Coop Lombardia

Terre in guerra, non lasciamole sole

Le guerre che ogni giorno riempiono le cronache dei giornali ci mettono di fronte alla disumanità che le caratterizza, in particolare alla sofferenza che subiscono le figure più fragili, che sono anche le più innocenti: donne e bambini.
Ci sono persone che non si limitano a manifestare sdegno ma si rimboccano le maniche e scendono in campo per aiutare chi ha bisogno, dove c’è bisogno.

Damiano Rizzi, psicologo, è a capo di Soleterre, una fondazione in prima linea per il diritto alla salute nel suo significato più ampio, perché salute è giustizia sociale. «Da ventun’anni viaggiamo controcorrente attraverso le “terre sole”» ci racconta il presidente. «“Sole” perché non abitate dai diritti. Da anni lavoriamo in territori di guerra, come in Ucraina e in situazioni d’emergenza come in Marocco, all’indomani del terremoto che ha colpito la regione Marrakech-Safi. In origine, il nostro impegno era rivolto principalmente ai piccoli pazienti malati di tumore. Ci occupiamo di oncologia pediatrica in Italia ma anche in Ucraina, Marocco, Costa d’Avorio, Uganda e Burkina Faso, abbiamo creato una rete con diciotto ospedali pubblici e gestiamo sette case accoglienza».

Il Paese dove Soleterre ha una lunga storia è sicuramente l’Ucraina. «Il nostro primo viaggio in quella terra sola risale a vent’anni fa», racconta Damiano Rizzi. «Le figlie di Chernobyl sono diventate madri che, troppo spesso, hanno messo al mondo bambini che si sono ammalati di tumore, in un Paese in cui il tasso di sopravvivenza dal cancro infantile, a cinque anni da una diagnosi, era del 60%. Ora la situazione è pure peggiorata a causa della guerra e dell’inaccessibilità alle cure e le aspettative di vita non superano il 50%. Della prima volta che andai a Kiev ricordo il cigolio delle vecchie porte di legno dell’Istituto del Cancro, lo sporco dei reparti e dei corridoi, l’ambiente cupo. Caratteristiche incompatibili con quello che dovrebbe essere un ospedale. Mancava tutto, così a Kiev e a Leopoli, insieme al partner locale Zaporuka, abbiamo portato quello che occorreva per umanizzare le cure. Finalmente abbiamo visto i bambini sorridere anche in corsia, le madri e i padri più sollevati perché sapevano di non essere più soli».

Situazioni difficili sono anche dietro l’angolo. «Le terre sole non sono sempre così lontane» aggiunge lo psicologo. «A volte sono molto vicine, ma non si vedono. Penso a quello che ha significato stare in reparto, al Policlinico San Matteo di Pavia, quando il Covid-19 ci ha travolto e chiuso la bocca con una mascherina. Lasciati soli con pensieri infiniti in spazi sempre più stretti. La pandemia è stato un evento drammatico a livello mondiale, ma anche un nuovo banco di prova per noi. Abbiamo dato un supporto psicologico d’urgenza, facendo tesoro delle esperienze accumulate in contesti umanitari internazionali. Abbiamo attivato una rete nazionale di supporto psicologico rivolta a tutta la popolazione in difficoltà a prezzi calmierati, o in totale gratuità, che permette a tutti di accedere a un servizio non ancora disponibile con l’assistenza sanitaria nazionale».

Grazie ad Alimenta l’Amore, la campagna promossa da Coop Lombardia, è stato possibile dare un aiuto concreto a Soleterre. «Il legame con questa campagna ha origini lontane» conclude il presidente «oltre a essere un progetto che ha aiutato centinaia di bambini a curarsi, grazie alle shopper in vendita nei negozi, Alimenta l’Amore è un invito a vivere in pace, a pensarci come una sola umanità e a ritrovare un equilibrio con la natura. Tutto questo mi pare necessario per la nostra stessa sopravvivenza». (Silvia Amodio)

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