uomo e non viceversa; contribuire alla riflessione su quello che ci attende in un futuro lontano, in termini di cibo, tecnologie produttive, modalità di scelta e di acquisto.

C’è già qualcosa, chiediamo a Pedroni, di questo format distributivo che potremo vedere riprodotto presto in un punto vendita reale, senza aspettare il 2050? “L’etichetta intelligente, che sfrutta la realtà aumentata – risponde il presidente di Coop Italia – è una tecnologia per noi molto interessante. Offre una ricchezza e completezza di informazioni sul prodotto senza precedenti. Ci piacerebbe portarla nei negozi Coop. Quando? È prematuro dirlo”, glissa.

Prodotti “chiari” come libri aperti. Nei 2.500 metri quadri del Supermercato del futuro i prodotti, organizzati in 5 filiere omogenee ed esposti in orizzontale senza più “gondole” e scaffalature verticali, si raccontano che paiono libri aperti: la loro origine, le proprietà organolettiche, l’impatto ambientale e sociale. Tutto spiegato in tre livelli di approfondimento su 450 schermi grandi e piccoli sospesi sopra i tavoli sui quali si riflette una colorata distesa di cibo “sdraiato” su gradoni. Il terzo livello, il più approfondito, si avvale di infografiche animate che raccontano i benefit del prodotto esprimendo in pochi secondi il reale vantaggio per il cliente/consumatore.

Sono 1.500 le diverse tipologie di beni in vendita, metà delle quali a marchio Coop. Con alcune chicche, come la “special edition” della pasta con tanto di logo di Expo accanto a quello Coop. I prodotti sono usciti da stabilimenti italiani e hanno visto il coinvolgimento di una novantina di fornitori. “Basta sfiorare la scatoletta di tonno e sul display comparirà l’etichetta con tutte le informazioni”, suggerisce Ratti a un gruppo di americani (che con i cinesi sono i più attesi tra gli extraeuropei, così come francesi, inglesi e tedeschi lo sono tra i continentali). “In questo progetto la tecnologia – cerca poi di convincerli – conta solo in quanto permette di provare esperienze nuove, di raccontare prodotti e fare interagire voi consumatori”. Quindi, rivolto ai giornalisti: “La tecnologia c’è ed è di alto profilo, ma non vuole essere esibita o ostentata”. Considerato che il flusso di visitatori preventivato raggiungerà le 25 mila unità al giorno, si spera molto nell’istinto imitativo per rendere “sciolta” l’esperienza di visita che è ricca di servizi aggiuntivi e condita di strane figure come YuMi, l’amico robot dalla precisione chirurgica che collabora con gli uomini come fossero suoi simili: sa infilare senza incertezze la cruna di un ago e non sente la stanchezza!

L’intuizione dei giovani. Più avanti c’è un gruppo folto di giovani. Non fanno acquisti, sono cooperatori – ci spiegano – cui si deve l’intuizione originaria che oggi vedono realizzata. Sono i vincitori di un contest sull’innovazione indetto da Scuola Coop del 2013. Il progetto si chiamava “GeoCoop“. Da qui è nata l’avventura del Supermercato del futuro. “Qual è stata l’idea vincente? L’organizzazione del prodotto per filiere”, rispondono quasi in coro. Quell’idea (che mirava a dare risalto alle materie prime e ad esprimere valori di genuinità e trasparenza attraverso l’organizzazione dei prodotti) è stata ripresa e sviluppata dalla Carlo Ratti Associati con un taglio più tecnologico e futurista, ma l’intuizione era giusta, frutto dell’esperienza diretta visto che sono tutti dipendenti e soci di varie cooperative di consumo: Matteo Massari e Vincenzo Ruggiero di Coop Estense; Francesca Randelli di Unicoop Tirreno; Raia Guenda, Christian Lombardi e Fernando Piciucco di Nova Coop; Sara Viceconte di Coop Consorzio Nord Ovest.

Al concorso, ricordano, parteciparono 80 dipendenti under 35 di tante cooperative italiane. “Una caratteristica del nostro gruppo è stata l’unione e la condivisione degli obiettivi del progetto. Abbiamo lavorato in totale sintonia tra di noi anche da casa, in videoconferenza”. Un piccolo contributo, in nuce, a quel processo di integrazione tra cooperative che potrebbe dare grandi soddisfazioni e aprire nuove prospettive in futuro. Fuori, intanto, nella exhibition area, il percorso prosegue tra molte idee di produzione, distribuzione e imballaggio del cibo che declinano il tema del futuro sostenibile e possibilmente al riparo da sgradite sorprese. C’è l’Aula del futuro per le scuole e ci sono macchine già in uso come il “naso elettronico“, oggetto di molta curiosità, che annusa e stana le contraffazioni alimentari.

Per saperne di più in questi sei lunghi mesi sul caleidoscopio di iniziative, incontri, conferenze, convegni internazionali in via di definizione, Coop ha aperto un sito Internet dedicato, www.coopexpo2015.it, che sarà costantemente aggiornato.

maggio 2015

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