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Cultura e tempo libero

L’intervista: Manuel Agnelli

 

L’intervista

Manuel Agnelli

Si chiama Padania, il nuovo album degli Afterhours, il gruppo che ha portato il nuovo rock italiano nelle classifiche, svolgendo al tempo stesso una attività di "esplorazione" della scena nazionale e sostenendo molti giovani talenti agli esordi. Abbiamo incontrato il cantante Manuel Agnelli, che ci ha raccontato i suoi più recenti "consumi" culturali.

Manuel, quali dischi hai più ascoltato negli ultimi mesi?
Mi ha conquistato Mark Lanegan con Blues Funeral, una voce unica e una naturalezza nel cantare le storie più sporche e scure. Ho apprezzato anche i Calibro 35 con Ogni riferimento a cose e persone… È il progetto più fresco uscito negli ultimi mesi. Non inventano niente, ma nessuno ha il loro suono. Infine, Roberto Dell'Era con Colonna sonora originale. Davvero una perla di melodie delicatissime e psichedelia raffinata, e lui ha una voce bellissima. 

E i libri?
Ho riletto La Metamorfosi di Kafka, dopo averlo divorato a quindici anni ora ha un sapore completamente diverso. Molte delle situazioni che cercavo di immaginarmi allora, adesso le ho vissute. Compreso il trasformarmi in uno scarafaggio. 
Bellissimo, L'affaire Moro di Sciascia. Un' analisi lucida e tagliente della vicenda più sporca della nostra storia recente. Fatta da uno scrittore. Quando si dice che gli artisti non devono parlare di politica… E poi L'agenda rossa di Paolo Borsellino a cura della Redazione 19 luglio 1992.com, che racconta le ultime ore del magistrato. Un libro commovente, spaventoso per le trame che svela, per l'ammissione di incapacità da parte dello Stato, ma non deprimente.

Chiudiamo con i film…
Il mestiere delle armi di Ermano Olmi. Potevo finire nel cast come comparsa ma non sapevo andare a cavallo con un armatura indosso. Indosso a me intendo. L'ho rivisto recentemente e mi è piaciuto molto, adoro i film storici specie se in costume e ben fatti come questo. Poi Melancholia di Lars Von Trier. Mi piacciono il gusto per il sovrannaturale, l'intreccio perverso e il talento visivo. Chiudo con Biutiful di Alejandro Inarritu. Criticatissimo per l'impegno che ci mette nel raccontare il dolore a tutti i costi. Ma la sua è poesia pura: a tratti delicatissima, a tratti tremenda. 

 

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