Accogliere non è solo offrire un tetto, ma costruire relazioni, affiancare e accompagnare. È da questa convinzione che nasce Refugees Welcome Italia (Rwi), associazione che fa parte di un network europeo attivo in dodici Paesi e che quest’anno festeggia dieci anni di attività. La sua missione è semplice e rivoluzionaria: promuovere l’autonomia delle persone rifugiate e migranti, superando stereotipi e paure attraverso la partecipazione dei cittadini
A CHI SONO RIVOLTI I PROGETTI DI REFUGEES WELCOME ITALIA
Le persone che partecipano ai progetti di Refugees Welcome Italia (Rwi) hanno ottenuto il riconoscimento di una forma di protezione internazionale o nazionale dalle autorità competenti nel sistema italiano. Si tratta quindi di persone che hanno già superato la fase della richiesta d’asilo e che stanno uscendo dai centri di accoglienza, spesso senza una rete sociale su cui contare. Il profilo è molto vario, ma si tratta prevalentemente di uomini giovani, con un’età media di circa ventiquattro anni, provenienti in larga parte dal Corno d’Africa, Africa sub-sahariana, Siria, Sudan, Afghanistan e Pakistan. Le loro storie includono percorsi migratori complessi, situazioni di violenza o persecuzione, oppure l’impossibilità di rientrare in sicurezza nel Paese d’origine o di viverci in modo dignitoso. Accanto al vissuto difficile, però, c’è anche una grande voglia di ricominciare, di costruire nuove relazioni e di trovare uno spazio in cui poter esprimere talenti, capacità e aspirazioni che spesso sono rimaste sospese durante il percorso migratorio.
Accanto a loro sosteniamo anche donne e famiglie, quando individuate attraverso la rete dei servizi territoriali.
ACCOGLIENZA IN FAMIGLIA: UN PONTE VERSO L’AUTONOMIA
Tra i pilastri del lavoro di Rwi c’è l’accoglienza in famiglia: un modello che trasforma la convivenza tra cittadini e persone rifugiate in un percorso di inclusione autentica.
«Uscire dal sistema di accoglienza istituzionale è un momento critico – spiega Viola Macchi Cassia, presidentessa dell’associazione –. Spesso mancano reti sociali, un lavoro stabile o una casa. L’accoglienza in famiglia offre continuità e la possibilità di sentirsi parte di una comunità».
Convivere con persone del luogo significa imparare la lingua, conoscere la cultura e ritrovare fiducia. Per chi ospita, invece, è un’esperienza di arricchimento umano e culturale.
Con il progetto “Dalle esperienze al modello: l’accoglienza in famiglia come percorso di integrazione”, sostenuto dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione del Ministero dell’Interno e realizzato con i Comuni di Bari, Macerata, Palermo, Ravenna e Roma, Rwi ha contribuito a creare gli “Albi delle Famiglie Accoglienti”, registri comunali che istituzionalizzano questa pratica. I risultati parlano chiaro: in tre anni, il 90 per cento delle persone accolte ha raggiunto la piena autonomia.
MENTORING E COMMUNITY MATCHING: LA FORZA DELLE RELAZIONI
Accanto all’accoglienza in famiglia, Rwi promuove il mentoring, ovvero l’affiancamento tra cittadini e persone rifugiate. L’obiettivo è favorire autonomia, orientamento nel territorio e inserimento lavorativo. Ma, soprattutto, creare legami.
«Il cuore del mentoring è la reciprocità – racconta Bahija Kabidi, referente del gruppo milanese –: è una relazione che arricchisce entrambi, non un aiuto a senso unico».
Lo sa bene Enrico Noseda, mentor di Mamadou, un giovane sarto del Mali. «Ci confrontiamo su tutto – spiega –: dalla burocrazia alla vita quotidiana. Ma in realtà, anche lui aiuta me. Mi ricorda ogni giorno quanto contino la volontà e la resilienza».
Grazie al progetto “Community Matching”, realizzato con Unhcr Italia e Ciac Onlus e finanziato dall’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Rwi ha avviato centinaia di abbinamenti tra cittadini e rifugiati. I numeri mostrano l’impatto: il 50 per cento delle persone coinvolte ha migliorato l’italiano, il 25 per cento ha trovato lavoro e il 17 per cento un’abitazione. L’86 per cento ha registrato un aumento del benessere complessivo.
