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Il bello del wi-fi fatto in casa; ecco come realizzarlo

Router_adsl.jpgUna delle parole chiave dell’epoca in cui viviamo, l’epoca dell’accesso e della tecnologia galoppante, è senza dubbio “wi-fi” (da “wireless”, senza fili, e “fidelity”, fedeltà). Senza fili sono già il 25% delle abitazioni mondiali e – a quanto stima un’azienda leader del settore, la Cisco Systems – si collega esclusivamente in questo modo, scavalcando i paletti dei piani tariffari di tablet e smartphone, già il 65% degli utenti.
Nei prossimi anni si andrà indubbiamente in questa direzione. Vedremo dunque sempre più smart-tv, stampanti (già adesso quasi tutte col wi-fi nativo integrato) e altri apparecchi collegati in rete locale (Lan), che risponderanno a comandi a distanza. È la cosiddetta “domotica” che avanza poggiando sul “networking”, l’interconnessione dei tanti apparecchi che affollano le nostre case.
Non a caso si assiste alla crescita a dismisura delle connessioni in mobilità, e Internet ormai ci accompagna (o ci perseguita…) durante tutte le ore della giornata. Ma il traffico-dati aumenta meno del previsto, proprio perché nelle abitazioni, come nei luoghi pubblici (dove si moltiplicano gli hotspot), c’è quasi sempre un access point, un punto di accesso alla rete magari libero e gratuito.
Lo streaming audio e dei video (visti dall’85% di chi naviga), oltre alle più comuni attività digitali eseguite in mobilità, ne risultano facilitati perché – quando tutto funziona e non si verificano ingorghi di device in orari di punta che sgomitano per avere una fetta maggiore di spazio, o qualche interferenza di cordless – il wi-fi, viaggiando su una banda di frequenza più ampia (2.4 Ghz), o su una dual band (5 Ghz), è come una strada libera su cui correre. Già, ma per provare l’ebbrezza è necessaria una rete wi-fi domestica adeguata che, con l’aiuto di un esperto di Coop Italia, abbiamo provato a ricostruire.

Cosa serve per partire
Anzitutto per partire serve una linea Adsl. Il contratto con un operatore telefonico con funzioni di provider è sceso a pochi euro al mese. Se si dovesse cambiare casa, invece, un consiglio utile che dà il settimanale “Salvagente” è quello di evitare il trasloco anche dell’Adsl: è quasi sempre più conveniente attivare una nuova linea, considerati i forti sconti o addirittura la gratuità offerta dalle compagnie telefoniche in grande concorrenza tra loro; in questo modo si risparmiano i 70 euro che è la spesa media di un trasferimento di linea.
Stipulato il contratto, riceverete in comodato d’uso o a noleggio un modem (acquistabile anche privatamente) che funziona da access point, oppure un router. La differenza sostanziale tra i due è che con il modem (modultatore di segnale) si può collegare a Internet un solo pc; con il router (letteralmente “instradatore”) più terminali. Per il router lo standard più diffuso, in sostituzione del G, è lo standard N, che risulta retrocompatibile con apparecchi precedenti. Un router N da 150 o 300 mbps (megabit per secondo) con il suo bel modem Adsl2+ integrato (privo di modem potrebbe funzionare infatti soltanto “da ponte” tra apparecchi già in rete), è una scelta più che sufficiente. Non siamo negli Stati Uniti dove servono più megabit per scaricare video in full Hd o in 3D. Da noi con un router anche di velocità inferiore, un G 54 ad esempio, si può tranquillamente guardare la smart-tv col wi-fi posizionata nella sala accanto. Ancora meglio poi se questa tv è collegata tramite una powerline (vedi cos’è nel box) che rende più stabile il segnale.

Barriere e repeater
Prima di procedere con la configurazione del router, scegliete bene dove metterlo. È un punto fondamentale: muri perimetrali, soffitti e altre barriere fisiche costituiscono infatti un freno alle onde elettromagnetiche che raggiungono gli apparecchi in un raggio di una trentina di metri. La posizione ideale è più o meno al centro dell’area da coprire. Ma se ciò non è possibile e il segnale “rimbalza” lasciandovi a secco, esistono a poco prezzo dei repeater, cioè dei ripetitori wireless, che vanno sistemati a metà strada tra il router primario e la stanza non raggiunta dal segnale di Internet.
A questo punto configurate l’access point facendovi guidare dal libretto delle istruzioni che trovate nella confezione. Vi sarà suggerito un indirizzo del tipo http://192.168.1.1. Vi verranno anche richieste una username e una password, da cambiare poi a piacimento. Una buona norma è rinominare la rete (SSID).  Il nome scelto è infatti visibile a tutti e serve a distinguere la propria rete da quelle eventualmente presenti nelle immediate vicinanze. È importante questa messa in sicurezza, che si ottiene soprattutto con il codice di criptatura wpa (più sicuro del wep), perché il tallone d’Achille del sistema è proprio la facilità, per i malintenzionati, di “intromettersi” nel vostro Ip muovendosi poi nel web con le vostre credenziali. Abilitata, infine, nel pc la scheda wi-fi, se siete stati bravi e un tantino fortunati, la rete domestica sarà finalmente creata.
Resta una grande incognita, quella dei possibili danni alle persone che vivono immerse in un campo elettromagnetico. Qui il dibattito resta aperto. Come per i telefonini, quel che è sicuro è che le microonde si concentrano vicino alle antenne da cui è meglio tenere le distanze.

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