Torino, 1854: la Società Generale degli Operai decide di aprire un Magazzino di Previdenza, cioè uno spaccio per offrire buoni prodotti, acquistati per questo all’ingrosso, a prezzi convenienti. Nasceva così la prima Coop e certamente quei primi cooperatori non potevano neppure immaginare che stavano dando vita a quella che, in 170 anni, è diventata la più grande organizzazione di consumatori italiana. Una realtà imprenditoriale e sociale che oggi associa 6,2 milioni di persone e distribuisce prodotti e servizi in un contesto molto diverso, ma dove tutelare il potere d’acquisto di tutti resta un obiettivo irrinunciabile.
Così sempre a Torino, all’inizio dello scorso novembre, la ricorrenza è diventata l’occasione per riflettere sul futuro con “Coop for future”, appuntamento che ha chiamato a raccolta testimoni e protagonisti della cooperazione di consumo da tre continenti: la Coop danese, il The Co-op Group del Regno Unito, l’argentina Cooperativa Obrera, la spagnola Eroski e la JCCU – Unione cooperativa dei consumatori giapponesi (JPN). A fare gli onori di casa Ernesto Dalle Rive, da ottobre presidente di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori).
Presidente, la cooperazione dei consumatori compie 170 anni. È un modello di impresa ancora attuale e perché? Direi che oggi è più che mai attuale e che c’è bisogno di cooperazione. Abbiamo scelto di ricordare i 170 anni della nascita di Coop in Italia a Torino, dove appunto nel 1854 aprì il Magazzino di Previdenza della Società Generale degli Operai il cui primario obiettivo era quello di “offrire generi di prima qualità sani, di giusto peso e a prezzo inferiore di quello degli altri esercizi”. In parole di oggi potremmo dire tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e offrire prodotti che uniscono al prezzo giusto valori come la trasparenza, l’eticità, la sicurezza. Cose non di poco conto, apparentemente semplici, in realtà un esercizio estremamente complesso e che si lega in modo indissolubile all’essere una cooperativa costituita da persone, da soci. L’agire collettivo, il lavorare assieme, lo spirito delle comunità e dei territori è il modello delle origini. Sono convinto che questo modello sia uno straordinario strumento di risposta alle complessità sociali e economiche di questa fase e, come ha voluto dire Héctor Jacquet, gerente dei Supermercados Cooperativa Obrera in Argentina, uno dei cinque relatori intervenuti a Torino, la cooperazione non potrà cambiare di certo da sola il mondo, ma il mondo non cambierà senza la cooperazione.
Con Coop più valore al cibo, per non rinunciare alla qualità
Intanto i bisogni dei consumatori sono profondamente cambiati, come attesta anche il Rapporto Coop, e il risparmio è diventato l’elemento chiave di scelta di prodotti e insegne in un Paese che vede i redditi al palo da anni. Come risponde Coop a questi bisogni?Siamo tra i più grandi distributori di cibo in Italia ma anche tra i più grandi produttori. Per noi il cibo non è una commodity ma ha un suo valore, lo ha sempre a prescindere e tanto più quando lo produciamo. Noi partiamo da questo presupposto, ovvero riconoscere il giusto valore al cibo e ai prodotti e trovare una redistribuzione corretta di questo valore lungo la filiera. Siamo fortemente impegnati nel permettere a tutti, anche a coloro che hanno meno possibilità economiche, di fare spese adeguate al proprio tenore di vita senza rinunciare alla qualità di ciò che mettono nel carrello, e siamo altrettanto impegnati nel far sì che quel prezzo finale generi buona economia anche in chi quel prodotto lo ha generato. Vogliamo far vivere cioè nel prodotto, nel nostro prodotto a marchio, i valori di Coop.
