Era il dicembre 2011 e, per dare slancio ai consumi, il governo Monti con il decreto “Salva Italia” dava il via libera alle aperture dei negozi in qualsiasi giorno e orario, domeniche e festivi compresi. Oggi, 15 anni dopo, la spesa domenicale è diventata un’abitudine per circa il 10% degli italiani, ma i consumi arrancano e le vendite vanno al rallentatore. E se tornare a chiudere almeno in parte i negozi la domenica fosse una ricetta utile sia per i consumatori, sia per i lavoratori e le imprese del settore? La proposta è stata avanzata pubblicamente a inizio gennaio dal presidente di Ancc-Coop Ernesto Dalle Rive, sollevando un vespaio di obiezioni ma anche grande interesse e molti consensi.
Una riduzione delle giornate di apertura da 7 a 6, ha spiegato Dalle Rive, comporterebbe risparmi tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro per l’intero sistema della grande distribuzione organizzata: «Tornare a parlarne non dovrebbe essere un tabù. A differenza di 15 anni fa, oggi la capacità di spesa dei consumatori non dipende dalla quantità di servizio che viene messa a loro disposizione, ma dal fatto che sono impoveriti, i redditi sono bassi e l’inflazione li ha erosi. Intanto la grande distribuzione è in sofferenza perché deve affrontare, insieme a questa contrazione della capacità di spesa, costi crescenti, con una marginalità sempre più bassa, ed è in difficoltà a reperire lavoratori motivati e qualificati: dopo la pandemia i più giovani, se possono scegliere, preferiscono occupazioni in cui la domenica è libera».
Regolare le aperture festive, dice Dalle Rive, aiuterebbe a contenere i costi di gestione dei negozi, sostenere la produttività e i margini, consentendo così di ridurre i prezzi per i consumatori, migliorare la qualità della vita dei dipendenti e rendere più attrattivo il settore per i lavoratori. «Quello che vorremmo aprire è un dibattito che ha a che fare con un modo diverso di consumare, che impatta con i tempi di vita e di lavoro delle persone e anche dei territori e delle comunità in cui le nostre cooperative operano. Proponiamo alle imprese del comparto, al governo, ai sindacati, di sederci intorno a un tavolo per verificare se è possibile trovare un’organizzazione diversa del lavoro e del servizio domenicale, senza prese di posizione preconcette questa materia». Quali sarebbero i pro e i contro?
Il servizio ai consumatori
Secondo l’Ufficio studi di Coop, il 65% degli italiani fa la spesa in alcuni giorni ricorrenti: il preferito resta il sabato (33%), seguito dal venerdì (18%) e solo terza c’è la domenica (10%). Questa giornata, per i punti vendita Coop, nel 2024 ha rappresentato circa 1,6 miliardi di euro di vendite, cioè il 10% del fatturato e il 9% degli scontrini. Dunque, per un consumatore su 10 è un servizio importante, ma le esigenze sono molto diversificate sul territorio e in differenti contesti. Evidenzia Dalle Rive: «Nelle nostre indagini, 3 italiani su 4 si dicono favorevoli a una legge sulle chiusure domenicali, compreso il 70% di chi fa la spesa la domenica. Si potrebbe tornare a una situazione con aree del Paese in cui la domenica viene gestita in una logica di maggior servizio, con o senza aperture a rotazione, e altre in cui diventa un elemento accessorio, in base ai bisogni territoriali, alla vocazione turistica locale, alla necessità di garantire servizi in aree disagiate». Grazie a una gestione più efficiente e produttiva dei negozi, i consumatori potrebbero così avvantaggiarsi di prezzi più convenienti.
La concorrenza online
C’è anche chi osserva che, con i negozi chiusi, i consumatori si rivolgerebbero alla concorrenza e soprattutto alle piattaforme di e-commerce, aperte 24 su 24 per 365 giorni all’anno. «È un rischio, ma lo farebbe una minoranza – obietta Dalle Rive -: buona parte sposterebbe la spesa in altri giorni. Quello dell’online poi è un falso problema perché l’online è aperto e in concorrenza con i negozi per tutta la settimana. Il punto vero, come correttamente rileva Confcommercio, è il vuoto normativo all’interno del quale operano i grandi player dell’e-commerce: un tema da affrontare complessivamente e non solo riguardo alla domenica».
Domenica senza spesa, dalla parte di chi lavora
Il turno di lavoro festivo nel commercio per i dipendenti comporta una maggiorazione dello stipendio del 30-40%. Nonostante questa importante “compensazione” economica, però, per molti resta un forte disagio e il principale deterrente a lavorare nel settore: «Un assetto diverso del lavoro festivo potrebbe venire incontro ai bisogni di lavoratrici e lavoratori, aiutare a coniugare meglio i tempi di vita e i tempi di lavoro e recuperare un po’ più di appeal per il settore: abbiamo bisogno di personale giovane, dinamico, qualificato, su cui investire e da far crescere nel tempo», dice il presidente di Ancc-Coop.
Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

6 Commenti. Nuovo commento
per i dipendenti non credo sia un’ottima idea così come chi ha lavora all’interno dei negozi nelle gallerie iper in quanto sarebbero 4 domeniche in meno in busta paga sono soldini quindi ok favorevole alle chiusura ma se si alzano gli stipendi seno’ non ha senso
e anche gli orari da rivedere assolutamente dalle 8.00 alle 20.00 max 21.00 e tutti i festivi chiusi
d’accordissimo. domenica chiuso. come era prima e stavamo benissimo, non ricordo nessuno morto di fame per non aver fatto la spesa.
Favorevole ai supermercati chiusi la domenica
Ritengo che la chiusura alla domenica per il personale sia una gradita soluzione
e per i consumatori non comporti alcun disguido per gli acquisti in quanto ore
di apertura settimanali sono tante.
CHIUSURA SI’, E’ SOLO UN PROBLEMA DI ORGANIZZAZIONE PER LA FAMIGLIA. QUANDO LA COOP ERA CHIUSA LA DOMENICA ABBIAMO SEMPRE RISOLTO.