Consumi

Una vita a rate, ecco cosa comporta indebitarsi

donna che immagina oggetti da acquistare a rate

Una spesa imprevista, un guasto all’auto o la parcella del dentista. Ma anche, sempre più spesso, il piccolo sfizio, le vacanze e, per qualcuno, anche i soldi per arrivare a fine mese. Se un tempo il debito era riservato ai grandi acquisti una tantum come il mutuo per la casa e il finanziamen­to della macchina, oggi le rate sono una costante nella vita di buona parte degli italiani. Un sistema diffuso per rendere più sostenibili i conti di casa e mantenere un certo tenore di vita.
Secondo il Crif (Centrale rischi di intermediazio­ne finanziaria), l’anno scorso oltre 6 italiani su 10 – il 61,4% dei maggiorenni – avevano un prestito attivo, mutui compresi. Quasi il 4% in più di un anno prima. Anche perché, in un contesto di sti­pendi magri e di nuove opportunità tecnologiche, ai classici finanziamenti si sono aggiunti strumenti più facili, quotidiani e in parte più insidiosi, come le carte di credito revolving e il cosiddetto Buy Now Pay Later (Bnpl: compri ora e paghi poi): le micro­rate, proposte sugli acquisti online, per suddivide­re in alcune quote più piccole un pagamento.

Soldi a caro prezzo

Il nostro paese è ai primi posti in Europa per la quota destinata al cre­dito al consumo sul totale dei prestiti. Sempre il Crif attesta che gli italiani han­no in media 31.850 euro a testa di debiti ancora da rimborsare con una rata di 279 euro al mese sul groppone (ma su ques­te medie incidono molto i mutui ipotecari, con gli importi più elevati, che valgono da soli quasi un quarto dei finanziamenti at­tivi). La fetta più ricca, metà del totale, va invece ai veri e propri prestiti finalizzati per l’acquisto di beni e servizi: inter­venti sulla casa, auto, moto, elettronica, elettrodomestici, arredamento, viaggi… E per finire ci sono un 30% circa di prestiti personali.
Quanto vale tutto questo? Il sindacato di settore First Cisl e la sua Fondazio­ne Fiba stimano che nel terzo trimestre dell’anno scorso in Italia gli strumenti di credito al consumo abbiano toccato un valore di 175,3 miliardi di euro, sommando i prestiti finalizzati, quelli personali, il Bnpl e la cessione del quinto (li approfondiamo nel box qui sotto). Anche qui: importi in crescita di oltre il 5% negli ultimi 12 mesi.
Ma in questo ricco e generoso mercato l’Italia ha anche un altro primato, purtroppo. I tassi di interesse, cioè quanto ci costa il denaro preso in prestito, sono sensibilmente più elevati rispetto alla media europea. I consumatori italiani pagano in media un Taeg di circa il 10%, contro poco più dell’8% dell’area euro e quasi il doppio dei fran­cesi, che hanno il Taeg di poco superiore al 6%. «Una differenza incredibile», la definisce senza mezzi termini Paolo Grignaschi, responsabile della Divisione economico-sociale della Fondazio­ne Fiba di First Cisl.

