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Energia, cosa succede adesso

Dallo scorso settembre arrivano a casa lettere che annunciano, a partire dal 10 gennaio 2024, la fine del servizio di tutela del gas per i clienti domestici. E, da aprile, quella dell’energia elettrica, spostata poi sotto Natale al 1° luglio. ARERA addio, dunque. Non sarà più lei (l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) a definire – con cadenza mensile per il gas e trimestrale per l’elettricità, come avveniva fin qui per chi era rimasto nel mercato regolamentato – le condizioni economiche di fornitura sulla base dell’andamento dei prezzi all’ingrosso dell’energia. È quanto ha deciso, alla fine di una annosa telenovela, il governo, che con il decreto Energia di novembre, rinunciando a ulteriori proroghe, ha fatto scattare la tanto attesa liberalizzazione di questo mercato. Un’intenzione non proprio recente.

Era il 1999, infatti, quando il cosiddetto decreto Bersani avviava questo lungo processo che recepiva le indicazioni, datate 1996, per la creazione del Mercato unico dell’energia in Europa. Tanta acqua è passata sotto i ponti, e tanti rinvii per portare a termine la riforma che dal 2007 ha aperto in Italia al mercato, dove ogni fornitore può entrare in qualsiasi momento e sono gli utenti a scegliere da chi farsi scaldare e illuminare la casa. Sedici anni, tuttavia, non sono bastati per convincere tutti, mentre il clima politico e il favore verso le liberalizzazioni sono cambiati. La crisi energetica del 2022, inoltre, e più di recente quella russo-ucraina, nonché i riflessi del conflitto in Medio Oriente sul caro-energia, non hanno giovato alla causa, al punto che le associazioni di consumatori si dicono tuttora preoccupate per un salto giudicato incauto e ancora prematuro, con aumenti in bolletta che rischiano di prevalere sui risparmi e consumatori «spaesati in assenza di vere campagne d’informazione». Così il governo ha prorogato la data per l’energia elettrica proprio per avviare una campagna specifica last minute mirata a spiegare la transizione. 

Ancora più dura la posizione dell’ex ministro Pierluigi Bersani, padre della riforma, che ha aspramente criticato questa “libertà obbligatoria”, definendola una liberalizzazione alla rovescia che premia le lobby, senza più la presenza dell’Acquirente Unico che si occupava degli approvvigionamenti di energia elettrica collettivi a prezzi vantaggiosi (vedi intervista a pagina 9).  Ma tant’è. Il patto tra il governo e la Ue, che ha vincolato la terza rata del Pnrr all’obiettivo della liberalizzazione, è stato rispettato, e così a metà novembre milioni di persone hanno avuto conferma che si sarebbe andati in mare aperto.

Un terzo è in attesa. Ammontano a quasi 10 milioni, circa 1/3 del totale, le famiglie italiane e i titolari di partite Iva che non hanno ancora attraversato il Rubicone della liberalizzazione per luce e gas, avviata nel 2007. Chi lo ha fatto – informa l’Authority –, ha preferito il prezzo bloccato a quello indicizzato (quasi 3 utenze su 4 nell’elettrico, dati di fine 2022). Con più precisione, la transizione al mercato libero riguarda ora circa 5,5 milioni di utenti, perché gli altri 4,5 milioni sono i cosiddetti “soggetti vulnerabili” (over 75 e categorie fragili): a loro la legge concede di restare sotto l’ombrello del mercato tutelato. Considerando solo il gas, sono 6,1 milioni i contratti in ballo, per la luce 8,7 milioni (dati ARERA giugno 2023): un “tesoretto” in mano a una ventina di società in ottima salute che finora hanno offerto il bouquet della tutela. 

E adesso, chi volesse traghettare nel mercato, che cosa deve fare? Può muoversi, in sintesi, in tre modi: mantenere l’offerta a mercato libero del suo attuale fornitore; scegliere un’altra proposta sempre del fornitore attuale; rivolgersi a un diverso provider energetico, più economico o affidabile stando alle proprie esigenze, fra i tanti che affollano una “piazza” in cui ora sono entrate anche le compagnie telefoniche. Da anni, Coop propone a soci e clienti la possibilità di avvalersi di due società energetiche che offrono servizi seri, convenienti e trasparenti: una garanzia tra i marosi del mercato selvaggio in cui, tra call center e porta a porta, non mancano improvvisatori e offerte-truffa. Proprio per tutelare i consumatori, nel maggio scorso il ministero ha cancellato più di 100 operatori dall’albo dei venditori di energia, riducendoli da 717 a 607. Non pochi, comunque. 

