Un piccolo gesto quotidiano, come bere un bicchiere d’acqua a Castel Guelfo, può avere un impatto che attraversa il mondo. È questa l’idea che dal 2023 lega Coop Reno ai progetti idrici di Wami, azienda italiana che ha per missione l’acqua: grazie agli erogatori installati nel centro direzionale di Castel Guelfo (www.spaziotengo.it), la cooperativa sostiene infatti interventi concreti per portare acqua potabile a comunità che ancora ne sono prive, in Sri Lanka e in Ecuador. Wami è nata da un’idea semplice quanto ambiziosa di alcuni giovani imprenditori italiani. Il nome stesso, WA-MI, sta per “Water With a Mission”, acqua con una missione. Invece di limitarsi a vendere acqua imbottigliata, il loro progetto è trasformare ogni acquisto in un gesto di solidarietà concreta. Come?
L’idea è semplice: individuare la comunità che ha bisogno, analizzare il sottosuolo per trovare una falda acquifera sicura e sostenibile, e da lì realizzare un vero e proprio progetto idrico. Il modello è quello del “Buy one, give one”: per ogni prodotto Wami acquistato – bottiglie, borracce, lattine o infusi – vengono donati 100 litri d’acqua a chi non ha un accesso garantito alla risorsa. Attraverso la costruzione di acquedotti e reti di tubature, ogni famiglia coinvolta arriva così ad avere un rubinetto in casa, e gli abitanti dei villaggi vengono formati per mantenere nel tempo le infrastrutture ricevute. Non si tratta solo di un gesto simbolico: dietro ogni bottiglia c’è un lavoro di squadra con partner internazionali esperti sul territorio – nei due progetti che raccontiamo qui, Oxfam e Acra – capaci di trasformare la donazione in infrastrutture reali, durature, gestite dalle comunità stesse.
Rockwood, Distretto Sud – Nuwara Eliya, Sri Lanka
Tra le colline verdi delle piantagioni di tè dello Sri Lanka, nel distretto di Nuwara Eliya, il progetto Rockwood ha coinvolto finora tre famiglie, per un totale di otto abitanti, portando loro 3.066.000 litri d’acqua. A realizzarlo sul campo è Oxfam, organizzazione internazionale che da oltre 80 anni lavora per portare acqua e servizi igienico-sanitari nei paesi più poveri del mondo. Il suo approccio unisce due pilastri: da un lato il sostegno alla salute pubblica e la risposta alle emergenze nelle crisi umanitarie, dall’altro un lavoro di sviluppo a lungo termine, flessibile e sostenibile, per una gestione più equa ed efficiente delle risorse idriche.
Dietro i numeri, ci sono volti e storie come quelle della famiglia Yogambal. Yogambal è casalinga e vedova e vive con la figlia, mentre il figlio lavora come cuoco in un hotel fuori dallo Sri Lanka. O della famiglia Sasikala: Sumathi e il marito hanno lavorato per anni nelle piantagioni di tè di Rockwood; oggi sono in pensione e Sumathi coltiva splendidi fiori nel giardino di casa. O ancora della famiglia Ramalingam, che con la moglie lavora nella piantagione di tè di Rockwood. La famiglia cura con amore un piccolo orto domestico e il figlio frequenta la scuola di Norwood.
San Rafael, DIistretto I – Cañar, Ecuador
Sulle Ande ecuadoriane, nella provincia di Cañar, il progetto San Rafael ha coinvolto tre famiglie, per quattro abitanti, con 1.022.000 litri d’acqua donati.
Il partner realizzativo è Acra, ong laica e indipendente fondata a Milano nel 1968, attiva da oltre 50 anni nella cooperazione internazionale, nella tutela dei diritti umani e nella lotta alle povertà e alle disuguaglianze. Acra lavora fianco a fianco con le comunità in Africa, America Latina ed Europa per garantire l’accesso a cibo, acqua ed educazione, per la parità di genere e contro i cambiamenti climatici, portando avanti da oltre 30 anni anche progetti di educazione alla cittadinanza globale nelle scuole.
Dalla Sierra Andina
La Sierra Andina ha un’altitudine media di circa 4 mila metri. È il bacino da cui nascono molti dei fiumi che attraversano l’Ecuador verso l’Amazzonia o l’Oceano Pacifico. Qui le falde acquifere sono difficili da individuare e la disponibilità d’acqua dipende quasi interamente dalle piogge e dalla salute dell’ecosistema paramo (tipico delle Ande, tra il limite degli alberi e le nevi perenni). Negli ultimi dieci anni la portata complessiva dei fiumi del paese è calata tra il 30% e il 50%, un problema aggravato dall’inquinamento causato da rifiuti industriali, idrocarburi e attività estrattive.
Il progetto, che prosegue l’esperienza già avviata con “Acqua sicura a Tungurahua”, punta a garantire l’accesso all’acqua potabile a cinque comunità dell’organizzazione Tucayta, nella provincia di Cañar, adeguando le infrastrutture esistenti e installando sistemi di potabilizzazione, in linea con l’obiettivo SDG 6 dell’Agenda 2030 (acqua e servizi igienici per tutti). Da anni gli abitanti delle comunità Cañaris si impegnano per mantenere il sistema idrico locale, lavorando insieme nelle tradizionali “mingas”. Ma i risparmi familiari e il lavoro comunitario spesso non bastano a rimettere in sesto infrastrutture precarie. Grazie al progetto, le famiglie potranno finalmente contare su cisterne sicure, senza dover percorrere chilometri per raggiungere una fonte d’acqua.
Anche qui, dietro i dati, ci sono delle persone: Francisco, della famiglia Vasquez, da anni lavora come operatore di macchine agricole ed è un appassionato di sport: per lui l’acqua è, letteralmente, vita. Jose Antonio, della famiglia Morocho Morocho, nonostante una disabilità gestisce con talento una piccola panetteria domestica, vendendo il suo pane nella comunità e a livello locale. Per la sua attività, l’acqua pulita è indispensabile. Poi c’è Mama Manuela, come la chiamano tutti (della famiglia Guaman), che coltiva da anni prodotti orticoli su larga scala, venduti nella comunità e, per l’eccedenza, al mercato locale: un contributo prezioso alla sicurezza alimentare del territorio.
Un gesto quotidiano, un impatto globale
Dal 2023, ogni volta che a Castel Guelfo qualcuno si serve agli erogatori d’acqua del centro direzionale Spazio’Tengo, contribuisce silenziosamente a tutto questo: ai fiori di Sumathi, alla panetteria di Jose Antonio, all’orto di Mama Manuela, alla scuola del figlio di Ramalingam. È un filo sottile ma reale che collega un ufficio dell’Emilia Romagna alle colline dello Sri Lanka e alle Ande dell’Ecuador: la dimostrazione che la sostenibilità, quando è fatta bene, non è mai un’astrazione, ma sempre una somma di storie.
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