Pochi rischi, tanti guadagni

Come si spiega? «Gli italiani hanno una scarsa educazione finanziaria – argomenta Grignaschi – Siamo agli ultimi posti in Europa secondo l’Ocse: solo il 16-17% della popolazione possiede competenze minime adeguate. Per questo spesso si sottoscrivono finanziamenti senza riflettere a fondo sulle condizioni. Se per acquistare un televisore la rata proposta sembra sostenibile, si accetta il prestito senza andare a verificare se la quota di interessi corrisponda ad un tasso eccessivamente elevato. Tra l’altro il tasso di deterioramento dei prestiti al consumo è solo dello 0,15%. Ciò significa che gli italiani sono buoni pagatori e che il rischio per chi presta denaro è molto esiguo, certo non tale da giustificare tassi così alti. Il credito al consumo è divenuto per le banche e le società finanziarie la forma di impiego di gran lunga più redditizia».
Tra dicembre 2022 e maggio 2025, dice il Centro studi di Unimpresa, mentre in generale i finan­ziamenti concessi dalle banche alle famiglie sono diminuiti di oltre l’1%, il credito al consumo è cre­sciuto a due cifre: +12,5% (da 114,9 miliardi a 129,2 miliardi). Ormai sempre più beni si comprano a rate, anche se costa caro. «Nonostante i costi elevati – aggiunge Grignaschi – il ricorso al credito al consumo continua a crescere anche perché spesso è l’unica forma di finanziamento acces­sibile. Negli ultimi 12 mesi i prestiti alle famiglie sono aumentati nel complesso solo del 2,6%. I consumatori, soprattutto i più giovani che spesso non hanno un lavoro stabile o garanzie patrimo­niali, ricorrono a questo tipo di finanziamento per far fronte alle spese correnti».
La pubblicità di molte proposte rateali eviden­zia quasi sempre aspetti come la velocità e la facilità di accedere rapidamente ai fondi, senza dover fornire particolari garanzie. Spesso, dopo il primo prestito rimborsato con puntualità, chi lo ha concesso continua a proporre nuovi, allettanti finanziamenti.

E se salto la rata?

Quando, al contrario, si salta o si ritarda il pa­gamento di qualche rata le cose si complicano parecchio. Bastano poche centinaia di euro non pagati in tempo per finire nel “girone” dei cattivi pagatori, con la possibilità di essere segnalati alle centrali dei rischi e vedere crollare il proprio “me­rito creditizio“. Così, se in futuro si vorrà chie­dere un mutuo o un prestito, potrebbero esserci grosse difficoltà a essere considerati affidabili e “meritevoli” da banche e finanziarie.
Gli italiani non sono indebitati ai livelli di inglesi e americani, per fortuna, ma anche da noi il sovraindebitamento avanza. Nel recente convegno di Roma “Pronti a contare?” – tenuto da Adiconsum, Confconsumatori, Codacons, Ctcu, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino – si è parlato di 1 milione e 300 mila famiglie, dunque circa 3 milioni di italiani a rischio di sovraindebita­mento, di cui circa 400 mila con banche e società finanziarie. Persone avvitate in una spirale, che ormai fanno debiti per pagare i debiti. «Molto con­cretamente, la mia pluridecennale esperienza mi fa dire che dalla terza rata in poi non pagata, non ci si rimette più in regola», testimonia Fabio Picciolini di Adiconsum, l’unica associazione di consumatori in Italia a gestire per conto del ministero dell’Eco­nomia e delle Finanze (da quasi 30 anni) il Fondo di prevenzione usura e sovraindebitamento.

Nuovi attori

Per garantire più trasparenza e diritti ai con­sumatori a dicembre anche l’Italia ha recepito, con un decreto legislativo, la direttiva europea 2023/2225 sul credito al consumo. Le nuove norme entreranno in vigore il prossimo 20 no­vembre. Cosa cambia per le nostre rate?
Si alza il tetto del credito al consumo, da 75 mila a 100 mila euro, e si stringono le regole soprattutto per gli acquisti online con il Buy Now Pay Later. «Gli operatori digitali del Bnpl finora hanno sfruttato alcune zone franche della normativa per concedere prestiti con un meccanismo semplificato – spiega Matteo Risi, ricerca­tore senior dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano – e negli anni hanno avuto un’enorme crescita. Ora anche loro, le cosiddette fintech, dovranno adeguarsi ai vincoli del credito al consumo, migliorando le veri­fiche sul merito creditizio e sull’af­fidabilità finanziaria delle persone alle quali prestano il denaro».
Per il consumatore, significherà affrontare qualche click in più nella procedura di prestito online. Ma il punto più rilevante, in prospettiva, è che proprio i nuovi operatori finanziari tecnologi­ci potrebbero alimentare la concorrenza e promuovere un abbassamento dei tassi a favore dei consumatori: «È probabile – sintetizza Risi – che queste finanziarie digitali cercheranno di competere a 360° nel credito al consumo, magari offrendo rateizzazioni più lunghe, di 12 o 24 o perfino di 36 rate. Anche in collaborazione con le banche tradizionali, come sta già avvenendo». Un nuovo ecosistema, per nuove rate.

