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Smartphone, quale sarà meglio per me?

Smartphone.jpgSempre più completi, versatili e integrati nelle nostre “vite parallele”, in cui tra realtà fisica e virtuale l’interscambio è, in verità, continuo durante tutta la giornata. Facile indovinarlo, parliamo di smartphone e phablet (gli smartphone di maggiori dimensioni, con schermo tra i 5 e i 7 pollici). Si confermano  il grande amore degli italiani, che in numero crescente ricorrono a una connessione a Internet in mobilità: 21 milioni di utenti mensili, 17 milioni in un giorno medio su 30 milioni circa di internauti secondo  le rilevazioni Audiweb.

Con il telefonino “intelligente” ci facciamo di tutto, lo controlliamo mediamente 7 volte ogni ora e ce lo portiamo (2 volte su 3) persino a letto. Un super utilizzo che va dai selfie alle navigazioni gps, dai contatti tramite notifiche alle app di ogni genere, dai videogiochi ai pagamenti istantanei che rappresentano, con la domotica, la frontiera già dietro l’angolo.

L’acquisto di un terminale così complesso è un’operazione delicata e, soprattutto, molto soggettiva. Bisogna incrociare le caratteristiche hardware e software con le proprie esigenze, i propri gusti e disponibilità economiche. Non a caso la prima scrematura è basata sulle fasce prezzo. A noi, qui, interessa un’altra chiave di ricerca, più “trasversale“, per sottolineare ciò che rischia di non avere il giusto peso tra moda, marketing ed errate convinzioni in materia.

4 G, “core” e fluidità Non vi è dubbio che la prima mossa sia quella di scegliere la piattaforma operativa tra Android, Ios, Microsoft o Blackberry, senza la quale uno smartphone non girerebbe. Sempre più importante è anche il tipo di connettività, dove 4G (nome commerciale) è lo standard ormai attuale della telefonia mobile. Una connessione “4G” o “Lte” (acronimo di Long Term Evolution) può garantire un’ampiezza di banda nettamente superiore rispetto ad Hsdpa e “pescare” dalle reti di banda larga che gli operatori telefonici stanno allestendo in ritardo con l’Europa. Con il 4G anche il consumo dei dati è superiore e richiederebbe un adeguamento dei piani tariffari: basti pensare che a una velocità di 50 Mbps di download, 2 GB si bruciano in circa cinque minuti!

Un altro elemento che ha assunto rilevanza è la Ram (Random Access Memory), ovvero la memoria volatile che permette di saltare da un’applicazione all’altra. Oggi si parte da 1 gigabyte, come minimo, per un utente che si muove abitualmente tra app e social network. Lo storage, cioè la memoria di immagazzinamento, è più facilmente implementabile ricorrendo alle schede esterne ma non sempre è possibile (vedi iPhone).

Un discorso a parte merita la qualità delle foto e dei filmati. I fruitori del web in mobilità ci fanno molto caso, ed ecco perché corrono subito ad esaminare le caratteristiche del display, magari ancor prima di aver valutato un punto più decisivo per il buon funzionamento di uno smartphone: la fluidità dell’interfaccia grafica, dalla quale dipende l’esperienza d’uso. Il riferimento è alla capacità di risposta del dispositivo alle tre operazioni base del touch screen: scrolling (scorrimento con le dita), pinch (pizzicarlo per aprire e chiudere le immagini) e tapping (tambureggiamento).

La prontezza di risposta del dispositivo dipende in larga parte dalla potenza del processore, che può essere formato da più unità di elaborazione (“core”). Quattro core o quadcore sono attualmente la scelta standard nella fascia media, nella fascia alta invece si cominciano a vedere gli octacore (8 core). Generalmente più core ha un processore, più alta è la capacità di elaborazione parallela dello stesso. Il processore è il cuore del telefono, con la sua potenza di calcolo gestisce l’interfaccia grafica e le varie periferiche. Più è veloce, più il telefono risulterà scattante e fluido. Non esiste tuttavia un valore assoluto della fluidità, mentre i pixel sono un facile parametro di confronto. Uno schermo Full Hd (con risoluzione 1.920×1.080) è garanzia di successo. Il valore giusto da controllare, parlando di nitidezza, sarebbe però il PPI (pixels per inch, ossia pixel per pollice), il solo capace di esprimere un numero che non varia al variare della diagonale dello schermo (che più è piccola, più restitusice immagini nitide). Fate caso anche alla tecnologia: Ips-Lcd (con retroilluminazione), o Oled/Amoled/Super Amoled (“a matrice attiva”, senza retroilluminazione). Per quanto riguarda la fotocamera digitale, tra gli 8 e i 13 megapixel sono più che sufficienti per un uso non professionale. E per chi ama i selfie, ricordate che serve in aggiunta una fotocamera frontale.

Autonomia e Nfc All’autonomia della batteria pochi prestano l’attenzione dovuta. L’unità di misura sono i milliampere/ora (mAh) che da soli, però, senza considerare hardware e assorbimento del display, non dicono tutto sulla durata di una carica. Se vi piace guardare avanti, inoltre, sappiate che secondo gli osservatori la nuova frontiera è quella degli smartphone con cui pagare a contatto. Vi serve per questo la tecnologia Nfc, acronimo di Near Field Communication, che consente la comunicazione bidirezionale a corto raggio (fino a un massimo di 10 centimetri). Dall’altro lato ci dev’essere un Pos Contactless equipaggiato anch’esso di chip Nfc. Per effettuare il pagamento, accostate i due terminali e, se richiesto, inserite il pin. Infine c’ da considerare il fattore resistenza. Va bene tutto, infatti, ma lo smartphone è pur sempre un oggetto e come tale vittima non solo di crash e virus, ma anche di graffi, urti e brutte cadute…

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