Un altro progetto, “Fianco a fianco”, realizzato con Unicef, coinvolge famiglie e volontari nel sostegno a giovani migranti arrivati soli in Italia, aiutandoli a costruire un futuro nel nostro Paese.
COMUNICAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE: CAMBIARE LA NARRAZIONE
L’accoglienza, però, è anche cultura. Il terzo pilastro dell’azione dell’associazione è infatti la sensibilizzazione. Rwi lavora per ribaltare la narrazione distorta che spesso accompagna il tema delle migrazioni, restituendo centralità alle storie e alle voci dei protagonisti.
Nei territori, i gruppi locali organizzano eventi, incontri e momenti di socialità che mettono in contatto cittadini e nuovi arrivati, creando legami e senso di appartenenza.
«Accogliere in famiglia o accompagnare una persona rifugiata – osserva ancora Macchi Cassia – non è solo un gesto di solidarietà: è un investimento sociale che ha ritorni concreti per l’intera comunità. Ogni euro speso in accoglienza in famiglia genera oltre 3 euro di beneficio collettivo, tra lavoro, coesione sociale e riduzione della marginalità».
LE SFIDE DEL FUTURO
Nonostante i risultati, il mentoring e l’accoglienza in famiglia restano una pratica ancora in parte sperimentale, la cui diffusione ha bisogno di politiche strutturali, linee guida nazionali e finanziamenti adeguati. Gli “Albi delle Famiglie Accoglienti”, già attivi in alcuni Comuni, rappresentano un modello virtuoso, ma serve un impegno costante da parte delle istituzioni. La sfida attuale è quella di aiutarle a rendere il modello di accoglienza diffusa e partecipata uno dei pilastri di una politica dell’accoglienza e dell’integrazione che vada oltre l’emergenza e punti al riconoscimento reciproco, al rispetto, alla dignità e all’autonomia.
Nel frattempo, per sostenere e diffondere tale modello, Rwi ha sviluppato percorsi di formazione e progetti di responsabilità sociale d’impresa, invitando aziende e fondazioni a diventare parte attiva del cambiamento.
UN DECENNIO DI ACCOGLIENZA
Il 13 dicembre 2025 Refugees Welcome Italia celebra i suoi primi dieci anni con una giornata di festa e riflessione presso gli spazi di BASE in via Bergognone da Fossano 34 a Milano a partire dalle ore 14.00. Un’occasione per riunire istituzioni, enti e cittadini che, in questi anni, hanno contribuito a costruire percorsi concreti di accoglienza e inclusione in tutto il Paese.
Dieci anni di storie, incontri e scambi che dimostrano come l’inclusione non nasca dai servizi, ma dalle comunità: dall’aprire una porta, dal condividere la quotidianità, dal costruire fiducia reciproca. Il modello proposto da Refugees Welcome Italia non è solo un modo per accogliere, ma un atto generativo capace di trasformare le comunità, rendendole più consapevoli, giuste e partecipi. (SILVIA AMODIO)
LABORATORIO DI CUCITO E PERLINE
Un incontro di creatività e condivisione
Alimenta l’Amore ha sostenuto nei mesi di ottobre e novembre quattro laboratori gratuiti di cucito e perline, organizzati dal gruppo milanese dell’associazione Refugees Welcome Italia presso la Casa delle Associazioni e del Volontariato di via Marsala.
L’attività, rivolta alle donne rifugiate e attiviste, italiane e straniere che popolano la comunità di Refugees Welcome Milano, ha riscosso un grande successo: la partecipazione è stata numerosa e variegata. Hanno preso parte al progetto donne provenienti da diversi Paesi, tra cui Palestina, Afghanistan, Italia e Somalia.
L’obiettivo era creare un momento di incontro tra donne di culture e provenienze diverse nel quale praticare la lingua italiana e socializzare e, nello stesso tempo – sotto la supervisione delle creative Carla e Franca Mondino e Sonia Dimarco – creare oggetti che Refugees Welcome Italia venderà nel periodo natalizio per raccogliere fondi.
Il laboratorio si è rivelato un momento di connessione e arricchimento reciproco, in cui ogni partecipante ha potuto scoprire e condividere la propria creatività, valorizzando le proprie tradizioni e le proprie abilità.
Nei prossimi mesi verranno pianificati altri incontri. (SILVIA AMODIO)