Quanto costa il Taeg in Italia e in Europa

Paese             agosto 2025
Germania             8,35
Francia                 6,24
Italia                   10,29
Area euro            8,25

Il Taeg (Tasso annuo effettivo globale) indica il costo totale del finanziamento, espresso in percentuale annua sul credito concesso. Comprende gli interessi e tutte le altre spese. Elaborazione Fondazione Fiba di First (Federazione italiana Reti dei servizi del terziario, banche, assicurazioni, riscossioni, autority) Cisl, su dati Banca Centrale Europea (%).

L’Abc del credito al consumo

Il credito ai consumatori è un finanziamento offerto ai privati per acquistare beni e servizi per sé o per la propria famiglia, o perché hanno bisogno di disporre di denaro liquido. Il finanziamento può andare da 200 a 75 mila euro (100 mila, dal prossimo novembre) ed è concesso da una banca o da una società finanziaria autorizzata, anche attraverso un fornitore di beni o servizi (ad esempio il negozio di elettrodomestici o il concessionario auto). Il credito al consumo prevede sempre interessi o altri costi a carico del consumatore. Ecco i suoi principali strumenti, secondo la Banca d’Italia.
Prestito personale: concesso per soddisfare generiche esigenze di liquidità.
Cessione del quinto dello stipendio o della pensione: i lavoratori dipen­denti (pubblici e privati) e i pensionati possono restituire la somma avuta in prestito cedendo al finanziatore fino a un quinto del loro stipendio o della loro pensione. Il datore di lavoro o l’ente previdenziale trattengono la rata dallo stipendio o dalla pensione e la versano al finanziatore.
Apertura di credito in conto corrente: la banca si impegna a mettere a disposizione una somma sul conto corrente del cliente per un importo massimo prestabilito. Per avere questa cifra a disposizione il cliente paga una commissione, mentre sulle somme utilizzate paga solo gli interessi indicati nel contratto.
Prestito con carta di credito revolving: il titolare ha a disposizione non solo uno strumento di pagamento, ma riceve anche un vero e pro­prio prestito, che può utilizzare per fare acquisti direttamente presso i venditori o per prelevare denaro liquido. Il prestito si rimborsa a rate e con gli interessi, a un tasso che di solito è variabile e piuttosto elevato.
Prestito finalizzato, o “credito collegato”: è un finanziamento legato all’acquisto di un determinato bene o servizio, da restituire a rate. Il consumatore può ottenerlo anche direttamente presso il venditore che ha una convenzione con una o più banche o società finanziarie e di solito gestisce la pratica per loro conto.

I consigli utili della Banca d’Italia

Per evitare brutte sorprese dovute ai costi troppo alti, che potrebbero arrivare a impedirvi di restituire la somma ricevuta, la Banca d’Italia dà alcune “dritte”:
● Le rate mensili, per essere sostenibili, non dovrebbero mai superare il 30-35% del reddito;
● diffidate di chi promette finanziamenti facili a chiunque;
● verificate sempre con attenzione i tassi di interesse, le spese accessorie e le altre condizioni economiche previste dal contratto;
● confrontate il Taeg (Tasso Annuo Effettivo Globale), espresso in percentuale sul credito concesso e su base annua: comprende tutti i costi del prestito.

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

 

Tag: rate, Taeg, credito

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