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Gli effetti del referendum del 2011: l’acqua come bene comune

Rubinetto_acqua.jpgLa battaglia per l’acqua come bene comune è diventata il paradigma di un altro modello di società. Ma volendo rimanere strettamente legati ai fatti, la questione scaturita dai due referendum del 12 e 13 giugno 2011, in cui il 54% degli elettori votò contro la privatizzazione del sistema idrico, è stata anzitutto quella di dar seguito alla volontà espressa.

A fare da controllore oggi c’è il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua cui aderiscono oltre 80 reti nazionali e più di 1.000 realtà territoriali nonché centinaia di enti locali. Mobilitazioni e campagne, compresa quella di “obbedienza civile”, mirano ad applicare gli esiti referendari dal basso, qualora le istituzioni risultino inadempienti. Il panorama è vario e articolato. Alcune città, tra cui Ferrara, hanno ridotto la partecipazione pubblica nelle multiutility, altre come Reggio Emilia, Napoli e Palermo hanno imboccato la strada della ri-pubblicizzazione, in tanti altri casi però nulla è cambiato. La diatriba ruota soprattutto attorno alla quota di “remunerazione del capitale investito”, abrogata dal 2° quesito referendario. I cittadini pagando la bolletta dell’acqua non avrebbero più dovuto foraggiare i profitti delle grosse società controllate dai Comuni e quotate in borsa, come Publiacqua, Acea, Hera, ecc. È andata davvero così?

No, è il parere del Comitato Acqua bene comune che ha fatto ricorso al Tar assieme a Federconsumatori perché alla fine del 2012 l’Aeegi, l’Autorità per l’energia elettrica il gas e l’acqua, ha inserito una nuova voce, il “rimborso degli oneri finanziari”, che altro non sarebbe che una mascheratura per continuare a garantire gli utili ai gestori. Il Tar della Lombardia ha respinto tali accuse dicendo che il metodo tariffario transitorio definito dall’Autorità si basa sul cosiddetto “full cost recovery”, ovvero sul criterio europeo della piena copertura dei costi, e la questione ora è davanti al Consiglio di Stato. Nel frattempo tuttavia l’Autorità ha fatto restituire dai gestori ai cittadini una parte delle tariffe indebitamente incassate nel periodo 21 luglio – 31 dicembre 2011; “perché in contrasto con gli esiti del referendum”.

settembre 2014

 

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