Cultura e tempo libero

Il Carso tra natura e memorie di guerra

FMonte_San_Michele_.jpgascino, mito, memoria e natura spettacolare si incontrano nel Carso, l’altipiano roccioso, dai colori unici, che da Gorizia degrada verso il mare di Trieste. Tristemente nota per i violenti combattimenti della Prima Guerra Mondiale, questa terra di confine si accinge ricordare il 100 anni dall’inizio di quel tragico conflitto che l’ha vista protagonista. Lo fa anche attraverso il circuito turistico di Carso 2014+ (www.carso2014.it): un vero e proprio museo a cielo aperto che valorizza gli aspetti culturali, storici, ambientali ed enogastronomici del Carso isontino. Si parte da Gorizia, gioiello architettonico asburgico e meta vacanziera a fine Ottocento dell’aristocrazia e dell’alta borghesia. Nell’affascinante spazio di Borgo Castello si visita il Museo Provinciale della Grande Guerra, che propone una ricostruzione chiara e non retorica degli eventi bellici, soffermandosi sugli aspetti umani e sociali del conflitto e in particolare sulla vita quotidiana dei soldati all’interno di una trincea. Dirigendosi verso Sagrado si raggiunge la Zona Sacra Monte San  Michele, la cima più alta del Carso, teatro di aspri combattimenti nel 1916.
Qui si visitano il museo storico, alcuni camminamenti e le cannoniere ospitate nelle caverne. Spettacolare l’imponente ingresso dello Schönburgtunnel, costruito dagli austriaci che da qui dominavano la valle dell’Isonzo e controllavano Gorizia. A cavallo tra i comuni di Savogna d’Isonzo e Doberdò del Lago si incontrano invece le Cannoniere del Monte Brestovec, raggiungibili con una breve passeggiata. Qui, all’interno di un ampio balcone roccioso, si trovano otto postazioni per cannoni recentemente restaurate e collegate da un’ampia galleria illuminata, con alcune opere ambientali.
Nei dintorni si riconoscono trincee, bunker del periodo della Guerra Fredda e un antico castelliere celtico. Proseguendo verso Trieste, sulle alture attorno a Monfalcone, si visitail Parco Tematico della Grande Guerra mentre, nei pressi di Fogliano Redipuglia la locale Pro Loco (www.prolocofoglianoredipuglia.it, tel. 0481-4489139) organizza Percorsi di Pace, visite guidate nei luoghi dei combattimenti, tra fortificazioni, trincee, gallerie, cimiteri di guerra e cappelle.  Particolarmente interessante quella che conduce alla Dolina dei Bersaglieri, nei pressi del monte Sei Busi, con il vasto piazzale che accoglieva un ospedale da campo. Ritornando a Gorizia si prosegue infine verso nord, dove si trova il Parco della Pace del Monte Sabotino (Sabotin Park Miru in sloveno), un museo all’aperto transfrontaliero tra Italia e Slovenia. L’itinerario parte dal paese sloveno di Gonja e conduce alla scoperta della seconda linea difensiva austro-ungarica, fatta di un vasto sistema di caverne, osservatori, postazioni di cannoni e trincee, fino ad arrivare alla cima (Quota 609). Da qui si scende a Quota San Valentino (538 metri s.l.m.), sede di un eremo costruito tra il 1500 ed il 1700.
Oggi, curiosamente, questi resti sono divisi dal confine, con la chiesa in territorio sloveno e gli altri edifici su quello italiano. 

I sapori di una regione
Si chiama Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori e raccoglie 20 ristoratori, 21 vignaioli e 23 artigiani del gusto che esprimono il meglio dell’offerta enogastronomica della regione. Indirizzi giusti per rendere più piacevole la vacanza, dove si è certi di trovare un’accoglienza genuina e prodotti di stagione a km 0 e prezzi corretti. Locali dove ritrovare il sapore del pesce dell’Adriatico (Al Bagatto di Trieste), antichi manieri dove invecchiano i pregiati vini del Collio (Castello di Spessa a Capriva del Friuli), artigiani che hanno recuperato il salame d’oca della tradizione ebraica (Jolanda de Colò di Palmanova) o il prosciutto cotto in crosta di pane (Dentesano a Percoto). Informazioni dettagliate sugli aderenti al consorzio, curiosità su ristoranti e ricette si possono reperire nel sito www.friuliviadeisapori.it o su un’agile brochure da chiedere gratuitamente alla segreteria di Friuli Via dei Sapori, tel. 0432-538752. 

La riserva di Doberdò
Nel territorio comunale di Doberdò del Lago, Monfalcone e Ronchi dei Legionari si incontra uno dei pochi esempi di lago-stagno carsico in Europa. È il lago di Doberdò, dove il livello delle acque varia notevolmente, alternando periodi di allagamento (primavera e autunno) con periodi di prosciugamento (inverno ed estate), in relazione con le portate dei fiumi Vipacco e Isonzo, le cui acque alimentano il lago attraverso sorgenti sotterranee. Nei pressi dell’abitato di Doberdò del Lago, dove in passato era attiva una cava per l’estrazione del calcare, alcuni vecchi edifici sono stati trasformati in centro visite con un museo naturalistico-storico, una foresteria e un punto di ristoro. Da qui parte un sentiero che conduce a Casa Cadorna edificata nel 1916 lungo una strada utilizzata prima dagli austro-ungarici e, dopo l’avanzamento del fronte verso est nella Sesta Battaglia dell’Isonzo, dagli italiani. La dedica al generale risale ad una visita che Cadorna fece alle truppe proprio in questo luogo, ritenendolo un rifugio protetto da eventuali attacchi nemici. Informazioni: Centro visite Gradina, www.riservanaturalegradina.com, tel. 0481784111.

Informazioni utili
Maggiori notizie, mappe e materiali informativi sul Carso isontino e i luoghi della Grande Guerra possono essere richiesti al servizio turistico della Provincia di Gorizia (tel. 800252891) oppure all’Agenzia TurismoFVG (tel. 800016044). Il sito www.carso2014.it  propone sei itinerari, accompagnandoli con indicazioni su come arrivare, che equipaggiamento utilizzare, grado di difficoltà e lunghezza dell’escursione, cartine e altre informazioni utili. L’Associazione Juliaest (www.carso-isonzo.net, tel. 3886557425) organizza visite guidate con guide. Per alloggiare in zona si può utilizzare la Locanda Devetak (www.devetak.com, tel. 0481-882488), nel piccolo borgo di San Michele del Carso. Aperta dal 1870 ospita i turisti in accoglienti camere affacciate sul giardino e propone piatti della cucina locale, abilmente rivisitati. Nella vicina cantina del Castello di Rubbia (www.castellodirubbia.it)  si degustano e acquistano gli ottimi vini autoctoni del Carso.

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