Consumi

Informarsi per evitare che i propri investimenti finiscano nelle mani sbagliate

Investimenti a buon fine
Cosa può fare il singolo cittadino sul destino dei propri risparmi?

La speculazione sul cibo è un pezzo di quell'economia di carta da cui è originata la grande crisi in cui siamo impantanati, che supera di 10-15 volte l'economia reale, cioè il valore del Pil mondiale. Sono una ventina le istituzioni finanziarie globali che fanno il bello e il cattivo tempo. Per porre un argine alla finanza speculativa che alla fin fine tutti noi paghiamo, si riparla ora di Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, che ha ricevuto l'ok di 11 paesi Ue tra cui, in extremis, anche l'Italia, e si moltiplicano le iniziative nel mondo. Dalle campagne per una finanza trasparente che metta al centro l’uomo e l’ambiente, come quella promossa da Banca Etica, "Non con i miei soldi" (www.nonconimieisoldi.org), fino a "Move your money", nata in America e poi diffusa in altri paesi, che aiuta i cittadini a spostare i propri risparmi dalle banche “troppo grandi per fallire” che hanno provocato la crisi a banche locali e di credito cooperativo (www.moveourmoneyusa.org), passando poi attraverso le lotte dei movimenti spontanei come Occupy Wall Street, il più famoso, attivo nei luoghi simbolo della finanza americana. La spinta per mettere un freno allo strapotere delle lobby passa anche per l'esperienza di piccoli istituti bancari che sostengono esclusivamente il terzo settore, come la Charity Bank, nel Regno Unito (www.charitybank.org) e di istituti bancari maggiori, come quelli di credito cooperativo italiani che per statuto investono nella buona economia dei propri territori. Stessi princìpi seguiti da Coop nell'impiego dei risparmi dei propri soci. È disponibile, inoltre, per tutti presso Unipol Assicurazioni il comparto “Protezione Etica” del fondo pensione aperto "Unipol Insieme" ispirato ai valori del Global Compact, iniziativa di responsabilità sociale dell'Onu in tema di lotta alla corruzione, rispetto dei diritti dell’uomo, dei lavoratori e dell’ambiente.
Il consiglio che danno gli operatori del settore agli italiani i quali, secondo una recente ricerca Demos&Pi, per l’80% desiderano una finanza più etica, è uno, semplice ma "rivoluzionario": quello d'informarsi. Un tasto su cui ha insistito ad esempio Malcolm Hayday, cofondatore e ad della Charity Bank, ospite del Festival della rivista Internazionale a Ferrara, in ottobre. "Io incoraggio tutti quelli che conosco – ha detto Hayday – a chiedere allo sportello della propria banca: 'cos'è stato fatto ieri con i miei soldi?' Possono aver finanziato il narcotraffico, infatti, il nucleare, aver affamato milioni di bambini e nessuno è mai responsabile di quel che accade!".
L'INDICE DELLA FAME
Sebbene l’indice mondiale della fame sia sceso dai 19,8 punti del 1990 ai 14,7 del 2012, l’Africa Sub Sahariana e l’Asia Meridionale mantengono valori elevati con 22,5 e 20,7 punti, mentre deflagra il problema del land grabbing (accaparramento di terre): il 55% dei suoli affittati nei paesi poveri viene infatti destinato alla produzione di colture per biocarburanti, sottraendo così terra alla produzione di cibo.
I dati sono contenuti nell’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index), rapporto presentato il 18 ottobre da Cesvi in collaborazione con Link 2007, ISPI e Comune di Milano. La rete delle ong chiede a gran voce una migliore governance sia delle risorse naturali, sia degli investimenti in agricoltura

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