Attualità

Zuppi: «La speranza si rimbocca le maniche»

Mons. Matteo Maria Zuppi

«La pace è un affare di tutti – sottolinea il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) – non è mai conquistata una volta per sempre e va coltivata. Richiede attenzione, pazienza, la capacità di guardare al domani: come un frutto, che non spunta il giorno dopo che lo abbiamo piantato. Bisogna credere e impegnarsi affinché da quel seme cresca qualcosa, dedicarsi alla speranza. Non si tratta di dire “andrà tutto bene” e affidarsi a un certo ottimismo incosciente, inconsapevole, fatalista o pigro. Non si spera se le cose vanno bene, ma se vanno male: quando la notte è più profonda, le stelle brillano di più. Certo, non è facile in questo momento, perché la notte è davvero buia, ma proprio per questo dobbiamo essere uomini di speranza e tutti possiamo essere artigiani di pace: la speranza si rimbocca le maniche e si confronta con la sofferenza».

Alla pace oggi non servono parole altisonanti ma molta sostanza: «Nel mondo ci sono moltissime guerre – sottolinea Zuppi – che a volte nemmeno conosciamo, anche se durano da decenni. Come dice il papa, stiamo vivendo una guerra mondiale a pezzi, che riguarda tutti e non dobbiamo abituarci alla sua logica. La pace è come la salute, ci accorgiamo del suo valore solo quando ci viene a mancare: non dobbiamo aspettare che ci arrivi un missile in casa, per occuparcene». 

Coloro che pensano che il mondo possa vivere in pace sono, forse, i veri realisti: «Bisogna cercare la pace perché la guerra è una tragedia vera a cui non possiamo arrenderci – dice il cardinale Zuppi – . Nessuno ha la bacchetta magica o un coniglio nel cappello, eppure bisogna fare tutto il possibile. L’Occidente dovrebbe schierarsi compatto per trovare degli strumenti che vincano la guerra in un altro modo, che non siano le armi. Con il dialogo, con il diritto, con gli organismi multilaterali. Dobbiamo diventare capaci di incontrarci, non di combatterci».

Dietro ogni conflitto ci sono cause, ragioni, storia, e occorre conoscerle. Ma in ogni caso per fare la pace bisogna che qualcuno faccia il primo passo, nella vita di ciascuno come nel mondo: «E io credo che chi lo fa sia in realtà il più forte – spiega -, perché è capace di generare qualcosa di diverso, senza perdere le sue ragioni e i suoi diritti. La pace non è alternativa, ma va sempre di pari passo con la giustizia: la via della pace è quella di ristabilire la giustizia, di ritrovare la giustizia».

Una strada di dialogo che richiede anch’essa pazienza, insistenza e convinzione, fondate sulla consapevolezza che nella guerra perdono tutti: «Il dialogo spesso è faticoso, perché l’interlocutore non si sceglie – ammette il cardinale Zuppi – ma cercare e creare un linguaggio comune può farci scoprire che in effetti siamo molto più vicini di quanto pensiamo. Spesso le apparenze, la storia, i pregiudizi, l’ignoranza non ci fanno scoprire la realtà dell’altro. Le differenze non vanno cancellate o omologate, ma occorre cercare quello che unisce, perché del dialogo non si può fare a meno, e va sempre ricercato con umiltà e semplicità. Ricordiamoci che san Francesco parlò perfino con il lupo». 

Tag: guerra, pace, Natale

Condividi su

Lascia un commento

Dicci la tua! Scrivi nello spazio qui sotto cosa pensi dell’articolo, la tua opinione è importante per noi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Ho letto la policy privacy e accetto il trattamento dei miei dati personali

Iscriviti alla
newsletter

di Consumatori

Ricevi ogni mese via mail la rivista digitale e le notizie più interessanti

;