L’intervista

Colapesce

Lorenzo Urciullo, nome d’arte Colapesce, è uno degli interpreti più "internazionali" della nuova canzone italiana. Si muove, infatti, tra le chitarre del rock duro, a volte blues, di star del pop mondiale, come Wilko e Fleet Foxes. Rispettando però la tradizione malinconica di un romanticismo irriverente (grazie anche alle orchestrazioni dei fiati curate da Roy Paci) che è sempre presente nelle canzoni del suo nuovo album, Un meraviglioso declino.

Quali sono i tuoi ascolti più recenti?
Premetto che sono ancora molto legato al supporto "fisico", quindi raramente scarico musica dal web! E che mi piace avere, quando ci sono, le versioni in vinile. Di recente ho comprato l’ultimo cd di Mark Lanegan, Blues Funeral, un disco intriso di atmosfere notturne, poesia dell’oscurità, il vinile di After the Gold Rush di Neil Young (dopo aver consumato per anni il cd), che è davvero un classico del suono folk elettrico americano e quello di The Whole love dei Wilco, la mia band del cuore.

E i libri letti?
Le due Zitelle di Tommaso Landolfi, Exit Music – La storia dei Radiohead di Mac Randall, un saggio ben scritto sulla rock band più influente degli ultimi 15 anni e Io non ci volevo venire qui, romanzo sul presunto fallimento dell’istruzione di massa, vissuto attraverso gli occhi di un giovane scrittore di dubbio talento, il libro è del mio caro amico e conterraneo Angelo Orlando Meloni.

Ora dicci dei film…
Di recente su Sky ho visto Il segreto del bosco vecchio, film di Ermanno Olmi, tratto da uno scritto del grande Dino Buzzati. Invece in dvd ho guardato When You’re Strange, docu-film sulla storia dei Doors, che a distanza di decenni ancora mi affascinano, perché la loro carica così sensuale e febbrile non ha eguali, e Man Who Knew too much (L’uomo che sapeva troppo) di Alfred Hitchcock, uno dei film più ricchi di suspense mai realizzati, che sicuramente continuerò a rivedere.

Quando viaggi, ci sono degli oggetti dei quali non puoi fare a meno?
Il mio kit culturale da viaggio è composto da: un libro, l’ipod, una rivista musicale e se lo trovo in edicola, un vecchio numero di Dylan Dog che riporti alla mente la mia adolescenza. 

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