Coop Reno

L’orchestra di Coop Reno: tante voci in una

Una persona in giacca e cravatta presenta la ristrutturazione di una coop davanti a un grande schermo durante una conferenza al chiuso.

Uno dei temi più gettonati di questo periodo è l’intelligenza artificiale e le conseguenze che avranno le nuove tecnologie. Un paio d’anni fa, ricordo, è stato inaugurato Leonardo, il super computer europeo che ha sede al Tecnopolo di Bologna: un’infrastruttura gestita da Cineca che garantirà l’80% della potenza di calcolo italiana e oltre il 20% di quella europea, destinata a progetti di ricerca, a un uso scientifico e accademico e ad applicazioni industriali. Per esempio, contribuirà alla mitigazione e gestione dei rischi dovuti a situazioni estreme come terremoti, fenomeni vulcanici, inondazioni, e nella lotta a epidemie e pandemie. È uno dei primi quattro supercomputer al mondo, dobbiamo esserne orgogliosi.
Pochi mesi fa a un convegno organizzato da Legacoop Bologna insieme a Ifab – International Foundation Big Data, una fondazione che persegue obiettivi di consolidamento, valorizzazione e promozione della ricerca scientifica – ci hanno fatto vedere le tante attività che l’IA consente. Stiamo entrando in un mondo ancora semisconosciuto, ma con forti implicazioni nella vita di tutti noi.

UOMO E MACCHINA Nel nostro territorio abbiamo il centro di riabilitazione di Vigorso di Budrio, uno dei centri di eccellenza dell’Inail in cui si studia e si ragiona facendo ricorso all’intelligenza artificiale non solo per aiutare le persone con arti artificiali, ma anche per realizzare sistemi in grado di far interagire sempre meglio uomo e macchina.
Faccio un passo indietro nel tempo per parlare degli impatti delle nuove tecnologie sul mondo della distribuzione e della filiera agroalimentare che meglio conosciamo. Con alcuni colleghi e colleghe andammo a MilanoExpo: era il 2015, e proprio di fronte al padiglione Coop c’era il Future Food Village con la prima vertical farm italiana, cioè la prima fattoria verticale. Da quella data a oggi molto è stato fatto: basti pensare che l’anno scorso nei nostri negozi si sono iniziate a vendere le insalate in busta Fior Fiore realizzate in vertical farm: sostanzialmente in stabilimenti produttivi che consumano il 95% di acqua in meno rispetto ai metodi tradizionali perché utilizzano un sistema a goccia, su un piccolo fazzoletto di terreno necessario per fare crescere le piante, e senza bisogno di pesticidi. Questa innovazione è gestita dall’uomo con l’aiuto delle macchine. Una delle più grandi vertical farm italiane è Planet Farm, nel cui sito si racconta tutto questo e di quanto l’intelligenza artificiale entri nelle nuove tecniche di coltivazione. L’hanno persino chiamata con un nome di persona, Gaia: “È lei la direttrice d’orchestra di tutto il nostro processo produttivo”.

PRIMI E SECONDI VIOLINI Sono due concetti antitetici, ho pensato: l’intelligenza artificiale, che è qualcosa di molto freddo e meccanico, e dirigere un’orchestra che è invece qualcosa di molto umano. Ho pensato a quante persone in Coop Reno svolgano il ruolo di direttrici o direttori d’orchestra, non in senso lato, ma concreto, per gestire squadre di lavoro. E così ho iniziato a immaginare quanto sarà importante per il nostro futuro il rapporto tra gli strumenti e le persone che li utilizzano. Quanto continueranno a contare, mi sono chiesto ancora, le persone che si assumono delle responsabilità di direzione? E cosa vuol dire oggi prendersi la responsabilità di guidare un gruppo di persone, una squadra, e non solo all’interno di un negozio?
Per cercare di rispondere a queste domande prendo a prestito le parole di un grande direttore d’orchestra che, purtroppo, non c’è più: Ezio Bosso. «In un’orchestra ci sono delle gerarchie precise da rispettare: il primo violino, il primo violoncello, la prima viola, il primo oboe; poi c’è il direttore d’orchestra che gestisce tutti». Il che significa che tutti non possono fare tutto: senza un coordinatore, sarebbe il caos.
Sempre Ezio Bosso spiega: «Tutti si turnano nella mia orchestra, chi sta dietro e chi viene davanti, ma il primo violino sta sempre davanti perché ha un ruolo preciso; le grandi orchestre, però, sono fatte di persone che sono magari brave come il primo violino, ma non hanno la peculiarità per stare là davanti». Anche questo concetto, se lo estendiamo alla società, non è da tutti condiviso, forse perché ci sono persone che tendono a credersi migliori delle altre. In questo senso non è facile accettare che ci sono anche dei primi violini che non hanno le caratteristiche per stare là davanti, senza con ciò voler dire che sono meno importanti. Avere l’onestà intellettuale di riconoscerlo non è facile.

