Cultura e tempo libero

Vestirsi bene per andare sott’acqua

Sub.jpgFare immersioni è un piacere estivo aperto a tutti, non solo agli amanti del “diving”. Tra il subacqueo professionale che indossa la muta stagna e il giubbotto ad assetto variabile, e il giovane che si accontenta di un set di maschera, pinne e boccaglio ci sono diverse sono vie di mezzo.
Per chi vuole avvicinarsi al primo “prototipo” e scendere nelle profondità dei mari italici, il consiglio di un sub esperto come dr. Grass (www.drgrass.it) è di partire da “una bella muta semistagna da 7 mm”. La semistagna è sempre in neoprene (una mescola di gomma sintetica, elastica e spugnosa, di alta vestibilità e con proprietà isolanti) ma è monopezzo ed è fornita di una cerniera stagna, preferibilmente dorsale, che limitando il ricambio d’acqua interno la rende più calda. Veloce e comoda da indossare, garantisce idrodinamicità e protezione termica a patto che sia di un certo spessore.
Chi vuole praticare l’apnea, o dedicarsi alla pesca sportiva, farà meglio tuttavia ad orientarsi su mute più sottili (fino a 2 mm) e a due pezzi: avegolano tanto i movimenti in acqua quanto la ventilazione. Con giacca e pantalone a vita alta (la salopette è forse più indicata per la subacquea) si possono raggiungere e fotografare le bellezze dei fondali, sempreché si sia sorretti da buoni polmoni e con l’accortezza, ad esempio, di scegliere il tessuto, che è più leggero e facile da asciugare del neoprene, come materiale in cui fasciarsi in corpo.
Fondamentalmente, la muta assolve a una funzione di protezione termica (da 3, 5 e 7 millimetri le più diffuse) e anti-Uv, ma è anche una difesa che fa sempre comodo contro tagli, abrasioni o contatti con sostanze tossiche o urticanti.
L’acquisto, oltre che dall’attività prescelta, deve tener conto del luogo in cui la muta verrà utilizzata, della temperatura dell’acqua, dei tempi medi d’immersione e dell’esperienza e delle caratteristiche personali. Il denominatore comune comunque è la taglia: deve “calzare” su misura, perché se troppo stretta ostacola i movimenti, se troppo grande favorisce un ricircolo d’acqua eccessivo tra il corpo e l’esterno. Per le donne, esiste la preformatura del torace e delle anche, sempre allo scopo di migliorarne l’aderenza.
Altri indumenti utili all’occorrenza per diminuire la dispersione termica,  sono il cappuccio e il sottomuta, mentre per lo snorkeling il capo principe è il corpetto.
La dotazione di chi va sott’acqua può prescindere, se non aspira a un brevetto da sub, da bombole, bussole e manometri, mentre le pinne, la maschera e l’autorespiratore sono un valido aiuto per accrescere il comfort e la resa in acqua, e nel caso della maschera anche come protettore solare.
Le pinne che si trovano in vendita possono essere a scarpetta (la parte che ricopre il piede) chiusa o aperta. Quest’ultima lascia scoperto il tallone e ha una cinghetta per serrare il piede. È più pesante e scomoda della prima, ma permette di utilizzare diverse tipologie di calzari con la stessa pinna al piede.

Claudio Strano (luglio-agosto 2013)

 

Snorkeling 
Bello ma occhio ai materiali 

Semplice,divertente, economico, senza limiti di età. Sono le ragioni del successo dello snorkeling, ovvero l’osservazione del mondo subacqueo rimanendo in superficie. A Franco Della Corte, direttore marketing di un’azienda leader come la Mares, chiediamo che dotazione serve per praticarlo.
“Bastano un paio di pinne, una maschera e un tubo (snorkel in inglese, ndr) tutto il resto può essere funzionale ma non indispensabile. Ad esempio un mutino in neoprene da 2 mm aiuta a stare di più in acqua. È fondamentale, invece, l’attenzione ai materiali per evitare disturbi anche gravi alla salute, sia dei grandi che dei piccoli. Per esempio il facciale della maschera va scelto preferibilmente in silicone, o anche in pvc purché sia indicata l’assenza di ftalati.

Quali sono i contorni di questo fenomeno? La crisi lo ha lambito? 
I volumi sia italiani che mondiali sono veramente importanti e non presentano sensibili variazioni anno dopo anno. Un calo dovuto alla crisi però si è registrato, non da noi fortunatamente. Nessuno nega per sé o per i propri un set per un’ora di svago. È uno sport tutto sommato economico, basta solo scegliere il prezzo adatto alla propria tasca. 

Che differenza c’è tra un corpetto (in vendita anche negli ipercoop, ndr) e una muta da sub?
In termini di qualità del neoprene direi nessuna. È solo una questione di spessore e di tagli. Il corpetto ha le mezze maniche e la mezza gamba che lo differenziano da una classica muta per le immersioni con le bombole. Nei mari tropicali, e negli States, spesso è usato anche per queste immersioni. 

Come scegliere pinne, maschere e respiratori?
Per lo snorkeling i set (maschera+tubo+ pinna) commercializzati soprattutto nella grande distribuzione, sono un’ottimo compremesso qualita/prezzo. Per chi è più esigente, consiglio di verificare che la pinna abbia una pala non troppo rigida, perché lo sforzo sarebbe elevato rispetto all’uso; alcune hanno una canalizzazione che facilita la pinneggiata. Per la maschera, deve essere delle dimensioni del viso e facilmente regolabile; in commercio si trovano modelli con la fibbia sul facciale, quindi comparabili con quelli usati da chi s’immerge con le bombole, a un prezzo veramente accessibile. Il respiratore, infine, deve avere un top paraspruzzi e un boccaglio preferibilmente in silicone, anatomico e confortevole, magari anche con lo scarico dell’acqua. 

 

Le mani sul portafogli

Muta subacquea prezzi d’ingresso dai 50 euro per la 3 mm ai 150 euro per la 7 mm

Giacca intorno ai 40-50 euro

Cappuccio e sottomuta intorno ai 20 euro al pezzo

Giubbotto ad assetto variabile da 250 euro a salire

Erogatore da 250 a salire

Corpetto da snorkeling a partire dai 15 euro

Maschera e boccaglio tra i 20 e i 50 euro

Pinne a partire da una decina di euro

I prezzi sono indicativi e soggetti alle variazioni del mercato

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