Se si pratica l’obiettivo che ci siamo posti, ovvero il prezzo giusto, anche le promozioni, che sono comunque un’attività importante che va incontro alle necessità oggettive dei consumatori, sono coerenti con questa filosofia. Così come lo è la scelta che abbiamo fatto ormai un anno fa di creare gli “Spesotti”, la nuova linea del prodotto a marchio Coop ad alto potenziale di risparmio: non una promozione ma un impegno quotidiano a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie. C’è da dire però che, mentre noi cerchiamo di fare la nostra parte, di fronte a una situazione di difficoltà del Paese, non mi sembra di trovare su questo tema analogo impegno da parte dell’industria di marca, che trovo francamente assente o refrattaria a forme di collaborazione reciproca nell’interesse dei consumatori.
I consumatori devono tenere gli occhi aperti
I prezzi bassi a ogni costo significano anche disprezzo dei diritti, sfruttamento indiscriminato dei lavoratori e dell’ambiente, mentre quelli alti possono nascondere speculazioni. Come si tutelano i consumatori di fronte a questi rischi? Con l’informazione e con i controlli sulla filiera. Coop da sempre esercita con rigore e regolarità controlli volti a evitare che nei processi produttivi le condizioni di chi lavora siano al di fuori di ogni regola e contratto. Agiamo con determinazione, consapevoli anche del ruolo distintivo che vogliamo agire nel mercato. È essenziale inoltre adoperarsi per dare ai consumatori la giusta informazione, che li renda liberi e consapevoli nell’atto di acquisto. Vorremmo, cioè, che i consumatori nel momento della spesa si ponessero delle domande, guardassero le etichette, capissero che cosa c’è dietro un prodotto e non comprassero a occhi bendati, avendo come unico discrimine il prezzo.
In questo Coop è stata pioniera nel portare avanti progetti di comunicazione importanti, di impatto sia a livello di opinione pubblica che attraverso l’imponente lavoro che da decenni le cooperative di consumatori fanno nel mondo della scuola. Vorrei ricordare l’uscita stampa che abbiamo deciso di fare a giugno scorso sui principali quotidiani, che nasceva a partire dalla tragica notizia di cronaca del lavoratore indiano Satnam Singh ed era un invito a compiere l’atto di spesa con dovuta attenzione. Non dicevamo “venite in Coop”, ma dicevamo: fate la vostra spesa dove volete purché sia una spesa consapevole.
Come si chiude il 2024, per Coop, e quali sono le sfide che l’aspettano nel 2025? Sarà un anno complesso come d’altronde altri che lo hanno preceduto. La crescita a valore dei consumi non si è accompagnata, se non nell’ultimo periodo, a un aumento dei volumi. A dimostrazione che l’inflazione non è archiviata. D’altronde sappiamo bene come operatori del settore che tra i dati reali e il sentiment del Paese ci sono distanze a volte anche importanti e che la percezione dell’inflazione più che essa stessa è il fattore con cui dobbiamo fare i conti. Come Coop vogliamo alzare ulteriormente l’impegno per sviluppare una forte politica di offerta di qualità e di convenienza facendo leva sull’amplissima gamma di prodotti a marchio Coop.
Chiediamo al governo e alle istituzioni di fare di più per i redditi e i consumi, con l’attivazione di strutturali politiche a sostegno del reddito delle famiglie, e auspichiamo che si concluda finalmente la riforma dei buoni pasto, che sottrae molte risorse alle imprese e ai consumatori finali mantenendo commissioni penalizzanti. Risorse che potrebbero invece essere liberate per nuove incisive iniziative di convenienza.
A Torino si sono confrontate esperienze internazionali molto diverse: possono rappresentare uno stimolo o un esempio anche in Italia? Sicuramente il confronto di Torino ci ha consegnato stimoli importanti relativi a suggestive esperienze, a partire da una riflessione sui modelli di governance delle imprese cooperative in altre realtà strutturalmente diverse da quelle che pratichiamo ad oggi nella cooperazione di consumo italiana, ma direi che il filo che ha legato tutti gli interventi è relativo al rapporto e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale quale strumento con cui provare ad affrontare le sfide del futuro, che necessitano di tutta la nostra passione e volontà per costruire una nuova fase di rilancio e sviluppo di Coop.
