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Quale sicurezza per le pentole antiaderenti?

Nel rivestimento dei tegami antiaderenti si può trovare il politetrafluoroetilene Ptfe (più conosciuto con i nomi commerciali dei prodotti in cui è contenuto, per esempio i marchi registrati come Teflon, Fluon, Algoflon, Hostaflon, Inoflon). Il Ptfe è un materiale considerato inerte, ovvero non reagisce con altre sostanze chimiche, non è infiammabile, non conduce elettricità e rimane stabile fino a temperature molto elevate (vicine ai 300 gradi). Proprio per queste caratteristiche l’impiego nel rivestimento antiaderente nei tegami non costituisce di per sé un rischio per la salute, soprattutto se la manutenzione è corretta: queste pentole non vanno graffiate e devono essere sostituite quando il film di rivestimento è danneggiato.

La potenziale pericolosità dei tegami antiaderenti sarebbe da associare invece alla presenza (peraltro sempre più rara nei prodotti moderni), dell’acido perfluoroottanoico (Pfoa), utilizzato in alcuni processi di preparazione del prodotto finale.

Il Pfoa è classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro in classe 2B (possibilmente cancerogeno per l’uomo) e in effetti studi condotti in animali di laboratorio hanno mostrato un aumento di tumori di fegato, testicoli, mammella e pancreas dopo esposizione a Pfoa (spesso a dosi molto elevate e per periodi prolungati). I dati degli effetti sugli esseri umani sono però meno chiari e si basano in particolare su studi condotti in persone esposte per motivi professionali o che risiedono vicino a un impianto di produzione. In questi casi vi sarebbero evidenze che farebbero sospettare un possibile incremento del rischio di alcuni tumori (vescica, testicolo, fegato e altri), ma servono dati più affidabili per arrivare a conclusioni definitive.

Il Pfoa appartiene a una più ampia classe di sostanze, ovvero le perfluoroalchiliche (Pfas) che sono composti chimici prodotti dall’uomo e pertanto non presenti naturalmente nell’ambiente. Per le loro proprietà (elevata stabilità chimica e termica e impermeabilità all’acqua e ai grassi) sono utilizzati per rendere le superfici repellenti ad acqua e olio, e per aumentare la resistenza alle alte temperature di tessuti, tappeti e pellami.

I Pfas hanno vari impieghi, li troviamo ad esempio nei rivestimenti impermeabili per piatti di carta, padelle antiaderenti e imballaggi alimentari, e come coadiuvanti tecnologici nella produzione di fluoropolimeri (come appunto il Ptfe o Teflon).

Queste sostanze sono però molto persistenti negli ambienti e tendono ad accumularsi negli organismi viventi per lungo tempo. Per questo Coop, nella nuova linea di pentole a marchio Coop “amiche dell’ambiente” fatte con alluminio riciclato, ha scelto di utilizzare un rivestimento interno antiaderente (Ptfe Chemours) che è prodotto senza Pfoa e metalli pesanti (che sottoposti ad alte temperature possono essere dannosi per l’uomo), permette una eccellente cottura con pochi grassi e assicura un’elevata resistenza (la ghiera fra l’altro è in acciaio inossidabile).

Tag: cucina, pentole antiaderenti, pfas, pfoa

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