Cultura e tempo libero

E c’è pure la “app economy”

E1_113_COM_Smart_phone.jpgLa app economy è l’economia che ruota attorno alle applicazioni per dispositivi mobili, le app appunto. Uno dei pochi settori “in fase di decollo” a leggere l’ultimo Rapporto del Censis sul nostro paese. Nel 2012, il giro di affari stimato a livello mondiale è stato di 12 miliardi di euro, con 50 miliardi di download. Solo in Italia, il traffico dati sulle schede sim ha registrato un incremento annuo superiore al 20% e tra i possessori di mobile device (smartphone, tablet) il 37,5% ha provveduto a scaricare applicazioni gratuite o a pagamento (da 0,99 a pochi euro).
Ma quali sono le principali app scaricate e a chi vanno gli introiti dell’operazione? Finiscono agli sviluppatori di programmi, ai creatori di contenuti, a chi si occupa di marketing, alle aziende alla ricerca di nuovi canali di comunicazione, alle major dell’information technology (+43% il volume d’affari per Google Play, +21% per il “negozio” della Apple, mentre anche Amazon ora è sbarcato in Italia col suo App-shop). Stando alle ricerche di settore, il peso maggiore delle entrate è rappresentato dagli acquisti fatti all’interno delle applicazioni gratuite. La presenza di pubblicità nelle applicazioni free è un’altra grossa fetta. La tendenza è quella di scaricare tante app, ma di usarne poche: solo una su tre viene aperta più di due volte mentre le altre, le cosiddettte “app zombie”, restano inutilizzate. 

Le più gettonate. Sono i giochi, manco a dirlo, la famiglia più gettonata: sono richiesti dal 63,8% degli scaricatori di applicazioni, anche se in vetta alla classifica (vedi box a lato) risultano per fortuna programmi di utilità entrati ormai a far parte della nostra vita quotidiana e altre, come le app per tenere sotto controllo la salute, si moltiplicano. Per capire il “trend ludico” va considerato che la diffusione degli smartphone (+10% in un solo anno) riguarda soprattutto i giovani: il 54,8% dei possessori ha infatti fra i 14 e i 29 anni. E se i bambini rischiano abuso e dipendenza dal gioco, i ragazzi cadono spesso in “acquisti involontari” di cui si sta occupando anche all’Antitrust.
Dopo i giochi, vengono maggiormente scaricate le informazioni meteo (33,3%), non tutte affidabili, a dire il vero, ma disponibili su scala globale; poi le informazioni stradali (32,5%) con comunità  in crescita di automibilisti in grado di scambiarsi in tempo reale notizie su ingorghi e incidenti; i social network, ovviamente (27,4% degli utenti), sempre attivi sulla propria home page; e le app multimediali (23,8%) tra le quali le radio che si possono ascoltare facilmente da tutto il mondo. Anche le televisioni sono approdate su queste piattaforme mobili di cui tutti si stanno dotando, Televideo compreso. 

La realtà aumentata. Molto diffuse, oltre alle app per telefonare o messaggiare gratis via Internet, sono le mappe che meritano qualche riga in più in quanto, associate ai sistemi di geolocalizzazione, sono lo strumento chiave per lo sviluppo della cosiddetta “realtà aumentata”: quella realtà in cui saremo sempre più immersi e che sovrappone informazioni digitali al reale: ad esempio segnalando punti di interesse come ristoranti, bar, negozi più vicini a noi, con contorno di foto, video, indicazioni utili, giudizi, ecc. Sulla geolocalizzazione (che ci può far rintracciare chiunque e apprenderne le abitudini) convergono forti interessi che confliggono spesso col diritto, sacrosanto, di tutti, a una tranquilla privacy.

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