La “proroga“ per gli indecisi. E per chi non avesse ancora le idee chiare e volesse aspettare ancora? Il cliente domestico che non si sentisse pronto a decidere, può “non scegliere” e aspettare che, in automatico, succeda qualcosa alla scadenza dei termini. Che cosa? Due cose, sempre che non intervengano modifiche in corso d’opera. Nel mercato del gas, la cui struttura è molto più semplice e gli operatori “liberi” sono tutti in grado, per legge, di fornire anche contratti regolati, il rinunciatario riceverà, dal suo attuale gestore, un’offerta standard a prezzo variabile cosiddetta Placet (Prezzo Libero a Condizioni Equiparate di Tutela). Più complesso è il mercato della luce, che per tale ragione ha un percorso di uscita dal prezzo regolato ancora più lungo e soft. Qui ARERA ha predisposto il passaggio al Servizio a Tutele Graduali (STG), ovvero un regime transitorio che durerà al massimo 3 anni (fino al 1° luglio 2027) a condizioni contrattuali simili a quelle del Placet. In sostanza, per garantire la continuità della fornitura (nessuno resterà al freddo o al buio), il cliente domestico che non indicherà una scelta si vedrà assegnato in automatico un nuovo fornitore di energia elettrica, individuato tramite aste che proprio in questi giorni stanno assegnando un venditore a ciascuna delle 26 zone in cui è stata suddivisa l’Italia. La tariffa finale, grazie a un sistema di perequazione, sarà comunque unica in tutto il Paese e agganciata ai prezzi all’ingrosso.

Passaggi a costo zero. Tutte queste operazioni sono a costo zero per gli utenti. Per chi cambia, sarà il nuovo fornitore a occuparsi di tutto, un po’ come succede nella telefonia, inviando le dovute comunicazioni a chi dovrà poi emettere la bolletta di chiusura. Bisognerà semplicemente firmare il nuovo contratto di fornitura, anche tramite attivazione online, e si avranno alcuni giorni di tempo per cambiare idea senza incorrere in penali. 

Il totale che troveremo in bolletta sarà la somma di imposte e Iva, oneri di sistema, commercializzazione e costo della materia prima, ma è quest’ultima la voce che cambia e che va controllata. Il Portale Offerte di ARERA è utile per i raffronti. Bisogna inoltre ricordare che il prezzo aumenta proporzionalmente al crescere dei consumi e che, nel caso dell’energia elettrica, il confronto deve considerare se la tariffa è mono-oraria, bioraria o multioraria, e ancora degli sconti per l’utilizzo nei fine settimana o nei festivi. E occhio ai comparatori non ufficiali: si tratta spesso di strumenti di marketing per i competitors che pagano per essere premiati dai motori di ricerca e avere così maggiore visibilità.

Pronti a scegliere? Resta da capire se, a tutt’oggi, non sia più vantaggioso tergiversare ancora e restare nel Servizio a Tutele Graduali, con i suoi prezzi calmierati. ARERA certifica che nel 2022, per la prima volta dall’avvento della liberalizzazione, si è verificato il sorpasso: cioè «il mercato libero ha presentato valori notevolmente inferiori al servizio di maggior tutela». In generale i prezzi dei beni energetici, dopo il picco raggiunto nell’ottobre 2022 (+71,1% la variazione sullo stesso mese del 2021), hanno subito un drastico rallentamento nell’ultimo anno – registra l’Istat – portando il tasso tendenziale a -19,7%.

A sentire i broker dell’energia, non converrebbe ritardare la migrazione ma approfittare dei valori in discesa. I contratti di compravendita “a termine” suggeriscono al momento un’offerta variabile. Fino a qualche mese fa era data, invece, come più conveniente la sottoscrizione di un’offerta a prezzo bloccato per un anno o due, meglio ancora se dual (un’unica bolletta gas e luce, più economica delle singole). Bloccare il prezzo – che a scadenza viene riformulato al rialzo o al ribasso a seconda delle quotazioni di mercato e dei consumi medi – offre certezze soprattutto ai grandi consumatori, ma non si può fare in regime di tutela. La scelta del prezzo variabile, aggiornato mensilmente, risulta invece meno appetibile quando ci sono troppe turbolenze di mercato; può tuttavia essere interessante in condizioni più normali, con i valori in discesa. E per questo motivo, appunto, la maggioranza degli operatori a dicembre invitavano a sottoscrivere prodotti “variabili” per non ritrovarsi con bollette fissate a un costo della materia prima maggiore rispetto al prezzo di mercato.

È un discorso che ricorda da vicino quello dei mutui casa, con la differenza che l’energia è un settore più dinamico e instabile, in cui la variabilità di prezzi all’ingrosso è costante. E l’Italia –va ricordato – è il Paese Ue con il più alto livello di dipendenza dall’estero per le fonti energetiche (73,5%), oggi che «l’energia, più che in passato, – come sottolinea Massimo Deandreis, direttore generale di SRM, centro studi collegato al Gruppo Intesa San Paolo – è diventata un attore della geopolitica». In conclusione, è consigliabile stare in guardia e monitorare costantemente le offerte – se si ha il tempo per farlo, verrebbe da aggiungere – in modo da non firmare “mutui” e avere l’energia giusta al prezzo giusto in base alle esigenze di ciascun nucleo familiare. È il mercato libero, bellezza!, dove è essenziale essere un consumatore informato e in grado di scegliere. 

Tag: energia, NovaAeg, Accendi Luce e gas, luce e gas

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