Coop Reno

Lotta all’illegalità. Un’estate dalla parte giusta

Le persone curano le giovani piante in un giardino illuminato dal sole, promuovendo la lotta all'illegalità attraverso un attento lavoro agricolo.

Ogni estate che passa porta con sé fenomeni sempre più ricorrenti, come il caldo torrido, colpa di un clima che anche sui nostri territori sta diventando più equatoriale, con alte temperature e bombe d’acqua. Un altro fenomeno di cui, purtroppo ci ritroviamo a discute­re è quello delle condizioni dei lavoratori impiegati in agricoltura, dove episodi di sfruttamento e caporalato sono sempre più all’ordine del giorno, come potete leggere nell’intervista a Yvan Sagnet.

Secondo i dati dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil – la sigla sindacale che segue il set­tore agricolo, che da anni si occupa di monitorare il caporalato e le agromafie nella penisola –, oltre il 25% dei braccianti in Italia lavora in nero.

Il presidente dell’Osservatorio Jean-René Bilon­go conferma che le paghe per loro sono miserri­me: «in media – racconta Bilongo – 20 euro per una giornata di lavoro che va dalle 10 alle 14 ore». C’è però anche «chi ne prende solo 10, oppure nemmeno uno, e riceve in cambio dell’acqua, un panino e basta. Le donne vengono pagate il 20- 30% in meno degli uomini».

Come riportato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, nel nostro Paese sono quasi 230 mila le persone che titolari di contratti regolari di lavoro e, di conse­guenza, sono privi dei diritti correlati. Di questi, 55 mila sono donne e il 30% cittadini italiani o dell’U­nione europea.

Lotta all’illegalità, le facce del caporalato

È uscito le scorse settimane un interessante artico­lo sul sito nazionale di Coop in cui si ripercorrono le tappe dell’impegno cooperativo in questo ambito. Dall’articolo in questione impariamo che “oppiacei da tenere sotto la lingua, doping per tollerare la fatica di 12 ore sotto il sole, con la schiena piegata in due, sono un’altra faccia del caporalato, una delle tante”.

Un’indagine della Guardia di Finanza di Pomezia, in estate, ha fatto emergere l’esistenza di tanti lavoratori agricoli della comunità indiana, sfruttati, che raccoglievano ortaggi nelle stesse campagne nelle quali aveva perso la vita, il 19 giugno, Satnam Singh, scaricato come un sacco davanti casa, con il braccio tranciato dentro una cassetta della frutta. Le cronache degli ultimi anni ci raccontano che metanfetamine, oppiacei e antispastici vengono spesso forniti ai lavoranti dagli stessi intermediari che procurano loro un impiego, i documenti, i mez­zi di trasporto, una baracca per dormire.

Su questo tema, purtroppo molto attuale, della tutela dei diritti e del benes­sere dei lavoratori, Coop, che dal 1998 ha adottato la certificazione etica SA8000, è impegnata con azioni anche nei confronti dei suoi fornitori. Il ruolo di controlla­re che gli impegni assunti da questi ultimi non restassero sulla carta fu affidato anni fa, in prima istanza, a Bureau Veritas, società internazionale di certificazione leader al mondo.

Michele Carletti, in particolare, auditor di Bureau Veritas, ha girato per molto tempo tra le campagne del Sud Italia per verificare le condizio­ni di lavoro dei braccianti, in nome di Coop. Quando cominciarono gli audit per Coop, Carletti ricorda che si organizzavano incontri con gli imprenditori per capire come affrontare al meglio il tema del costo del lavoro, garantendo una paga dignitosa ai braccianti. E quando Coop aprì il confronto, prima sul discorso della sicurez­za, poi sulle condizioni di lavoro, molti si mostrarono sensibili e tante azioni furono intraprese negli anni. C’è chi si preoccupava di offrire alloggi più confortevoli, chi interveniva per migliorare la sicurezza.

Non è vero che agire è impossibile e infruttuoso rispetto alla vastità del problema, perché le cose per molti sono cambiate: oggi registriamo la presenza di fornitori che si sono autocertificati SA8000 o che hanno comunque attivato controlli preventivi e portano avanti, al loro interno, una cultura di impresa corretta ed etica. Tutto ciò dimostra che un prodotto “equo”, venduto a un prezzo “giusto”, risultato di questa grande mole di lavoro che sta a monte, se c’è la volontà di tutti, si può avere. Anzi, si deve avere.

Lotta all’illegalita, cosa c’è dietro al prezzo?

Così ci guadagniamo tutti
Quella che avete appena letto è una delle tante risposte che si potrebbero dare ai “fenomeni delle chat su Facebook” che, soprattutto d’estate, hanno più tempo per scrivere la prima cosa che passa loro per la mente. MI riferisco a chi afferma come un ritornello che «i prezzi in Coop sono molto più cari», e non si pone le domande che dovrebbe invece porsi.

Partiamo da due presupposti fondamentali: in ogni supermer­cato esistono migliaia di prodotti e tanti marchi, quindi volendo c’è sempre la possibilità di trovare quello che si cerca a un prezzo più o meno economico; il secondo presupposto fondamentale è che la matematica non è un’opinione, per cui basta andare a vedere, ad esempio, il bilancio consolidato di Esselunga al 31 dicembre 2023 per vedere che la percentuale dell’utile della famiglia Caprotti è pari all’1,3% del fatturato. Se andate a vedere lo stesso dato in Coop Reno, scoprirete che l’utile del 2023 è dello 0,28%: già da qui si capisce facilmente che Esselunga guadagna il 464% in più rispetto a Coop Reno in rapporto al venduto. Inoltre, il nostro utile non va a finire in tasca a una sola famiglia, ma rimane alla coopera­tiva a prescindere dal nome del suo presidente e dei dirigenti che oggi la guidano.

Se la differenza tra costi e ricavi in Coop Reno è dello 0,28%, è perché alla voce costi sono compresi anche quelle uscite che i “fe­nomeni delle chat” hanno interesse a non ricordare. Ad esempio, sono molto contento di poter far notare che in Coop Italia ci sono 34 persone addette alle ispezioni e che una parte del prezzo sui nostri scaffali serve anche a pagare il loro prezioso lavoro. E sono molto contento di poter affermare che è anche grazie a una parte del prezzo dei nostri prodotti che possiamo aiutare lo sviluppo delle cooperative di Libera, che fanno lavorare persone nei terreni confiscati alle mafie.

Le polemiche sui prezzi alti di alcuni prodotti nei negozi Coop non possono prescindere da questi aspetti. Su un prezzo “alto” che serve per distribuire un dividendo a un’azionista si può sicuramente discutere; se invece noi riusciamo a chiudere i bilanci in positivo con il minimo indispensabile (lo 0,28% lo dimostra) è per­ché riusciamo a fare il prezzo giusto, quello che sostiene anche per tutte le nostre attività di controllo, senza dimenticare le iniziative sociali e il contributo che anche questa estate abbiamo dato a tan­te iniziative culturali, tra mostre, feste e sagre di paese realizzate nel nostro territorio.

Rinunciando a tutto ciò, aumenterebbe la percentuale dell’utile? Calerebbero i listini? Può darsi, ma è questo che fa la differenza tra un prezzo alto e un prezzo giusto. Ed è questo che distingue le cooperative come la nostra e i soci che, con tanto orgoglio, ne fanno parte.

 

Tag: illegalità, caporalato, sfruttamento, prezzo equo, SA8000

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