Consumi

Nel profumo la nostra ombra invisibile

Mani femminili con diverse bottiglie di profumo su sfondo di colore

Avete presente quelle cose indispensabili, importantissime, capaci di determinare le nostre vite ma di cui ci dimentichiamo facilmente perche le diamo per scontate? Quando c’e stata la pandemia da Sars-Cov-2 abbiamo presto imparato una parola: anosmia. Ovvero la perdita totale, temporanea o definitiva, del senso dell’olfatto, spesso causata proprio da infezioni virali. Quella parola metteva un’etichetta scientifica a una (ri)scoperta drammatica: i nostri sensi determinano la nostra vita e la qualita del nostro stare al mondo in ogni istante. E insieme ci metteva di fronte alla straordinaria importanza dell’olfatto, senso spesso dimenticato.
Un’opportunita importante per riscoprire questo senso arriva grazie al libro “Profumo. Sociologia dell’olfatto” di Samuele Briatore (Marsilio Editori). Un saggio che eleva il profumo da semplice cosmetico a “dispositivo sociale”, essenziale per comprendere identita, memoria e relazioni umane. Briatore, sociologo alla Sapienza di Roma ed esperto di culture materiali, struttura il testo come un viaggio olfattivo cronologico. L’introduzione di David Le Breton, antropologo sensoriale, cattura – per restare in tema – l’essenza del libro: ≪Il profumo e la nostra ombra invisibile: ci avvolge, ci precede, ci tradisce. E la memoria che riaffiora all’improvviso con l’odore dell’erba tagliata, con il flacone della madre lasciato su un como, con la scia che resta nell’aria dopo un incontro. E segno di identita e al tempo stesso promessa di metamorfosi: basta una fragranza per cambiare la percezione di se e degli altri≫.

Un senso bistrattato

≪Abbiamo spesso narrato delle boccette di profumo – e Briatore che parla, e il caso vuole che mentre racconta del suo libro sia raffreddatissimo e con un olfatto azzerato – e molto poco del profumo come grande fenomeno sociale. Come rappresentazione di noi stessi e come modo di comunicare con gli altri≫. Ma perche il libro di Briatore colma sostanzialmente un vuoto? ≪Perche l’olfatto – da Aristotele in poi – e sempre stato il senso piu bistrattato≫, dice il nostro autore. E in effetti, a ben vedere, in Aristotele, l’olfatto – trattato principalmente nel De Anima – non e un senso privilegiato come la vista, ma un elemento subordinato nella gerarchia sensoriale. L’olfatto e qui classificato come meno nobile dell’udito: ≪Cedere agli odori e segno di debolezza morale, mentre emozionarsi per una melodia rafforza l’umanita≫. E, ≪Non contribuisce alla conoscenza universale come la vista, ma serve a mere questioni pratiche≫, dice ancora Aristotele.
Il viaggio che facciamo leggendo questa “Sociologia dell’olfatto” si articola in un arco storico- etnografico che mescola sociologia, storia e vita quotidiana. Dall’uso dell’incenso nelle chiese durante il Medioevo come “costume olfattivo” finalizzato alla purificazione, al profumo come strumento di potere e di seduzione nel Rinascimento. Un tempo dove l’acqua faceva paura, perche apriva i pori alle impurita esterne e dunque diventava necessario coprire i cattivi odori corporei, ma dove soprattutto le essenze erano fattore distintivo per distinguere ceti sociali e appartenenze.
Determinante – lo e stata per tutto, dunque anche per il profumo e l’olfatto – la nascita dell’industria successiva all’epoca dei grandi viaggi e poi nell’Ottocento. Una fase che ha visto la colonizzazione delle materie prime (la vaniglia dal Madagascar o il patchouli dall’Asia, solo per fare due esempi). Industria che ha portato alla nascita della profumeria di massa e dunque ai grandi brand e ai famosissimi marchi iconici.

I modi “giusti” di odorare

Il pensiero vola al fatto che quel processo di industrializzazione ha lavorato per separare il borghese deodorato dal popolo infetto. Fino a una vera e propria lotta di classe olfattiva. Gia Freud parlava di un olfatto ≪represso per civilta≫. Poi nel 1921 arriva Chanel N°5. E dopo la guerra iniziano a prendere piede i cosidetti “silenzi olfattivi”. Saponi, detergenti, deodoranti. Anche il profumo, anche gli odori e i modi di odorare diventano strumenti del conflitto. Negli anni ‘60, ad esempio, la controcultura della contestazione giovanile oppone il patchouli naturale alle profumazioni di sintesi chimica simbolo del capitalismo.
L’olfatto, dunque, ha plasmato la storia sociale umana come marcatore di classe, di genere, di potere, fino ad evolversi da senso primordiale a vero e proprio tabù represso, sicuramente nella modernita occidentale. ≪L’olfatto per la sua immediatezza materiale spaventa – dice Briatore -, fa paura, va limitato, va studiato poco, va tenuto a distanza≫. Parliamo dunque di società “odorofobica”, che copre quello che odora, che prova a rimuoverlo, ma senza mai riuscirci davvero. ≪Perche il profumo e immediato – dice Briatore -, ci fa innamorare, ci precede, ci tradisce, ci racconta e soprattutto produce immagini nella nostra testa≫.
Il profumo e anche un’esperienza collettiva. Pensiamo alle religioni e dunque all’aspirazione di un contatto con un dio creatore. Perfumum, appunto, “attraverso il fumo”, di incensi, erbe, resine, per far salire le preghiere al cielo o propiziarsi le divinita. Da Roma alla Mesopotamia, dall’Egitto all’India, e sempre stato cosi. A prescindere dai cambi di paradigma, dagli anni ‘80, con la supremazia dei grandi marchi del lusso, fino al profumo artigianale o genderless, senza genere o senza marca o senza icona. Comunque abbiamo capito come le fragranze modellino desideri e relazioni piu delle parole. E con questo dobbiamo fare i conti.

Profumomania

Oggi possiamo dire che la diffusione dei profumi ha registrato un boom globale, con un valore del mercato stimato in quasi 90 miliardi di euro. Trainano il settore la cosidetta Gen Z, l’e-commerce e l’esplosione di fenomeni prima di nicchia. Pullulano olfattori, esperti o appassionati, si moltiplicano le fiere – da “Fragranze” a Firenze a “Esxence” a Milano – le community on line, il layering (la miscelazione di fragranze) personalizzato. E poi nuovi brand, kit personalizzati per profumi fai da te, per non parlare delle “Home fragrance”, che abbiamo sempre chiamato profumi per la casa.
Una sorta di “profumomania”: che non sia arrivato il momento di riscoprire l’olfatto?

 

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: profumo, olfatto, odore

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