Ergastolo. In agosto, il Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge che prevede il carcere a vita per il reato di femminicidio: quello di chi uccide una donna come atto di odio e per reprimere la sua libertà. Un passo importante, anche perché riconosce un fenomeno gravissimo, ma che di certo non basterà a fermare i grandi e piccoli episodi di violenza sulle donne, di stalking, di bullismo, di sessismo anche online che si registrano ogni giorno in Italia. Serve un profondo cambiamento culturale, a cui punta anche la campagna “Dire, fare, amare”, avviata da Coop a marzo nell’ambito del progetto Close the gap per l’inclusione e la parità di genere: prevenire attivamente la violenza sulle donne attraverso l’educazione alle relazioni, da portare nelle scuole come materia obbligatoria. Una materia che aiuta a rendere ogni persona più consapevole di sé, dei propri desideri e di come si costruiscono legami sani con gli altri, che siano amici, familiari o partner.
Dopo aver sottoscritto, il mese scorso, il protocollo per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere con la Fondazione Giulia Cecchettin, Coop sostiene la campagna “Diritto a stare bene”: la raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del servizio nazionale pubblico di psicologia, che prevede l’educazione alle relazioni come materia scolastica garantita da uno psicologo. A ottobre, in una rete di punti vendita Coop di tutta Italia troveranno posto punti di informazione e sottoscrizione del provvedimento da portare in Parlamento, che si può firmare anche online sul sito dirittoastarebene.it e su quello del ministero della Giustizia.
Diritto a stare bene, per tutti
Finora Coop ha offerto supporto ai centri di aiuto, campagne di sensibilizzazione e reinserimento lavorativo alle donne vittime di violenza. «Bisogna andare oltre, alla radice del problema, e affrontare il tema dell’educazione affettiva: diffondere una cultura contro la violenza di genere e agire per prevenirla è fondamentale – spiega Maura Latini, presidente di Coop Italia -. Portare persone titolate, come gli psicologi, a parlare di educazione alle relazioni nelle scuole è una strada che ci convince per promuovere rapporti sani, soprattutto tra i giovani». Un punto di vista confermato dall’indagine “La scuola degli affetti”, realizzata a marzo da Coop con Nomisma: il 70% della popolazione vorrebbe che a scuola ci fosse la nuova materia, introducendo nelle classi esperti esterni, come psicologi e pedagogisti. E il 90% dei genitori desidera che i programmi comprendano sia le relazioni interpersonali che la sessualità.
«Contro la violenza di genere non basta invocare un generico cambiamento culturale. C’è una proposta di legge che vuole realizzarlo e aspetta solo di essere sostenuta», sottolinea Francesco Maesano. coordinatore nazionale della campagna “Diritto a stare bene”. Il progetto nasce dall’associazione senza scopo di lucro Pubblica e vuol istituire una rete di servizi di psicologia di territorio che offra il supporto gratuito di psicologi pubblici in scuole, ospedali, luoghi di lavoro, servizi sociali, case di comunità, centri sportivi e carceri. La proposta ha già raccolto decine di migliaia di firme, l’appoggio di centinaia di volontari per promuoverla (600 candidati si sono fatti avanti in pieno agosto) e di personaggi come la cantante Francesca Michielin e il calciatore Marco Materazzi: «C’è la consapevolezza – dice Maesano – che la psicologia non è solo la risposta a un bisogno, ma un’opportunità di crescita per tutti». A scuola, il servizio potrebbe intercettare e prevenire le conseguenze gravi del disagio: «Bisogna curare le comunità. Nell’orario scolastico, con lo psicologo in classe, si potrebbero valutare con i ragazzi le dinamiche di violenza e prevaricazione, contribuendo a prevenire l’abbandono scolastico, il sessismo, il bullismo, fare educazione sessuale e affettiva, offrire sostegno alla classe e alle singole persone».
Quanto costerebbe allo Stato la nuova rete di psicologi gratuiti? I promotori della legge stimano in 3,3 miliardi di euro l’anno l’investimento a regime. Ma già oggi, dicono, lo Stato impiega quasi 2 miliardi l’anno per servizi psicologici parcellizzati negli interventi di vari ministeri ed enti. Inoltre, una ricerca dell’Università La Sapienza sui pazienti di un portale specializzato in psicoterapia dice che chi ha intrapreso un percorso di supporto psicologico di almeno sei mesi dichiara una riduzione nell’utilizzo di prestazioni sanitarie, tra cui accessi al pronto soccorso, visite specialistiche ed esami di laboratorio. Dunque, una maggiore salute mentale contribuirebbe a migliorare anche la salute generale delle persone e a ridurre la spesa sanitaria
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