Una carriera artistica che si trasforma in impegno quotidiano per gli animali: è quello di Dacia Manto e della Casa Selvatica, progetto promosso da Bruno Bozzetto e da Alimenta l’Amore Ets
È una storia che nasce da lontano, quella di Dacia Manto e dei suoi cani. Comincia quando era bambina, tra i cortili di Milano e le strade dove, insieme alla madre, soccorreva gattini abbandonati, dava loro il latte, li accudiva. «È stata la mia prima vera esperienza di cura» racconta. Poi in campagna dai nonni, gli animali incontrati crescendo e una zia che studiava medicina veterinaria: Dacia la seguiva anche da piccolissima durante il tirocinio. Fu proprio la zia a adottare Ruska, un levriero russo destinato alla soppressione per una frattura a una zampa. La cagna era incinta e partorì in un appartamento nel centro di Milano. Dacia è cresciuta così, circondata da grandi levrieri russi e da un’idea chiara: gli animali non si comprano, si accolgono.
Nonostante qualche resistenza famigliare, ha sempre adottato cani, anche da adolescente. Parallelamente, viveva un’altra vita: Accademia di Belle Arti, diploma in pittura, una carriera da artista e docente tra Brera, Bologna e Ravenna. Mostre in tutta Italia e all’estero, insegnamento di pittura, scultura e pedagogia dell’arte. Finché, durante una mostra in Sicilia, nei pressi di Catania, qualcosa cambia. Con il compagno si imbatte in cuccioli abbandonati, li affida a volontarie locali, ma uno lo porta a casa. Vivrà con loro sedici anni. Poco dopo, cercando un secondo cane, entra in contatto con il mondo del volontariato siciliano: cani ovunque, emergenze continue, sterilizzazioni impossibili, canili-lager. Da lì l’aiuto diventa impegno quotidiano, poi lavoro a tempo pieno.
Il rifugio nasce dieci anni fa, l’associazione non profit La Casa Selvatica tre anni fa. Oggi Dacia accoglie circa 90 cani, 8 gatti e 5 caprette. Molti arrivano dal Sud, segnati da reclusione e abbandono. Il progetto è sostenuto, tra gli altri, dall’Unione Buddhista Italiana e dalla Fondazione Margot: fondi decisivi soprattutto dopo l’alluvione di giugno 2025 che ha colpito il rifugio in provincia di Rimini, nell’entroterra, lungo il fiume Marecchia. «Abbiamo rischiato la vita, noi e i cani» ricorda. I danni sono stati enormi e l’hanno costretta a spostarsi a Rivergaro, in provincia di Piacenza.
Tra i volti simbolo del rifugio c’è Mela, una lagotta pura acquistata da cucciola in allevamento e poi “restituita” per gravi problemi neurologici. I veterinari avevano consigliato la soppressione. «È piena di gioia di vivere» dice Dacia. Mela oggi gioca, è autonoma, anche se diversa. La sua storia diventa emblema dell’importanza delle adozioni responsabili e apre una riflessione sui cani di razza, spesso scelti con leggerezza, senza considerare bisogni e caratteristiche tipiche di ciascuno.
L’adozione, per Dacia, significa costruire una relazione profonda. «Nel nostro rifugio prima facciamo fare un percorso insieme al soggetto più adatto, poi un colloquio dove spieghiamo che il cane è per sempre parte della famiglia, non un oggetto da restituire. Bisogna educare sé stessi a comprendere il cane, non il contrario», afferma. I cani sono animali sociali, empatici, grandi comunicatori. Vivere con loro significa costruire relazioni, amicizie, gestire conflitti, imparare ogni giorno.
«La vita di prima, quella da artista a tempo pieno, a volte mi manca. Ma non potrei più tornare indietro. Ho orientato la mia creatività in questo progetto, che oggi mi assorbe completamente, tra fatiche, ansie e poche pause. Non riuscirei a non fare nulla per loro». Ora la priorità è trovare adozioni consapevoli e risorse per completare i lavori: perché, anche se l’amore è tanto, le coccole – come i fondi – non bastano mai.
La Casa Selvatica ci è stata segnalata da Bruno Bozzetto, presidente onorario dell’associazione Alimenta l’Amore Ets, che ha scelto di destinare il ricavato delle vendite del libro Doggy 3 al progetto di Dacia.
Bruno, noto animatore e regista, è da sempre un grande amante degli animali. «Ho voluto aiutare il rifugio perché è un progetto nel quale credo profondamente e perché nutro per la famiglia di Dacia un sincero affetto. È stato proprio il nonno di Dacia, Nadir Quinto, grande illustratore e fumettista, a darmi i primi (e unici) rudimenti nel campo del disegno. Ricordo quei momenti, nel suo studio di Milano, con grande commozione. Lavorava accanto alla sua splendida e solare moglie Enza, da sempre rinomata collaboratrice Disney e specialista nel lettering. Una coppia davvero invidiabile». (Silvia Amodio)

2 Commenti. Nuovo commento
Da poco ( come volontaria di LAV ) ho cominciato a frequentare questo rifugio e ho deciso di collaborare con loro donando un po’ del mio tempo libero dal momento che amo tutti gli animali ed in modo particolare i cani !
Ciao Nicoletta, grazie!