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Rapporto Coop 2022, le strategie di sopravvivenza degli italiani

Il 57% degli italiani è in difficoltà a pagare l’affitto e un italiano su tre, entro Natale, potrebbe non coprire più le spese delle utenze. Anche perché, complessivamente, è di 2.300 euro la perdita media del potere d’acquisto delle famiglie italiane stimata per l’anno in corso. Colpa dell’inflazione,  «la tassa più ingiusta perché colpisce in modo diseguale il ricco e il povero. È questa la realtà con cui dobbiamo misurarci, perché noi come Coop ci misuriamo con la vita dei cittadini, non solo coi nostri conti». Con queste parole Marco Pedroni, presidente Coop, ha commentato il Rapporto Coop 2022 che come ogni anno indaga su “Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”. Consumi che sono ovviamente fortemente condizionati dalla perdita del potere d’acquisto dei salari e dall’aumento del carovita. Fenomeni dovuti principalmente all’aumento del costo dell’energia e delle materie prime.

Lavorare non basta L’Italia si scopre infatti un paese vulnerabile, con una classe media sempre più in difficoltà, una parte che rimane indietro (24 milioni coloro che nel 2022 hanno sperimentato almeno un disagio) e una netta crescita dell’area della povertà vera e propria (+6 milioni nell’ultimo anno). Torna il clima da austerity sia per le grandi spese (non si comprano le auto, né gli elettrodomestici o i mobili, si rimandano a data da destinarsi l’acquisto della nuova casa e le prossime vacanze), sia per le piccole rinunce al superfluo di tutti i giorni come bar e ristoranti, abbigliamento e intrattenimento fuori casa.

«Gli italiani – spiega Albino Russo, direttore generale di Ancc Coop – applicano una sorta di strategia delle 3R: ridurre gli sprechi, ridurre il superfluo e rimandare le spese non strettamente necessarie. Del resto si è capito purtroppo che l’inflazione non è una fiammata ma un incendio che ci metteremo un po’ a spegnere».

Perfino lavorare non basta più visto che il lavoro è sempre più povero; nel rapporto tra costo della vita e stipendi medi, l’Italia è il fanalino di coda tra le economie europee.

Il cibo come bene primario Che strategia adotteranno gli italiani per affrontare questo scenario? «Intorno al 60% del campione affronta il futuro con consapevolezza – afferma Maura Latini, amministratrice delegata Coop – e qui il cibo assume un ruolo importante. Forse un’eredità della pandemia, che ci ha fatto guardare al cibo come bene primario. E su questo noi di Coop siamo d’accordo: per noi il cibo non sarà mai una merce».

Dal Rapporto emerge che sono 24 milioni e mezzo gli italiani che, nonostante l’aumento dei prezzi, non sono disposti a scendere a compromessi nelle scelte alimentari e nei prossimi mesi prevedono di diminuire la quantità ma non la qualità del loro cibo. Ritorna anche la voglia di cucinare sperimentata in lockdown; si passa più tempo nella preparazione dei pasti, ci si impegna a sperimentare nuovi piatti.

Nella ricerca si fa infatti riferimento alla tenuta dei consumi alimentari dell’era post Covid: i volumi di vendita hanno tenuto (+7,8% del primo semestre 2022 rispetto al 2019) complice la lunga estate italiana, il ritorno del turismo straniero e la capacità della distribuzione moderna di imporsi sugli altri canali di vendita.

E se il carrello sembra non essere più la miniera da cui attingere per finanziare altri consumi, allo stesso tempo il cibo a cui non si intende rinunciare pare essere soprattutto quello più sobrio e basico, senza orpelli; l’italianità e la sostenibilità sono gli elementi imprescindibili che erodono mercato rispetto ad altre caratteristiche in passato più ricercate.

