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Dati, non parole: la telefonia mobile cambia pelle

Smartphone_App.jpgIn un paese che ha circa 61 milioni di abitanti, a fine 2014 esistevano 94,2 milioni di linee di telefonia mobile. Togliendo i più piccoli, si può tranquillamente dire che in Italia siamo quasi a due linee a testa.

Un bel record, in un mercato esploso nel giro degli ultimi vent’anni e che comunque viaggia veloce verso altri cambiamenti sostanziali. Il numero di linee di telefonia mobile, dopo un’inarrestabile crescita, è infatti in calo da almeno tre anni: dal record di 97,2 milioni di fine 2012 se ne sono perse per strada 3 milioni in due anni. Un po’ per colpa della crisi, ma soprattutto perché parliamo di un mercato saturo. Nel senso che è evidente che tutti quelli che, per età, possono avere un cellulare già ce l’hanno: questo perché, da un lato, l’età dei più giovani dotati di telefonino si è abbassata progressivamente (già dalle scuole elementari in molti casi) mentre dall’altro lato anche quasi tutti gli anziani hanno in tasca il loro apparecchio.

Dentro a questa enorme torta, che vale una quindicina di miliardi (al pari della telefonia fissa), ci sono però importanti mutamenti che derivano dal modo nuovo con cui viene usato il servizio da parte degli utenti. Già perché se nel linguaggio comune continuiamo a usare la parola telefonare, in realtà sarebbe più appropriato dire che, con i nostri dispositivi mobili, facciamo tante altre cose e sempre più ci scambiamo dati. Sia chiaro telefonare dal cellulare è e resterà uno degli utilizzi fondamentali per tutti gli utenti, e rimarrà una delle chiavi del servizio offerto dagli operatori (e dei loro ricavi). Ma sempre più intorno alla voce c’è tanto altro.

Il traffico dati in Italia dal 2010 al 2014 è quadruplicato arrivando a 501 petabyte (dove 1 petabyte vale un milione di miliardi di byte). Solo nel 2014 la crescita di questo traffico è stata del 46,2% e le SIM con traffico dati sono più di 43 milioni (erano 22,9 milioni a fine 2010).

Questo perché una larga parte dei cellulari che abbiamo in tasca, in realtà non sono più dei telefoni, ma degli smartphone (in Italia si stima che ci siano 35 milioni di questi apparecchi) ovvero dei piccoli computer in grado di svolgere una quantità di funzioni impressionante e per svolgere queste funzioni la condizione necessaria è essere collegati alla rete internet.

Un esempio concreto di cosa questo significhi è la storia degli SMS, acronimo che sta per Short message service. Scoperti nel 1992 gli SMS sono diventati pane quotidiano della comunicazione via cellulare in tutto il mondo. Io digito il messaggio sulla mia tastiera e questo messaggio arriva subito al destinatario. Al punto che di SMS ne vengono scambiati miliardi e miliardi, sino a diventare un punto di riferimento per la scelta da parte degli utenti tra le offerte degli operatori e una voce fondamentale nei ricavi delle compagnie telefoniche.

Inizialmente si pagava qualcosa per ogni SMS spedito, poi sono arrivati i pacchetti da 50 poi da 100 e all’improvviso… quasi non servono più.

Addio Sms, un colpo da 1,6 miliardi Questo perché il mondo va veloce e ci sono gli smartphone. Così nel giro di pochi mesi gli SMS hanno subito un duro colpo, perché se milioni di utenti continuano a mandarsi messaggi, molti lo fanno attraverso internet. Usare sistemi come WhatsApp o Viber è cosa ormai diffusissima, non solo tra i più giovani. Cosa questo ha significato nel corso del 2014 è che, solo in Italia, le entrate da SMS per gli operatori mobili sono calate di 1,6 miliardi di euro (secondo le stime elaborate dal Sole 24 Ore). Per chi ha dubbi su cosa possa significare economia digitale, ecco una spiegazione chiara e comprensibile. E si capisce anche perché il padrone di Facebook, Mark Zuckerberg, ha deciso di spendere 19 miliardi di dollari proprio per comprarsi WhatsApp nel febbraio 2014.

Per usare WhatsApp, Viber o altre applicazioni simili serve però un abbonamento “telefonico” che consenta una connessione alla rete internet, perché è su quella che viaggiano ora i nostri messaggi che possono essere anche vocali e arricchiti di immagini o video. E, lo ripetiamo, sono gratuiti perchè viaggiano sul Web (anche se incidono sul volume di dati che consumiamo). Perdere 1,6 miliardi di ricavi in un anno (cosa che dipende anche dalla forte concorrenza del settore e dal perdurante calo delle tariffe di cui parlaremo) non è cosa da poco anche per i colossi che si sfidano nel campo della telefonia mobile.

