Cultura e tempo libero

Dal pianeta dell’hip hop italiano, è sbarcato Murubutu

Murubutu.jpgAlessio Mariani, nome d’arte Murubutu, è uno tra i più originali della scena, vivacissima dell’hip hop italiano. Ogni suo disco è un percorso romanzato nella storia, pieno di rimandi al presente. Il suo nuovo disco è L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti.

Alessio, ci racconti quali dischi hanno fatto da colonna sonora alla stesura del tuo nuovo album?
La musica che ascolto è quella che, alla fine, per vie diverse, si trova nei miei lavori. Ci sono infinite fonti, anche legate a linguaggi diversi dall’hip hop, che diventano ispirazione per la mia scrittura. È il caso di Passenger, un cantante folk rock inglese. Un disco come Whispers’ è il frutto di una capacità di narrazione che va al di là dei generi E poi, naturalmente, c’è l’hip hop, che in Itala ha raggiunto una maturità fatta di tanti giovani talenti. Come Claver Gold. Il suo album, Melograno è un esempio di bravura nell’usare la parola esaltandone tutta l’energia. Un ascolto costante è quello di Wjclef Jean. A distanza di anni continuo a amare la sua creatività nel mescolare reggae, rap musica caraibica. Come in The Ecleftic consigliato a chi vuole aprire la mente.

E i libri?
Vento Largo di Francesco Biamonti è stata la lettura più bella tra quelle recenti. Mi ha colpito la forza descrittiva della sua prosa, frutto di una esperienza come autore di testi sulla pittura. Lo leggi ed è come avere di fronte quello che è scritto nella pagina. L’armata dei sonnambuli di Wu Ming è stato un altro libro che ho molto amato. Specie per il rigore della ricostruzione storica, una applicazione filologica che non è solo erudizione, ma anche sentimento. Mi è piaciuto anche, qualche anno fa, Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella.  Sono un appassionato di biografe. E questa è magnifica.

Chiudiamo con i film…
Ho rivisto Una lunga domenica di passioni di Jean-Pierre Jeunet. Ogni volta scopro nuovi particolari del gusto per il paesaggio del regista. Poi Questione di tempo di Richard Curtis, un viaggio nel tempo, un tema che mi è molto caro e che è presente in ogni mio disco. Consiglio anche Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, perché i vari piani di lettura che il regista riesce a sovrapporre ne fanno un’opera che segna  una via italiana a una originale fantascienza.

Tag: musica, cultura

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