IL DONO RARO DELL’AUTOCRITICA Lo stesso discorso si può trasferire in ambito lavorativo: trovare persone che svolgono le proprie mansioni con impegno e serietà non è affatto scontato, figuriamoci chi vuole assumersi la responsabilità di condurre una squadra. «Dirigere un’orchestra significa far sì che ogni strumento non suoni bene da solo ma che crei invece armonia suonando insieme agli altri», diceva sempre Bosso. Significa anche dover affrontare persone convinte di avere sempre ragione e che dedicano più tempo alla lamentela che alla proposta costruttiva. Non è facile spiegare a chi si lamenta sempre che esiste l’autocritica, sebbene sia divenuta merce rara sui social e nella società. È più facile lamentarsi di qualcosa che non va, piuttosto che capire se c’è qualcosa che si può fare meglio.
Accanto a questo invito all’autocritica pongo il tema del “si accettano volentieri volontari per prendersi delle responsabilità”, perché mentre è molto facile ascoltare chi dice «avrei preso una decisione migliore; se fossi io caponegozio, capoufficio, direttore o presidente le cose andrebbero ben diversamente», tali affermazioni non vengono quasi mai accompagnate da una promessa d’impegno a lungo termine.
Il soggetto lamentoso non oserà mai dire «mi prendo io la responsabilità» con tutto ciò che ne consegue, stipendio ma anche reperibilità fisica e non solo fisica 24 ore su 24, 7 giorni su 7, risolvere problemi pratici ma anche relazionali, gestire situazioni di lavoro e di vita di ciascuno cercando di far capire che, pur se non lo sbandierano ai quattro venti, tutti hanno problemi nella propria vita. Insomma, il lamentoso non oserà farsi carico del pacchetto completo e non solo per un giorno, ma per i prossimi cinque anni. Questo impegno a lungo termine non emergerà mai dai detrattori delle scelte altrui.
Lo dico perché la mia intenzione è invece quella di valorizzare chi queste responsabilità, anche in Cooperativa, nei negozi e in sede, se le è prese da anni e le onora tutti i giorni. Ciò non significa che non si possono criticare scelte sbagliate ed errori che tutti compiono, ma che ci vorrebbe un po’ più di rispetto di fronte al peso delle responsabilità. Ci vorrebbero un po’ più di impegno e di tempo per capire i motivi di certe scelte, qualunque esse siano: da un percorso di carriera a un modello di organizzazione che cambia. «Non si suona meglio per distruggere il nostro vicino, si suona meglio perché lui suoni meglio, e si è orgogliosi di chi suona meglio», diceva ancora Bosso.
Il contesto lavorativo in cui viviamo è in continua evoluzione. Ad esempio sono sempre più le persone che decidono di cambiare lavoro per lo stipendio, per i chilometri del tragitto casa-lavoro, per ambizioni personali, per avere minori responsabilità o per quel concetto sconosciuto di autocritica di cui parlavo pocanzi. Le ultime statistiche, tuttavia, ci dicono che è anche sempre più frequente il cosiddetto “Great regret”, cioè il grande rimpianto di quel 41% di lavoratori che si è pentito di aver cambiato lavoro (dato dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano). In Cooperativa, per scelta aziendale, non riassumiamo persone che si sono dimesse, perché è giusto che chi prende una decisione si faccia carico di tutte le conseguenze che essa comporta.

FATTORI DI SUCCESSO Dirigere significa anche saper valorizzare qualunque genere di orchestra, quindi per esteso qualunque tipo di situazione. Se la nostra Cooperativa, con tutti i limiti che essa può avere – dal presidente all’ultimo degli addetti – continua ad andare così bene, è perché ci sono dei fattori di successo nelle tante “orchestre di Coop Reno” che sono ben rappresentate nel video di Coop Italia della serie “Facce da Coop”, in cui compare il nostro collega Marco Nanni (“Facce da Coop”: i video integrali sono disponibili sul sito www.coop.it). Credo che la fortuna di Coop Reno sia dovuta al fatto che di persone come Marco ce ne sono tante. A tutte le colleghe e i colleghi, a tutti i soci e socie volontarie che si spendono per la Cooperativa va il mio e il nostro più grande plauso.
Per quanto mi riguarda direttamente, non cambierei l’orchestra che dirigo per niente al mondo. Potrà sembrare scontato ma per me non lo è. Penso questo perché tra le 850 persone di questa orchestra ce ne sono tantissime che stimo e con cui ho instaurato un sincero rapporto di amicizia. L’unica squadra che cambierei per Coop Reno potrebbe essere quella rossoblù, ma la passione per il grande Bologna è uno dei miei difetti per cui lasciatemi la libertà di scherzarci su…
Mentre riecheggiano le note della Champions League che, almeno per quest’anno, sarà la suoneria del mio cellulare, voglio concludere tornando al tema iniziale dell’intelligenza artificiale, per dire che ci saranno anche ladri, nel nostro futuro, ci saranno persone che riprendono la vita sul cellulare anziché viverla, ma ci saranno anche persone di gran cuore e per quelle non c’è intelligenza artificiale che tenga.
Come sempre, avanti tutta!
(Andrea Mascherini)

 

Tag: valori, cooperazione, coop reno

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