Era il 2006 quando Coop Liguria decise di organizzare una raccolta strutturata dei prodotti cosiddetti “invendibili” (cioè quelli con la confezione danneggiata, a scadenza ravvicinata o le rimanenze di promozioni) per donarli al volontariato, con l’intento di raggiungere un duplice obiettivo: limitare gli sprechi e mettere a disposizione risorse per le persone più fragili del territorio, garantendo loro un sostegno alimentare.
«Fu necessario costituire un gruppo di lavoro intersettoriale – spiega la direttrice Soci e consumatori di Coop Liguria, Tiziana Cattani, che il “Buon Fine” lo tenne a battesimo fino a trasformarlo nel progetto articolato e accreditato che è oggi – perché all’epoca il quadro normativo prevedeva ancora adempimenti burocratici piuttosto onerosi. Solo con la legge Gadda, emanata nel 2016, le procedure vennero snellite e furono ampliati sia il paniere dei prodotti cedibili, sia la platea dei possibili beneficiari. I primi due punti vendita ad attivare le donazioni, a febbraio 2006, furono l’Ipercoop L’Aquilone di Genova, a favore del Punto Valpolcevera di via Canepari, e la Coop Antonio Negro, per l’associazione La Staffetta, che sosteneva il Punto emergenza di via Prè, nel centro storico. Già nel mese di ottobre, vennero coinvolti altri cinque punti vendita genovesi e a dicembre fu la volta dell’Ipercoop Il Gabbiano di Savona.
I punti vendita del Buon Fine
Oggi i punti vendita che hanno attivo “Buon Fine” sono 33 e altri 6 effettuano donazioni sporadiche in caso di disponibilità. Le donazioni, che il primo anno, con solo 8 negozi attivi, furono pari a 57 mila euro, oggi sono arrivate a 1,2 milioni di euro, includendo anche la cessione di prodotti per animali. Fin dall’inizio abbiamo prestato la massima cura nella scelta delle associazioni beneficiarie, coinvolgendo i Comuni nella loro individuazione. Ancora oggi, infatti, le persone assistite dalle associazioni che ritirano i nostri prodotti sono quelle indicate dai servizi sociali comunali, per essere certi che l’aiuto arrivi dove c’è veramente bisogno. Come è nostra prassi in tutti gli interventi di natura sociale che attuiamo sul territorio, anche con il progetto “Buon Fine” abbiamo lavorato per costruire reti, arrivando a strutturare relazioni stabili con decine di associazioni su tutto il territorio e partecipando ai tavoli sulla povertà dei singoli Comuni. A Genova, ad esempio, Coop Liguria già nel 2011 aveva aderito al Patto per la sussidiarietà volto a coordinare le azioni di contrasto alla povertà sul territorio e proprio recentemente ha firmato un nuovo accordo con il Comune di Genova per partpartecipare alla sperimentazione del reddito alimentare”
Luci ed ombre del reddito alimentare
Assieme a Firenze, Napoli e Palermo, Genova è una delle quattro città italiane chiamate a sperimentare la nuova misura del “Reddito alimentare”, istituita con la Legge di Bilancio 2023 per garantire un sostegno a coloro che si trovano in povertà assoluta, attraverso la distribuzione gratuita di pacchi alimentari realizzati con i prodotti invenduti dei negozi e della grande distribuzione. A occuparsi della raccolta del cibo, del confezionamento dei pacchi e del recapito ai beneficiari sono gli enti del terzo settore presenti sui territori e Genova, da questo punto di vista, vanta un’esperienza unica a livello nazionale, grazie alla rete Ricibo, un coordinamento che già da anni agevola il lavoro di rete fra 90 associazioni locali impegnate nella lotta alla povertà. La legge prevede di aiutare economicamente le associazioni a svolgere il lavoro di recupero dei prodotti.
Un approccio che, secondo Ricibo, presenta qualche criticità: «Sebbene sia positivo che la legge riconosca i costi del nostro lavoro – spiega Marco Malfatto, presidente della Comunità di San Benedetto al Porto che è capofila di Ricibo – il rimborso previsto (il 7% del valore del cibo recuperato) non è sufficiente, perché i nostri dati mostrano come il costo effettivo del recupero sia pari all’11%. La legge, inoltre, lega a filo doppio il tema della povertà con la lotta allo spreco, avallando il principio inaccettabile che chi può permetterselo acquista cibo di prima scelta mentre chi non può riceve solo ciò che avanza. La nostra esperienza dimostra chiaramente che il problema della povertà non si può risolvere esclusivamente utilizzando gli alimenti sottratti allo spreco, perché questi non sono idonei a garantire a tutti una dieta nutriente e bilanciata. Il pane e i prodotti da forno rappresentano infatti il 57% delle porzioni che noi riusciamo a garantire grazie al recupero. Ma nessuno può vivere di solo pane. È quindi indispensabile adottare politiche del cibo integrate, capaci di ridurre gli sprechi a monte e di affrontare il problema della povertà in modo più incisivo, anche chiedendo a chi beneficia della nostra attività di recupero degli alimenti, come ad esempio i supermercati, di remunerare in parte questa attività».
Un approccio sinergico che Coop Liguria adotta da anni, abbinando alle donazioni del “Buon Fine” le raccolte di alimenti “Dona la spesa” e “Spesa sospesa” e stanziando anche contributi in denaro per le associazioni in occasione del voto dei Soci sul bilancio (70 mila euro complessivi nel 2025). Coop Liguria, inoltre, applica sempre sconti alle onlus che fanno acquisti nei suoi punti vendita.
In tema di spreco, invece, la Cooperativa lavora sui sistemi di riordino e sensibilizza il personale. Inoltre, ha attivato il progetto “Mangiami subito”, che offre i prodotti freschi vicini alla scadenza a prezzi fortemente scontati e grazie al quale, nel 2025, è stata evitata la distruzione di più di un milione di prodotti.
Lo spreco a Genova
Stando al report presentato da Ricibo lo scorso 5 febbraio, Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare, a Genova ogni anno si sprecano 10 mila tonnellate di cibo ancora edibile (3.500 solo nei supermercati) e solo il 4% viene recuperato. Su 290 supermercati presenti in città, appena 18 donano stabilmente prodotti al volontariato. Di questi, 14 appartengono a Coop Liguria. Nel 2024, sono state recuperate circa 174 tonnellate di cibo, pari a un valore di poco superiore ai 500 mila euro. Il recupero da piattaforme logistiche e grossisti risulta in calo rispetto al 2023, mentre sono rimaste stabili le donazioni dei supermercati, che rappresentano il 71% delle eccedenze raccolte. Il costo del servizio è in costante crescita: considerando carburante e personale, negli ultimi due anni è aumentato del 5%, arrivando a 325 euro di costo per tonnellata.
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