Anche in Lombardia sono presenti i fenomeni del caporalato e dell’abuso di manodopera in agricoltura e nell’industria alimentare
Il caporalato e le irregolarità in agricoltura e nell’industria alimentare sono presenti da tempo in Lombardia. Nelle forme dello sfruttamento tradizionale del lavoro nero e di quello contemporaneo cosiddetto “grigio”. In questo caso si passa dall’uso improprio dei contratti di lavoro alle false cooperative dove il mutualismo non esiste, ma ci sono feroci imprese che sfruttano i lavoratori anche per l’alloggio, i trasporti e il vitto. Lo segnalano i rapporti della Flai Cgil (Federazione lavoratori agroindustria), dell’associazione Terra! e le denunce della magistratura, insieme alle soluzioni positive di queste situazioni di illegalità.
In Lombardia, le zone dove sono segnalati più casi sono quelle della Bassa Padana, dove l’agricoltura è maggiormente presente, ma non è l’unica. Quest’estate l’Ispettorato del lavoro e i carabinieri hanno sospeso l’attività di un’azienda agricola a Robecchetto con Induno, nell’alto Milanese, per una serie di mancanze: dal documento di valutazione dei rischi alla nomina dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione, dalla formazione dei lavoratori alle visite preventive. Per questo è stata anche elevata una multa da 50 mila euro.
Nel Mantovano la situazione è più ricorrente e con fenomeni di caporalato, ed è spesso legata alla filiera della raccolta del melone, un settore sottoposto alle pressioni sul prezzo delle insegna più spregiudicate della grande distribuzione, spiega il dossier “Cibo e sfruttamento” dell’associazione Terra!, realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo. La Lombardia è la seconda produttrice in Italia dopo la Sicilia. In questi anni l’incremento dei costi di produzione ha visto un’ulteriore compressione sul costo della manodopera. Quest’estate a Goito è stata scoperta un’impresa dove i sette lavoratori migranti, quattro uomini e tre donne, erano pagati in nero
80 centesimi al chilo a fine giornata, circa 4 euro l’ora, il tutto con la mancanza di misure di sicurezza e la totale assenza di precauzioni, come la pausa nelle ore più calde. La titolare dell’azienda agricola è stata denunciata dagli ispettori del lavoro e dai carabinieri.
Questo fenomeno, per la Flai Cgil, è ramificato nella zona, dove sono presenti cooperative di somministrazione di manodopera di migranti dirette da connazionali. Lo sfruttamento è esteso anche all’alloggio (100 euro a letto in ambienti stipati), ai trasporti e al vitto. Esistono due meccanismi principali di irregolarità in questa filiera: il primo vede il committente pagare la cooperativa secondo i contratti. Cosa che, però, non avviene poi con la manodopera. Nel secondo anche l’impresa è conscia che la paga oraria dei braccianti è al di sotto dei 9 euro e 44 centesimi previsto dai contratti, ovvero tra i 4 e i 5 euro.
Da alcuni anni la cooperativa sociale Lule onlus – con il sostegno della Prefettura di Mantova, di Comuni come Sermide, Castiglione delle Stiviere, Casalmaggiore (Cr), dei sindacati e del Consorzio del Melone Mantovano Igp – è attiva nel riuscire ad avvicinare queste persone che vivono nell’ombra per farle emergere e ridar loro i diritti. Uno dei ricatti che subisce chi non passa dalle finte cooperative è quello del pagamento regolare solo di 180 giornate di lavoro. In questo modo i lavoratori possono accedere alla disoccupazione agricola e l’azienda risparmia tasse pagando in nero il periodo rimanente. Ci sono anche casi di restituzione di parte dello stipendio, che può arrivare fino a 400 euro al mese.
Un’altra filiera con irregolarità è quella delle insalate pronte per il consumo, la cosiddetta quarta gamma, concentrata soprattutto nelle province di Bergamo, Brescia e ancora Mantova. La Lombardia è la prima produttrice in Italia (31%), seguita dalla Campania (30%). Anche in questo caso la crescita dei costi di produzione unita, però, anche al calo dei prezzi, ha visto un peggioramento delle condizioni dei lavoratori, anche se la presenza del sindacato è più estesa e sta consentendo di migliorare la situazione.
L’estrema meccanizzazione del settore, sia nei tunnel dei campi, sia nei capannoni di lavaggio e confezionamento, ha visto una crescita dei ritmi per riuscire a recuperare fatturato per le imprese. L’esternalizzazione con l’adozione di contratti non del settore alimentare come il multiservizi o il trasporto merci, la dotazione di divise non adatte, per esempio, a tutelare dal freddo dei capannoni necessario alla salubrità degli alimenti, hanno portato alla crescita di malattie professionali usuranti. Tra i risultati ottenuti dai sindacati c’è in alcune imprese l’assunzione diretta della manodopera.
Anche la macellazione industriale dei suini è una filiera dove è presente il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori. La Lombardia è al primo posto in Italia per allevamenti intensivi di maiali (il 36%), seguita dall’Emilia-Romagna (con il 35%). Dal 2022, a causa dell’epidemia della peste suina presente in vari paesi europei, c’è stata una contrazione della produzione con aumento dei costi. Anche in questo caso, per rispondere ai prezzi di acquisto chiesti dalla parte meno etica della grande distribuzione, è presente l’esternalizzazione della manodopera, magari anche parziale, e l’uso di contratti di lavoro come il multiservizi, dove le giornate di malattia sono retribuite tra il 40 e il 50%. Le riduzioni di retribuzione per i lavoratori somministrati sono del 30% rispetto agli assunti.
In questo ambito vi è anche il continuo cambio di cooperativa con mancato pagamento dei contributi da parte dell’impresa che è successivamente messa in liquidazione. Le denunce dei lavoratori attraverso i sindacati, anche di base, stanno permettendo di regolarizzare le posizioni soprattutto nelle aziende di maggiori dimensioni.
Un anno fa il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato una mozione per il contrasto al caporalato attraverso gli enti preposti e i Comuni, con supporto attraverso i corsi di formazione per le Polizie locali, realizzati da Polis, l’istituto regionale di supporto alle politiche della Regione. (Fabio Fimiani)
