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Intervsta al filosofo Manuel Benasayag: “L’illusione che il caso ci governi”

"L'illusione che il caso ci governi"
Intervista al filosofo Manuel Benasayag: "E' una rinuncia a capire il mondo. Così i ricchi giocano in Borsa e i poveri alla lotteria"

A Manuel Benasayag, filosofo e piscoterapeuta argentino, chiediamo come spiegare l’enorme crescita di persone che si affidano al gioco con una intensità che in certi casi diventa morbosa?
L’idea di guadagnare soldi con il gioco è sintomo di due cose. Per prima cosa è la crisi dell’uomo dell’ideale umanistico, perché l’uomo della modernità è quello che fa l’apologia del guadagnare con sforzo in contrapposizione alla aristocrazia che guadagnava senza sforzo. Il lavoro era non per arricchirsi ma per vivere e uscire dallo stato di povertà. Questa estesa propensione al gioco e all'azzardo è dunque un sintomo del fallimento di questo principio. In secondo luogo, pensare di guadagnare grazie alla fortuna vuol dire anche rinunciare alla possibilità di capire il rapporto con il mondo, è un’accettazione passiva di quello che non riusciamo a capire, l’accettazione rassegnata del fatto che solo grazie al caso possiamo stare bene o male, vincere o perdere.
Il volume di denaro speso in giochi e lotterie però è aumentato in questi anni di crisi. Perché?
La crisi economica ha mostrato che nessuno può capire come funziona il mondo, come funziona l'economia. In realtà sembra che tutto sia governato dal caso, ed ecco che la crisi ci mostra che forse non c'è nessuna differenza tra il funzionamento di Wall Street e una normale lotteria e che dunque tutto dipende dal caso.
Il caso al quale c’è chi si affida sempre di più quando le cose vanno male, per ricercare una soluzione definitiva e radicale?
Sì, il che determina una sorta di nichilismo generalizzato nel quale non c’è più nessuna differenza tra chi investe in borsa e chi gioca alla lotteria, in entrambi c’è una tentazione triste di irrazionalità. Naturalmente chi ha i soldi gioca alla borsa valori, il proletario invece gioca alla lotteria.
È come se all’improvviso fosse esplosa una visione del mondo secondo la quale l’impegno, lo sforzo non ha più nessun senso?
Proprio così. Anche per un industriale oggi produrre delle merci è troppo rischioso, e quindi decide che è meglio investire nell’economia virtuale, nella finanza. A dire il vero lo sviluppo del gioco d’azzardo è il sintomo di qualcosa di molto più profondo. Io credo che questa "riscoperta del caso" come motore delle nostre vite è antropologicamente un sintomo di grande cambiamento. Del resto se un operatore di borsa può guadagnare milioni quasi in tempo reale, perché io non posso farlo giocando su internet o pigiando i tasti di una macchinetta? Viviamo una sorta di apologia dell'istantaneità che è possibile riscontrare in molti altri aspetti della vita sociale, per cui senza alcuna ragione diventi ricco o povero, vittima o beneficiario di un evento senza razionalità che ti cambia la vita.

 

  

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