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La cybertruffa è dietro il click

Coppa davanti a un portatile con espressione corrucciata vittime di cybertruffa

La cybertruffa è dietro lo schermo.  Ci raggiungono con messaggi via sms e WhatsApp,  o via mail: le truffe informatiche ci bersagliano senza sosta. Nel 2025 gli attacchi da parte di software malevoli per sottrarre dati sensibili agli utenti sono cresciuti del 15%. Particolarmente rilevante è stato l’aumento degli attacchi scam-yourself,  una tipologia di raggiro in cui la vittima viene indotta a “truffarsi da sola” (+162%), con un’impennata dei falsi tutorial (+192%) e delle false scansioni antivirus (+164%). Poi c’è il phishing (invio di link o mail su cui i truffati vengono indotti a cliccare), sempre più frequente sulle piattaforme: al primo posto troviamo Facebook (77%), seguito da YouTube (13%) e Reddit (4%). Ma vediamo come funzionano alcune delle più diffuse.

Truffa “del curriculum”

La vittima riceve una chiamata da un numero telefonico con prefisso italiano o una email o un sms, con cui viene informata che il suo curriculum è stato selezionato per un’opportunità di lavoro, invitando a proseguire la conversazione su WhatsApp. Il falso operatore invia quindi un link a una piattaforma, dove viene chiesto di inserire i propri dati personali e bancari o copia di documenti. La piattaforma è simile a quelle per ricerche e offerte di lavoro. Cliccando, un virus si insinua nel dispositivo, telefono o computer, e carpisce dati personali e password, che poi consentono operazioni che sottraggono denaro, e permettono di accedere ai contatti della rubrica.

Come difendersi? Loro ci provano e qualcuno che invia un curriculum lo trovano. Chi non è alla ricerca di un lavoro, non ha motivo di approfondire; chi lo è, sappia che non è tramite link anonimi che le aziende trovano nuovi collaboratori.

Truffa dei “like”

«Salve, posso parlarle un attimo?», «Ciao! Mi dispiace disturbarti! Posso avere un po’ del tuo tempo?». Con frasi simili le vittime vengono contattate con messaggi sui social oppure su         WhatsApp da numeri esteri, che propongono offerte di lavoro allettanti: apporre like su foto e video online, seguire profili social, scrivere recensioni. Ogni like viene ricompensato con una piccola somma di denaro, a fronte dell’invio al “reclutatore” degli screenshot dell’attività svolta. Questi guadagni iniziali illudono le vittime, che vengono inserite in gruppi social o di messaggistica istantanea e poi invitate a registrarsi su un portale, creato dai truffatori, dove inserire i dati personali. A quel punto, per aumentare i guadagni, le vittime sono invitate a comprare dei “crediti” che saranno rimborsati dopo le recensioni stesse. Quando però si chiede di ritirare il denaro, per svincolare il guadagno vengono richiesti altri soldi, bonifici di poche decine di euro prima e poi somme sempre più alte, con la promessa di un maggior guadagno.

Come difendersi? Non fidarsi di chiamate o messaggi da numerazioni con prefisso estero. Diffidare di chi promette facili guadagni: anche Pinocchio ci aveva creduto.

Truffa della multa

Da alcuni mesi è in corso una nuova ondata di attacchi informatici mirati: email e sms apparentemente istituzionali che simulano la comunicazione di una sanzione dovuta per una presunta infrazione del codice stradale. Il messaggio invita a pagare tramite un portale fittizio che imita in modo estremamente credibile l’interfaccia di PagoPa.Una delle caratteristiche che rende questo attacco particolarmente insidioso è il tono della comunicazione: la grammatica è curata, il linguaggio è formale e l’email include riferimenti numerici molto simili ai reali codici di violazione (es. #R7230033407). Inoltre, viene indicato un importo e paventata un’eventuale maggiorazione se il pagamento non avviene in tempi rapidi. Cliccando sul link per regolarizzare la propria posizione, si viene indirizzati a un sito “truffa”.

Come difendersi? Quando viene intimato un pagamento, accertarsi che sia legittimo collegandosi al sito ufficiale dell’ente da cui sembra provenire il messaggio, per chiedere spiegazioni. E non fatevi prendere dal panico: non c’è nessun obbligo di pagamento immediato per multe e contravvenzioni.

Truffa dei siti illegali

Le truffe delle false convocazioni giudiziarie sfruttano il nome e i loghi delle forze di polizia. Sul telefonino o nella mail si viene accusati di “utilizzo improprio della rete”, come il coinvolgimento in reati di pedopornografia. Segue la minaccia di venire iscritti in un fantomatico “Registro dei delinquenti sessuali” e di essere arrestati. A meno di mettersi in contatto con il truffatore attraverso un link o un numero di telefono. È qui che scatta la seconda fase della truffa: la richiesta di pagamento di una somma di denaro.

Come difendersi? Non rispondere al messaggio e non cliccare su eventuali link, non fornire dati personali, non scaricare allegati e, naturalmente, non pagare le cifre richieste, ma denunciare l’accaduto a qualsiasi forza di polizia.

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: truffe, rete internet

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