Compra ora, paga dopo. In inglese, “Buy Now, Pay Later”. Tra le varie forme di credito al consumo, il Bnpl è quella in più rapida espansione. Il 22,1% degli italiani – secondo un campione nazionale di iscritti alle associazioni di consumatori – utilizza questa modalità veloce e immediata, sedotto dalla formula “Paga in comode rate, senza interessi”. Spunta il sì, magari distrattamente, mentre sta facendo acquisti di e-commerce, usando una piattaforma digitale come PayPal o applicazioni come Klarna, Scalapay e altri wallet specializzati. Sistemi che dilazionano gli acquisti classicamente in 3 rate fino a 6, a tasso zero, molto invitanti per i giovani e altre fasce economicamente fragili della popolazione che incontrerebbero barriere anche solo a ottenere un piccolo prestito. Si parla mediamente di cifre inferiori a 500 euro a operazione, spesso più basse di 100 euro. Ma non solo. E non sempre. Otto volte su dieci riguardano capi di qualità e accessori della moda (settore trainante, stando ai dati del Crif), a cui altrimenti si rinuncerebbe perché fuori dal proprio budget. Dopo la moda, ci sono l’elettronica e i viaggi. A volte è la cassiera a vendere questo piccolo prestito come se fosse un prodotto di largo consumo.
La crescita del Bnpl è trasversale per età, rivela a sorpresa la ricerca “Pronti a contare”, finanziata dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e realizzata da sei associazioni di consumatori, con capofila Adiconsum. Oltre che nella Generazione Z, i piccoli indebitamenti, spesso impulsivi, stanno prendendo piede anche fra gli over 80 (+81,96%) e fra i baby boomer (+66,90%), favoriti dall’impoverimento degli italiani che fanno sempre più ricorso alla rateizzazione a breve termine.
E se non paghi?
Pressoché sconosciuto prima del 2020, il Bnpl negli ultimi tre anni è esploso (+188%, dati Crif 2025 rispetto al 2022) riportandoci in scia con l’Europa, con alcuni rischi, però, da non sottovalutare. Il maggiore è di accumulare tanti microdebiti di cui ci si dimentica, difficili poi da gestire. Una quota ampia d’intervistati (30%) lamenta la scarsa informazione e conoscenza proprio dei rischi connessi. Quali sono? «I due più gravi – risponde Fabio Picciolini, consulente del Credito e finanza di Adiconsum – sono che le condizioni in caso di ritardato pagamento sono molto pesanti, arrivando a penali anche del 20%. Per molte persone con reddito bassissimo, o per una famiglia che guadagna 1.500, 1.600 euro lorde al mese, questo potrebbe essere un problema. Poi c’è il fatto che le 5 o 6 grandi società che offrono il servizio e detengono il maggior numero di convenzioni con gli esercenti, si parlano tra di loro e ti fanno uscire dal circuito, nel momento in cui non saldi una rata o due».
Piccoli prestiti, poca trasparenza
Picciolini, che ha seguito il Bnpl fin dal nascere, non ricorda reclami per la restituzione della merce, quanto piuttosto quelli in tema di tutela e trasparenza, a cui ora il decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 212, che recepisce la direttiva europea sul credito al consumo, intende porre rimedio. Cosa cambierà dal novembre del 2026? «Tutta la materia rientrerà nel perimetro regolatorio del credito al consumo. Che cosa significa? Che magari troveremo la medesima dicitura, “Paga in 3 comode rate a tasso zero”, ma il Bnpl non sarà più un pagamento dilazionato, bensì un finanziamento a tutti gli effetti, e questo obbligherà a rispettare criteri di trasparenza, valutazione del merito creditizio, rispetto di alcune normative nel caso in cui, come avviene spesso, viene fatto quasi tutto in maniera digitale».
A oggi non si può dire esattamente cosa avverrà il 20 novembre e dintorni. Il decreto legislativo, infatti, ha dettato la normativa generale, ora serve quella secondaria emanata dalla Banca d’Italia e dall’Oam (Organismo degli agenti e dei mediatori creditizi), cioè l’autorità di controllo di coloro che poi vendono il contratto. «Una cosa è certa: che mentre oggi chiunque può offrire il Bnpl, anche il commerciante sotto casa, e nessuno può dire nulla, dopo esisterà un registro di chi offre questo prodotto con relative garanzie». Ci sarà un tetto massimo per il prestito senza intermediari e il mercato tenderà ad allargarsi. «Oltre alle richieste alla Banca Italia di vigilare sulla chiarezza dei contatti – rimarca Picciolini –, l’autotutela del consumatore rimane la miglior forma di difesa. Dobbiamo imparare a leggere meglio le clausole contrattuali per evitare, ad esempio, che collegata alle 3 rate senza interessi ci sia la classica operazione di credito al consumo con tassi del 6, 7, 8%. E nessuno, prima di firmare, si era preoccupato di dircelo».
Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop
