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Spese veterinarie in aumento, ecco come affrontarle

animali da compagnia

C’è chi parla di umanizzazione, chi di puro consumismo o di spese “bestiali”. Ma per giustificare l’aumento a due zeri del mercato del pet care (cibo, accessori, dispositivi elettronici, antiparassitari) forse basta riflettere sul fatto che gli animali che vivono nelle nostre case sono diventati a pieno titolo membri della famiglia. Così per loro si spendono cifre importanti. Per i prodotti per l’igiene, i giochi e gli accessori in genere se ne vanno oltre 77 milioni di euro. Ma se a questi oggetti più o meno glamour – come cappottini, ciotole di lusso, cuccette firmate – si può rinunciare, a un cibo di qualità, no. «La salute e il benessere degli animali da compagnia – conferma anche il presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari, l’Anmvi, Marco Melosi – sta sempre più a cuore, e questa spinta traina anche le altre spese non sanitarie: il 56% dei proprietari quando compra cerca prodotti che tutelano anche il benessere del suo animale da compagnia. Questa percentuale è proprio in un rapporto  Coop del 2020 e secondo la mia percezione, nel 2023, è aumentata. Per esempio nella ricerca del pet food più adatto all’età, al peso e allo stile di vita dell’animale, in base a una disponibIlità merceologica nata dalle scienze della nutrizione animale». 

grafico sulla quantità degli animali da compagniaOltre al cibo di qualità, non si può ovviamente rinunciare alle cure veterinarie. Sono proprio queste ultime quelle che pesano di più sul bilancio familiare. «Le storie di animali ceduti per motivi economici – spiega Carla Rocchi, presidente dell’Enpa (Ente Nazionale per la Protezione degli Animali) – sono davvero tante. Secondo le nostre stime è un fattore che incide per il 50% come causa di abbandono. Mantenere un cane in buona salute – tra cibo, toelettature, vaccinazioni, antiparassitari – costa circa 120 euro al mese. Quando subentrano problemi di salute i costi lievitano notevolmente. Lo scorso anno Enpa ha aiutato oltre 1.000 famiglie in difficoltà attraverso il progetto dedicato Enpa Rete Solidale. Le richieste che arrivano ai nostri ambulatori sociali e alle nostre sezioni sono davvero tante, sintomo che coloro che accolgono un animale sono sempre più in affanno». L’Enpa ha ambulatori sociali a Roma, Trieste, Perugia, Milano, Lecce e Torino. Anche il sindaco Gualtieri ha annunciato l’apertura del primo ospedale pubblico veterinario a Roma, con un pronto soccorso attivo 24 ore su 24 (il Lazio, del resto, ha la maglia nera del randagismo, seguito da Campania e Sicilia). 

Ma tutto questo quanto ci costa? Nel 2021, secondo i dati del report sul monitoraggio della spesa sanitaria della Ragioneria generale dello Stato, per curare gli animali sono stati spesi 960 milioni. «La spesa veterinaria dei proprietari italiani – conferma il presidente Anmvi – è in aumento. In Italia, fra il 2016 e il 2021, è cresciuta del 26%. Questo non vuole necessariamente dire che ci sono stati dei rincari, bensì che è cresciuto il ricorso alle cure veterinarie. Questo è accaduto perché è aumentata la consapevolezza che anche i cani e i gatti di casa ne hanno bisogno. In generale, si fa più attenzione alle visite di controllo periodico, alla prevenzione e, di fronte alla malattia, è molto cresciuta la domanda di prestazioni avanzate e specialistiche». Come tac e risonanze, radiografie, ecografie e operazioni chirurgiche talvolta complesse. Costosissimi i ricoveri, necessari quando l’animale richieda cure continuative e monitoraggi costanti. Senza contare i farmaci veterinari (disponibili anche nei Corner Coop Salute), che ovviamente vengono pagati interamente. Perché in Italia non c’è qualcosa di simile a un Servizio sanitario pubblico canino o felino. 

C’è da ricordare, almeno, che dal 2021 possono essere utilizzati per i nostri pet (sempre dietro ricetta del veterinario) anche i medicinali per umani, cosa che – nelle speranze del legislatore – avrebbe potuto consentire un risparmio per le famiglie italiane. Ma purtroppo così non è stato: la spesa farmaceutica è passata da 190 a 240 milioni di euro in due anni, forse a causa anche dell’aumento del numero degli animali domestici.

