Attualità

Se “Mare fuori” è solo una fiction

Ci siamo tutti appassionati alle vicende di “Mare fuori”, la serie Rai ambientata all’interno dell’Ipm, l’istituto penitenziario minorile, di Napoli. E ci siamo ritrovati pronti a provare pietà per i giovani detenuti, sperando in un loro recupero quand’anche si fossero macchiati di gravissimi reati. Può, questa fiction, smuovere le coscienze, togliendo ai giovani reclusi il ruolo di mostri da sbattere in cella per il bene di tutti? «In genere – risponde il senatore Luigi Manconi – ho un atteggiamento positivo nei confronti di queste fiction, film o serie, perché ritengo che tutto ciò che sia capace di mostrarci l’interno di un carcere possa far crescere la nostra consapevolezza. Ovviamente si tratta di operazioni principalmente emotive che non necessariamente fanno evolvere il nostro modo di considerare la realtà del carcere. Tuttavia, detto molto grossolanamente, è meglio che ci siano piuttosto che no».

Qualche dato per conoscere meglio i “riformatori”, come si chiamavano nel secolo scorso: all’inizio del 2024 erano circa 500 i detenuti nelle carceri minorili italiane. Da oltre dieci anni non si raggiungeva una simile cifra. Gli ingressi in Ipm sono in aumento. Se sono stati 835 nel 2021, ce ne sono stati 1.143 nel 2023, la cifra più alta almeno negli ultimi quindici anni. La crescita delle presenze negli ultimi mesi è fatta quasi interamente di ragazze e ragazzi in misura cautelare, cioè in attesa di giudizio. Frutto questo del cosiddetto decreto Caivano che ha esteso l’applicazione di questa misura, ampliandola rispetto al precedente codice del 1988. Sempre lo stesso decreto prevede di disporre la custodia cautelare anche per reati di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti: così si osserva la notevole crescita degli ingressi in Ipm per reati legati alle droghe, con un aumento del 37,4% in un solo anno.   

Tag: carcere, fiction, minori

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