Consumi

Questioni di (nuova) etichetta

Sono più chiare e intuitive di prima? O confondono, ancora, il consumatore alle prese con il cambio di un elettrodomestico? A due anni dal marzo 2021, quando furono definitivamente lanciate dalla Ue per rimpiazzare quelle vecchie, bocciate dai consumatori, le nuove etichette energetiche (valide nei negozi fisici e online) hanno azzerato la selva dei “più” accanto alle lettere che rendevano il tutto complicato e indistinto. Hanno anche aggiunto un Qr Code che, collegato alla banca dati dei prodotti della Ue, fornisce informazioni aggiuntive ai consumatori e reso le indicazioni più puntuali, pur con il problema che variano a seconda della tipologia di elettrodomestico. Sono 6, queste tipologie, per cui memorizzare le informazioni che interessano “una tantum” su prodotti che seguono ciascuno un proprio regolamento, non è facile. In ogni gruppo, poi, i pittogrammi – ereditati in gran parte dal vecchio sistema ma con alcuni adattamenti – sono un po’ diversi e il calcolo dei consumi a volte è annuale, altre volte per ore o per cicli di utilizzo.

La buona notizia è che gli apparecchi di ultima generazione consentono una notevole riduzione dei consumi, stimabile tra il 25% e il 45%. Sono sparite perciò tutte le classi a bassa efficienza e le etichette sono state riformulate e declassate: dalla A che è la più efficiente in termini di risparmio energetico, alla G che è la meno efficiente. Vanno lette con qualche margine di approssimazione, ma segnalano comunque che si sono fatti passi avanti: una classe A+++ di ieri equivale all’incirca a una D di oggi e una A+ di ieri a una F. La soglia del risparmio energetico, in altre parole, si è alzata, e la revisione delle classi segnala la sfida all’industria a fare sempre meglio.

I dubbi riguardano piuttosto la leggibilità ed efficacia delle nuove etichette. Chiunque abbia fatto una comparazione prima di sostituire una vecchia lavatrice o lavastoviglie, avrà notato infatti che le classi A sono limitate alle marche top di gamma, le più costose, e che i raffronti non sono immediati: serve tempo per farsi un’idea fondata su elementi certi.

Dietro l’angolo, inoltre, potrebbe spuntare la beffa. Ovvero rischiano di rientrare dalla finestra quei “geroglifici” cacciati dalla porta ma amati dal marketing per differenziare i prodotti. Nell’ultima edizione dell’IFA di Berlino – il salone dell’elettronica più importante d’Europa –, è comparso infatti il segno meno (–) al posto del vecchio più (+) nella classe A di alcuni elettrodomestici, seguito dalla percentuale di maggiore efficienza rispetto alla soglia di ingresso.

La Ue, va ricordato, adotta dal 1998 un’etichettatura obbligatoria per tutti i paesi membri. Con il suo progetto Belt (Boost Energy Label Take up), ha introdotto non solo le nuove classi, ma il regolamento sull’eco-design che prevede la disponibilità di pezzi di ricambio, i servizi post-vendita e la lotta allo spreco.

Tag: elettrodomestici, energia, etichetta

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