Ecco spiegato perché le malattie dei nostri quattro zampe possono mettere in serie difficoltà economiche una famiglia. «Ho esperienza di proprietari – prosegue Melosi – che hanno subito rovesci finanziari inaspettati e di tanti veterinari e volontari che non sono rimasti indifferenti. In generale, un animale da compagnia non è particolarmente costoso. Ma è un essere vivente e può ammalarsi come tutti noi. È un elemento da tenere in considerazione prima ancora di decidere di comprare o di adottare un pet, insieme al fatto che  vivrà dai 15 ai 20 anni. È responsabile chiedersi se si è nella condizione di potergli garantire un’esistenza tutelata».  «Spesso quando si prende un cane o un gatto – conferma Rocchi – si pensa solo ai costi dell’alimentazione dell’animale, ma non si prendono in considerazione tutte le spese che la cura di un amico a quattro zampe può comportare. Farmaci e spese veterinarie sono costi molto importanti da affrontare se sopraggiunge una malattia. Sono tutte eventualità che andrebbero messe in conto prima di adottare un animale. Sono esseri senzienti e quando li accogliamo nelle nostre famiglie dobbiamo farlo con amore sì, ma anche con consapevolezza. Prendere un cane o un gatto oggi per riportarlo dopo un anno o meno è solo un atto sconsiderato».

Ma cosa si può fare per sostenere le famiglie in difficoltà? «Intanto – spiega Rocchi – bisognerebbe abbassare l’Iva per il cibo e le prestazioni veterinarie dal 22% al 10%. Certo, c’è anche lo sconto fiscale ma è veramente minimo». Anche quest’anno, infatti, nel 730 vige la detrazione d’imposta per spese fino 550 euro, ma solo per un importo massimo di 80 euro.  Tanto più che è stato anche bocciato il bonus animali domestici per il 2023. Di conseguenza quest’anno non ci sarà nessun assegno annuale a favore di chi si prende cura degli amici a quattro zampe e di altri animali da compagnia. «I governi non capiscono – spiega la presidente dell’Enpa – che gli animali sono una vera e propria risorsa inesplorata: sono di sostegno agli anziani e quindi possono ritardare il loro l’ingresso nelle Rsa, sono fantastici con i bambini autistici e con le persone recluse in carcere, collaborando al loro recupero di con risultati straordinari. Per questo bisognerebbe attuare politiche che promuovano l’adozione di cani e gatti da canili e gattili». 

Un modo per fronteggiare le spese veterinarie è la stipula di un’assicurazione (ne parliamo nel box qui a fianco). «Ce ne sono per tutte le tasche e per tutte le esigenze – sottolinea Melosi – e possono davvero aiutare». Anche Enpa sul suo sito ne segnala alcune. Ma come individuare lo specialista che fa per noi? «Anche il veterinario – continua – è diventato “di famiglia”. Non dovrebbe mai succedere di rivolgersi al veterinario per la prima volta quando l’animale sta male. Occorre avere un veterinario di fiducia fin dall’inizio dell’adozione di un pet. Nel momento in cui servissero cure specialistiche particolari, saprà indirizzare verso la struttura o la clinica più indicata a seconda del problema». 

Come orientarsi per quando riguarda i prezzi? Essendo professionisti privati, i veterinari non hanno un tariffario ufficiale, un po’ come accade per i medici specialisti per noi umani. «Non esistono prezzi di riferimento – spiega Melosi – e certamente possono esserci differenze di costi e di prestazioni, sotto tutti i punti di vista. Fa parte della libertà di scelta del proprietario affidarsi a un professionista da eleggere a proprio veterinario di fiducia. Nella mia esperienza, il proprietario sceglie più in base a come viene trattato il proprio animale che in base a un listino prezzi».

Il mercato della cura degli animali è talmente appetibile che, come per tutti i settori in forte espansione, sta per essere preso d’assalto dalle grandi aziende e dai gruppi di investimento finanziario, anche internazionali. «Per la verità sono già presenti da alcuni anni – commenta Melosi -. È una conseguenza fisiologica di quella che gli analisti chiamano pet economy e che comprende la salute animale, ma anche la vita quotidiana, dall’alimentazione al trasportino per un viaggio con la sua famiglia». 

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