Organizzare l’attività dei settori giovanili e programmare il futuro sono due momenti chiave che dovrebbero procedere di pari passo. Ma la nuova legislazione dello sport ha finito per zavorrare le società dilettantistiche di carichi burocratici e costi aggiuntivi, e il primo pensiero per molte è diventato quello di sopravvivere. È quanto dicono presidenti e dirigenti di piccole realtà sportive del territorio sugli effetti della riforma dello sport – attuata con cinque decreti legislativi nel 2021 ed entrata in vigore il 31 luglio 2023 al termine di un lungo iter, avviato nel 2019 –, attesa da 30 anni e apprezzata da molti, ma considerata tra le associazioni troppo rigida e “monca”, a partire dal fatto che «costringe molte realtà sportive di base a ricorrere a commercialisti e avvocati per tradurre in pratica quotidiana i cambiamenti previsti», scrive il Centro sportivo italiano, uno dei principali enti di promozione dello sport in Italia.
La normativa ha introdotto una serie di semplificazioni e agevolazioni di natura contabile e fiscale, nuove figure come il responsabile interno contro gli abusi, le violenze e le discriminazioni che tutti devono avere e, soprattutto, ha dato una stabilizzazione contrattuale ai lavoratori del settore – atleti, allenatori, istruttori, direttori tecnici e sportivi, preparatori prima legati da contratti spesso approssimativi e di precariato – al fine di tutelarli meglio.Questo, tuttavia, per le piccole realtà di quartiere o d’oratorio che si muovono nel terzo settore, o per le organizzazioni che vivono sui rimborsi spese, ha finito per accentuare le difficoltà che già c’erano nel far quadrare i bilanci. «Non si è tenuto abbastanza conto di noi e del ruolo sociale e aggregativo che svolgiamo nel territorio», dicono. «Pensavamo che la legge avrebbe messo lo Stato al centro dello sviluppo di tutti i settori – lamenta il presidente di una squadra – ma non è andata così». Del problema soffrono anche polisportive e società affermate, dal rugby al baseball al calcio americano, le cui squadre giovanili, se non ci fossero i genitori a dare una mano accollandosi buona parte dei costi, faticherebbero a iscriversi ai campionati. Lo stesso accade nell’hockey o negli sport emergenti.
Le differenze tra Asd e Ssd. Le società dilettantistiche si distinguono sotto il profilo giuridico in Asd (Associazioni sportive dilettantistiche) e Ssd (Società sportive dilettantistiche), entrambe senza scopo di lucro e dedicate alla promozione dello sport. Queste ultime, una speciale categoria di società di capitali, hanno maggiori dimensioni, rischio d’impresa e autonomia patrimoniale. Ma tutte, senza distinzione, avvertono oggi la necessità di ricorrere a un fiscalista e a un consulente del lavoro, il che drena le già poche risorse e le costringe a dedicare tempo e denaro ad altro che non sia la valorizzazione degli atleti. «I costi dovevano essere più contenuti per tutti – commenta un altro dirigente –, per esempio dando la possibilità agli sponsor di togliere quanto elargito dall’imponibile fiscale, in modo da stimolare il mecenatismo nel settore giovanile: è uno dei tanti sogni rimasti, purtroppo, nel cassetto».
Medagliati e arruolati: 8 gruppi sportivi militari. Se un giovane ha le qualità per emergere e il suo sport non è sostenuto da sufficienti aiuti strutturali, lo Stato gli offre la possibilità di entrare in un gruppo sportivo militare. È il cittadino, in sostanza, a pagare gli allenamenti degli atleti più forti e il loro stipendio che è parificato a quello dei militari di caserma. In Italia sono otto i gruppi sportivi militari e godono tutti di ottima reputazione anche a livello internazionale, essendo una fucina di campioni: da Marcell Jacobs a Gimbo Tamberi, così c0me ieri Juri Chechi e Valentina Vezzali, l’altro ieri Alberto Tomba e Raimondo D’Inzeo, graduati e medagliati.
Tutte e quattro le Forze armate italiane, e cioè Esercito italiano, Marina militare, Aeronautica militare e Arma dei carabinieri, hanno corpi sportivi spesso articolati in sezioni per disciplina, divenuti centri tecnici di eccellenza in cui si allenano squadre nazionali e di club. Stesso discorso vale per le Forze di polizia o con compiti di polizia che hanno i loro gruppi sportivi: dalle famose Fiamme Oro (Polizia di Stato) e Fiamme Gialle (Guardia di Finanza), ai campioni che vestono i colori del Gruppo sportivo Forestale (Corpo Forestale dello Stato), delle Fiamme Azzurre (Polizia Penitenziaria) e delle Fiamme Rosse (Vigili del Fuoco).