Ma è anche molto chiaro quale sia la strada che il mercato seguirà, nel senso che le offerte tenderanno sempre più a spostarsi da quelle di “vecchio tipo” che includevano un certo numero di chiamate voce e di SMS, a quelle che invece includono una quantità di dati (1 giga, 2 giga e oltre) e un collegamento costante, col quale puoi utilizzare le diverse funzioni: guardare video, navigare in rete, scambiarsi appunto messaggi audio o immagini. “È importante comprendere – spiega Giorgio Di Stefano, esperto del settore che lavora con Coop Voce – che la diffusione nell’uso di WhatsApp e di altre applicazioni simili non deriva tanto da una prospettiva di risparmio, che pure sicuramente c’è, quanto piuttosto da un nuovo stile di utilizzo degli smartphone sempre più basato sulle tantissime opportunità che offrono le App. Le App (abbreviativo di applicazione per il linguaggio comune) sono programmi che installiamo sul nostro apparecchio per svolgere innumerevoli funzioni tra cui anche sostituire le modalità tradizionali di comunicare”. Le App disponibili, gratuitamente o a pagamento, sono oltre 3 milioni e dunque c’è di tutto e ci si può far di tutto. E sono loro, spesso accattivanti e ricche di funzionalità, a determinare il modo con cui utilizziamo il nostro apparecchio, modificando progressivamente le nostre abitudini.

Ovviamente questa evoluzione della domanda da parte dei consumatori ha inciso, oltre che sui prezzi, anche sul tipo di offerta da parte delle compagnie, che sono sempre impegnate in una battaglia serrata per accaparrarsi nuovi clienti, o meglio per portarsi via l’una con l’altra quelli esistenti (in quel mercato saturo descritto all’inizio).

Un settore con prezzi sempre più bassi È importante prima di tutto precisare, specie quando si vede la fatica che le liberalizzazioni e una vera concorrenza, fanno ad avanzare in altri settori economici del nostro paese (basta pensare ai continui aumenti delle bollette di luce e gas e di altri servizi), che i prezzi per i servizi di telefonia mobile sono in costante calo. Ovvero la concorrenza ha fatto risparmiare soldi alle famiglie e agli utenti. Nelle tabelle presentate dall’AGCom (l’autorità di vigilanza del settore), fatto 100 quello che si pagava a marzo 2011, a fine 2014 il costo dei servizi è sceso a 52,3 (cioè si è dimezzato!), come anche il costo dei terminali, sempre rispetto al 100 del marzo 2011, è sceso a 82 a fine 2014. Dunque, quel che è successo in questi anni, è che i consumatori hanno avuto sempre qualcosa di più in termini di tipologia e quantità dei servizi, pagandolo un po’ meno.

A oggi la forma di contratto più diffusa nel nostro paese sono le tessere prepagate (79,8% del totale, contro un 20,2% di abbonamenti), mentre cresce la quota di utenze legate ad aziende (che dall’11,8% del 2010 è arrivata al 14,9% nel 2014 crescendo di 1,18 milioni in un solo anno). Ma come detto l’evoluzione più importante è nei contenuti delle offerte. Se sin qui le componenti richieste dall’utenza erano tre (traffico voce, messaggi e dati), il presente e ancor più il futuro vedranno la drastica riduzione degli SMS, la diminuzione del traffico voce e una costante e forte crescita del traffico dati. Perché è ormai una realtà che attraverso WhatsApp e altri servizi di questo tipo si possono effettuare con facilità anche chiamate che dunque saranno fatte usando internet e non passeranno più dai tradizionali canali. Anche qui, il modo di far chiamate attraverso internet esiste da anni (con Skype), ma è sempre rimasto di uso e diffusione limitata, mentre ora, grazie alla semplicità d’uso delle App, è in corso un salto impressionante.

Le tariffe cambiano Per questo già oggi si privilegiano le offerte che, con una cifra fissa (che può essere davvero contenuta), garantiscono il collegamento costante alla rete e dentro a questo collegamento tutto è compreso “gratuitamente”, nel senso che mandare 100 o 1000 messaggi o chiamate non incide sul costo.

L’evoluzione di queste tendenze ha una velocità che davvero è impressionante, e non è semplice fare previsioni, anche alla luce della fervida fantasia che gli sviluppatori e creatori di App dimostrano. Quel che è certo è che ciò ha già imposto, e imporrà ancor di più in futuro, agli operatori investimenti infrastrutturali importanti per potenziare la banda e migliorare gli standard e la velocità delle connessioni. Oggi dal sistema 3G, che garantisce sino a 46 megabites per secondo, si sta progressivamente diffondendo (se abbiamo un apparecchio adatto) al 4G che può arrivare a 150 megabites.

L’evoluzione del sistema delle telecomunicazioni va veloce e non ha ripensamenti. Pensate che con Periscope (una App legata a Twitter), con un semplice smartphone si possono già trasmettere in diretta a tutto il mondo i propri video e riprendere quel che si sta facendo. La rete ci avvolge tutti, piaccia non piaccia. C’era una volta il telefono…

 

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