Coop Reno

Food Sound. Il suono del cibo in mostra

foto di una sala della mostra “Food Sound. Il suono del cibo” al Muse di Trento

Fino all’11 gennaio 2026, al Muse di Trento è possibile visitare la mostra “Food Sound. Il suono nascosto del cibo”, ideata e curata da Vincenzo Guarnieri con Chiara Quartero e la supervisione scientifica di Massimiliano Zampini – Cimec Università di Trento. “Food Sound” indaga il ruolo dell’udito nella nostra esperienza alimentare, analizzando in maniera più approfondita quello che, tra i cinque sensi, a tavola è il più sottovalutato.

Progettata nel prestigioso museo delle scienze di Renzo Piano, l’esposizione invita il pubblico a immergersi in un percorso interattivo, con l’obiettivo di analizzare il legame tra suono, scelte alimentari e neuroscienze, dimostrando scientificamente che il nostro modo di percepire il cibo è fortemente influenzato anche dall’udito.

Suono del cibo e strategie di marketing

Ma in che modo sono collegati l’udito e gli alimenti? Si mangia anche con gli occhi, si dice spesso. Sì, ma non solo. Anche le orecchie possono diventare uno strumento incredibile per assaporare i piatti più disparati. Proprio grazie alla ricerca scientifica possiamo affermare che i suoni che si producono durante la preparazione di un pasto e il consumo del cibo influenzano il nostro modo di relazionarci con il contesto sociale e ambientale in cui viviamo.

La connessione tra udito e alimenti è diventata oggetto di indagini in psicologia, antropologia, neuroscienze e sociologia, tanto da produrre moltissimi studi a riguardo, utili anche per definire le strategie di marketing delle aziende agroalimentari. L’udito, insomma, è un elemento chiave nella formazione delle nostre percezioni alimentari, in grado di generare emozioni e influenzare le nostre scelte d’acquisto e le nostre abitudini. «La mostra – ha spiegato Patrizia Famà, direttrice dell’ufficio Programmi per il pubblico – rappresenta un approccio finora inesplorato nei musei per far conoscere e riconoscere il nostro rapporto con il cibo attraverso l’udito, un senso del sapore dimenticato. Se le neuroscienze hanno rivoluzionato il nostro approccio a molte discipline, dalla psicologia all’economia, non fanno eccezione nel campo della cucina e dell’alimentazione».

Ecco come il suono del cibo modifica la percezione

L’idea dell’esposizione è nata quando il curatore Vincenzo Guarnieri ha ascoltato il racconto di alcuni bambini mentre visitavano un’azienda di patatine fritte: «Il rumore delle friggitrici a loro sembrava il pianto di altri bambini. Il racconto mi ha molto colpito e ho avuto l’intuizione che i suoni potevano essere impiegati efficacemente per promuovere consapevolezza sul cibo». Massimiliano Zampini, professore ordinario al Centro interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento, sottolinea che «nonostante l’evidente coinvolgimento di tutti i sensi, l’udito è spesso il meno considerato nel contesto della percezione alimentare. Qualche anno fa, con il collega Charles Spence all’Università di Oxford – spiega il docente nel suo editoriale sul magazine dell’ateneo – abbiamo dimostrato che l’amplificazione del suono emesso dalle bollicine dell’acqua gassata ne incrementava la percezione di effervescenza. Le nostre ricerche hanno anche rivelato che attributi come la croccantezza e la freschezza sono strettamente legati all’udito: modificando il suono prodotto durante la masticazione di una patatina, i partecipanti la percepivano più croccante e fresca. Allo stesso modo, con colleghi della Fondazione Edmund Mach, abbiamo dimostrato che cambiando il suono della masticazione di una mela si poteva alterare la percezione della sua qualità».

Ci sono poi le aspettative create dalle sonorità di un prodotto. Come quella di un tappo di sughero di una bottiglia di vino che ne anticipa la qualità. Oppure il “crack” che si collega a scaglie di gelato o altro, che si deve e si vuol sentire per esempio quando si spezza una cioccolata. Esistono vari studi che associano i suoni acuti ai sapori dolci, e quelli gravi a sapori amari. E indagini che esplorano le influenze delle “colonne sonore” in negozi di alimentari, bar e ristoranti.

I sottofondi musicali, insomma, favoriscono un certo tipo di consumo. «In un negozio di vini, la musica francese ha aumentato le vendite di vino francese, mentre quella tedesca ha favorito il vino tedesco, anche se i clienti non erano consapevoli dell’influenza – ha rilevato il professor Zampini -. Inoltre, quando in un negozio viene suonata musica classica, le persone tendono a spendere di più per il vino rispetto a quando viene suonata musica pop. Anche nei ristoranti, la musica può influenzare il comportamento dei clienti, che con un ritmo lento, tendono a impiegare più tempo per cenare e a spendere di più».

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: cibo, mostra, suono

Condividi su

Lascia un commento

Dicci la tua! Scrivi nello spazio qui sotto cosa pensi dell’articolo, la tua opinione è importante per noi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Ho letto la policy privacy e accetto il trattamento dei miei dati personali

Iscriviti alla
newsletter

di Consumatori

Ricevi ogni mese via mail la rivista digitale e le notizie più interessanti

;