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Il potere della cura

Alimenta l’Amore Ets è al fianco di Fondazione Soleterre, che da oltre vent’anni accende la speranza nel buio di malattia, guerra e povertà

 

La Fondazione Soleterre opera in Italia, Palestina, Ucraina, Uganda, Costa d’Avorio e Marocco, portando avanti da vent’anni interventi a sostegno di bambini colpiti da patologie oncologiche e delle loro famiglie. Il suo lavoro va al di là della dimensione strettamente clinica, con l’obiettivo di affrontare la malattia nel suo complesso, con particolare attenzione all’aspetto psicologico, emotivo e relazionale.

Perché la salute è giustizia sociale è il motto del presidente Damiano Rizzi – psicologo clinico, psicoterapeuta e psico-oncologo. In Italia, l’intervento si concentra presso il Policlinico San Matteo di Pavia e l’Ospedale SS. Annunziata di Taranto, due realtà molto diverse ma accomunate da fragilità profonde. «A Pavia, centro di riferimento nazionale per l’oncoematologia pediatrica, il nodo principale è quello della mobilità sanitaria: famiglie costrette a spostarsi per mesi, con costi elevati e una quotidianità sospesa. A Taranto, invece, la malattia si innesta in un contesto già segnato da difficoltà socioeconomiche e criticità ambientali, che aggravano il percorso di cura» spiega Rizzi.

Il tratto distintivo dell’azione di Soleterre è un modello di presa in carico che segue il bambino e il suo nucleo famigliare nel percorso terapeutico, tra ospedale e vita quotidiana. «Il cancro infantile non è solo una diagnosi medica, ma un evento che ridefinisce equilibri emotivi, relazioni e prospettive. Ansia, isolamento e fragilità psicologica sono conseguenze frequenti e spesso sottovalutate» prosegue il presidente.

Per questo, l’intervento si articola su più livelli: sostegno psicologico al minore, accompagnamento della famiglia e azioni per ridurre gli ostacoli sociali ed economici. Psicologi specializzati lavorano direttamente nei reparti e nei day hospital, affiancando l’équipe medica e offrendo uno spazio di ascolto durante tutte le fasi della cura.
A queste attività si aggiungono percorsi individuali e famigliari, laboratori e interventi di gruppo, oltre a un appoggio che prosegue, spesso a distanza, anche dopo la fine delle terapie.

«La cura del cancro infantile non è più possibile senza un adeguato supporto psico-oncologico» sottolinea Damiano Rizzi. Una posizione netta che sintetizza l’approccio dell’organizzazione: considerare il paziente non solo per la malattia, ma come persona, con la sua storia, i suoi desideri e il suo futuro.

Le attività della Fondazione si rivolgono anche a persone vulnerabili in contesti di guerra o povertà. «Il trauma – sostiene il presidente – non è definito soltanto dall’evento doloroso in sé, ma soprattutto da come viene vissuto, se in solitudine oppure all’interno di una rete di relazioni».

Aggiunge Rizzi: «Nel contesto palestinese, per esempio, tra campi profughi e situazioni di violenza e occupazione continua, emerge con forza l’urgenza e l’importanza di un supporto psicologico. Quasi la metà della popolazione palestinese ha meno di diciotto anni. A Gaza, secondo dati ospedalieri, il 90% dei bambini manifesta segni clinici di trauma: incubi, mutismo selettivo, regressioni comportamentali, ansia cronica. Madri con figli malati o famiglie che vivono condizioni estreme ci hanno riferito di avere più bisogno dello psicologo che di cibo e cure mediche».

Curare il trauma in questi contesti non è un intervento immediato né solo individuale, ma un processo che si sviluppa nel tempo e coinvolge l’intera comunità. Anche i movimenti collettivi, come le proteste e le mobilitazioni, hanno un effetto importante sulla salute mentale, perché fanno sentire le persone viste, riconosciute, meno isolate. «Questo riduce il senso di abbandono e contribuisce ad alleggerire il peso dell’esperienza traumatica – prosegue il presidente –. La letteratura psicologica conferma che ciò che rende il trauma più grave non è solo l’evento in sé, ma il viverlo da soli: è la solitudine che lo trasforma in sofferenza profonda e duratura. Al contrario, la condivisione, il riconoscimento e la presenza degli altri rappresentano elementi fondamentali per avviare un percorso di cura e di possibile guarigione». (Silvia Amodio)

 

Ogni aiuto è prezioso

Accanto alla dimensione clinica, resta centrale il sostegno pratico: contributi economici, orientamento ai servizi e supporto nell’accesso ai diritti. Si tratta di un sistema integrato che punta a evitare le fratture tra il tempo dell’ospedale e quello della vita fuori.

I dati restituiscono la portata dell’intervento di Soleterre: nel 2025 sono stati seguiti 274 minori e 428 famigliari tra Pavia e Taranto, con migliaia di sedute psicologiche. Su scala internazionale, il programma “Grande contro il cancro” raggiunge ogni anno oltre 3 mila bambini e più di 4 mila familiari.

Resta però un divario significativo: in Italia, la maggior parte dei pazienti pediatrici oncologici non ha ancora accesso a un supporto psicologico strutturato e gratuito. Anche per questo la Fondazione è attiva sul fronte dell’advocacy, contribuendo a spingere per politiche più inclusive, come l’introduzione della figura dello psicologo nelle oncoematologie pediatriche prevista dalla Legge di Bilancio 2025.

Tag: Salute, malattia, guerre, Supporto psicologico

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