Empatici, gentili e sensibili, i bonobo sono nostri “parenti stretti”, ma la loro sopravvivenza è a rischio. Alimenta l’Amore Ets sostiene le ricercatrici e i ricercatori impegnati nella loro salvaguardia
Il bonobo (Pan paniscus) è una grande scimmia che vive in una società matriarcale, pacifica e cooperativa. È noto per il suo carattere gentile, per la capacità di disinnescare i conflitti attraverso comportamenti affiliativi che passano tramite contatti sessuali con funzione sociale (sociosessualità) e per questo possono avvenire tra tutti gli individui di un gruppo, indipendentemente da età e sesso. Un comportamento riassunto nel titolo di un articolo del noto primatologo Frans de Waal: “Fate l’amore, non fate la guerra”.
La condivisione del cibo è frequente, la cura reciproca attraverso lo “spulciamento” è quotidiana e la cooperazione è il vero collante del gruppo e non solo: i bonobo sono amichevoli anche con i membri di altre comunità. Per questo il bonobo è diventato simbolo di empatia nel mondo animale. Caratteristiche che lo rendono diverso dallo scimpanzè (Pan troglodytes) con cui viene spesso confuso. Dal punto di vista evolutivo, il bonobo, insieme allo scimpanzé, è un nostro “cugino” stretto: condividiamo il 98,7% del Dna. Umani, bonobo e scimpanzé hanno un antenato comune vissuto circa 6-7 milioni di anni fa.
I bonobo vivono in un angolo preciso dell’Africa centrale, nella Repubblica Democratica del Congo, a sud del fiume Congo e a nord del fiume Kasai, e oggi si stima che ne restino circa 30 mila individui. È classificato come specie in pericolo dall’Unione internazionale per la conservazione della natura. Deforestazione e caccia illegale continuano a ridurne il numero. A complicare la situazione, povertà e instabilità politica rendono difficile applicare le leggi di tutela. In altre parole: uno dei nostri parenti più stretti – e forse uno dei più “gentili” – ha bisogno di protezione.
È questa la sfida raccolta da Ivan Norscia, professore di Antropologia all’Università degli Studi di Torino, ed Elisa Demuru, naturalista specializzata in comportamento animale, attiva tra Europa e Africa centrale. Comprendere e proteggere significa anche interrogarsi sulle radici evolutive dell’essere umano.
«Non c’è bisogno di somigliare a noi per essere degni di rispetto − sottolinea Norscia −. Ma oggi sappiamo anche che i bonobo possiedono una ricca vita emotiva. L’idea che gli animali siano privi di una dimensione affettiva complessa è superata dai risultati scientifici.»
Dopo le prime ricerche in parchi europei come La Vallée des Singes in Francia e Ouwehands Dierenpark nei Paesi Bassi, i due studiosi hanno ampliato il campione di studio per non rischiare di generalizzare. È, infatti, in Congo che il loro lavoro ha assunto un significato ancora più profondo. Nel 2023 hanno condotto uno studio al santuario Lola Ya Bonobo, fondato nel 1994 dalla conservazionista belga Claudine André. Il centro, situato nei pressi di Kinshasa, accoglie piccoli rimasti orfani a causa del bracconaggio: gli adulti vengono uccisi per la carne, i piccoli trafficati illegalmente. Qui ogni nuovo arrivato viene affidato a una “mamma” umana, fondamentale per costruire un legame affettivo sicuro. «Senza una relazione stabile − spiega Demuru − molti di questi cuccioli si lascerebbero morire. Il legame è letteralmente vitale.»
I bonobo crescono in un “asilo”, poi vengono inseriti in gruppi sociali che vivono in oltre 40 ettari di foresta protetta. Quando sono pronti, alcuni vengono liberati nelle foreste abitate dai bonobo selvatici, più a nord nel Paese.
Per Norscia e Demuru, la conservazione non può prescindere dalla ricerca sul campo e dalla partecipazione delle popolazioni locali. «Le aree protette esistono davvero solo se qualcuno le presidia − osserva Norscia −. E la conservazione funziona quando diventa una scelta condivisa, non un’imposizione esterna.» Demuru aggiunge: «Servono formazione e opportunità per i giovani congolesi. Investire in istruzione e ricerca significa creare le condizioni affinché la tutela dei bonobo diventi una priorità nazionale».
Studiare i bonobo, non è solo una questione accademica: è un tassello di una strategia più ampia che intreccia scienza, cultura, diritti, inclusione sociale e futuro delle foreste africane. (SILVIA AMODIO)
L’impegno di Alimenta l’Amore Ets e la storia di Ulrich
Ulrich Maloueki è uno studente di Scienze biologiche presso l’Università di Kinshasa.
Abbiamo conosciuto la sua storia grazie a Ivan Norscia ed Elisa Demuru. Attraverso il loro lavoro sul campo e la collaborazione con giovani studiosi congolesi, è emerso il profilo di Ulrich: una combinazione rara di resilienza, motivazione e impegno in condizioni oggettivamente difficili. L’associazione Alimenta l’Amore Ets ha deciso di contribuire a sostenere i suoi studi, convinta che investire nella formazione locale sia uno degli strumenti più efficaci per la conservazione.
Primatologo sul campo, Ulrich ha raccolto dati sui bonobo anche presso il santuario Lola Ya Bonobo. Ha inoltre lavorato su scimpanzé in Uganda e su gorilla di pianura tra Congo e Gabon, nel Moukalaba-Doudou National Park. Il suo obiettivo è acquisire competenze scientifiche solide per contribuire alla conservazione delle grandi scimmie nel suo Paese, assumendo un ruolo accademico e istituzionale in Congo.
Sostenere Ulrich significa sostenere una nuova generazione di ricercatrici e ricercatori di origine africana capaci di proteggere il proprio patrimonio naturale.