Così compaiono meno sulle tavole i cibi etnici, le varie tipologie di senza (senza glutine, eccetera), e i cibi pronti.  Anche il bio pare subire una battuta d’arresto: la quota di italiani che segue questo stile alimentare è diminuita del 38%. Le stesse marche leader sembrano sacrificabili: rispetto al 2019 hanno registrato una contrazione della quota di mercato passando dal 14,9% di quell’anno al 13,1% del 2022, mentre la marca del dist

ributore continua la sua avanzata, con una quota di mercato che nel 2022 sfiora il 30% (+2,0 rispetto al 2019).

Prodotti a marchio Coop? Sì, grazie «Aver puntato sul prodotto a marchio, con la revisione di tutta la nostra offerta – continua Pedroni – è stata una scelta giusta e anche i primi dati di vendita ci confortano molto. Una strategia utile per dare risposte di qualità e di sostenibilità e prodotti buoni e accessibili. Perché le cooperative di consumatori hanno per loro natura il dovere di essere un presidio di garanzia di qualità a prezzi convenienti per tutti gli italiani, qualunque sia la loro condizione sociale».

Conferma Maura Latini: «I primi dati non solo ci danno ragione ma riconfermano la straordinaria forza del nostro prodotto; nel segmento della colazione, il primo a essere stato rinnovato, abbiamo registrato nei primi due mesi di lancio (giugno/luglio) un incremento della quota di mercato del prodotto a marchio a quantità dell’8,3% passando quindi dal 23,6% al 31,9%. Il potenziale di risparmio per le famiglie è considerevole».

Amore e ambiente Di fronte al caos del mondo, ci confortiamo con un buon piatto caldo e ci accoccoliamo nella dimensione personale, su cui dirigere tutte le attenzioni; la salute, il benessere, gli affetti, l’amore. Guardando avanti, gli italiani vogliono fare ciò che davvero gli piace (lo afferma il 54% del campione) seguito da propositi di mangiare meglio e mettersi a dieta (47%), rivendicare i propri diritti (44%), accettare anche le proprie imperfezioni (40%), curare l’aspetto esteriore (39%), stare con gli amici (38%). Ma anche nella nostra comfort zone, stiamo in allerta.

Il Rapporto Coop disegna dunque un’Italia consapevole dei problemi che dovremo affrontare  e che non minimizza le tensioni economiche e sociali. Gli italiani pongono infatti al primo posto delle loro preoccupazioni l’emergenza generata dalla crisi climatica.

Il 38% ritiene che il prossimo accadimento epocale sarà dovuto proprio al cambiamento climatico, il 56% pensa che questa emergenza debba avere la massima priorità a livello nazionale e internazionale ed è ancora la preoccupazione ambientale ad avere il maggiore impatto sul loro stato d’animo; lo afferma il 39%, ben 11 punti percentuali in più rispetto ai timori generati dalla guerra in Ucraina.

I temi ambientali arrivano prima anche della pur temuta inflazione (almeno per il momento). Però la larga maggioranza del campione continua a mostrare comportamenti ecologicamente corretti e fa del non spreco la propria religione. «Nonostante la situazione densa di incognite e di pericoli, i temi ambientali non sono andati nel cassetto – dichiara Pedroni – e anzi sono ancora di più una priorità. E questo dà ragione alla strategia di aver puntato sulla sostenibilità ambientale dei prodotti a marchio Coop».

Travolti da un tornado Intanto, si profila per la grande distribuzione italiana un futuro pieno di incognite, schiacciata da un lato dal fortissimo incremento dei listini all’acquisto e dal caro energia e dall’altro dalla necessità di attutire l’impatto dei prezzi sui portafogli delle famiglie. Ad oggi, infatti, i prezzi dei beni alimentari venduti dall’industria alle catene della Gdo sono cresciuti del 15% rispetto allo scorso anno, mentre l’inflazione alla vendita nello stesso periodo ha fatto segnare un valore di poco superiore al +9%. A schizzare in alto sono soprattutto i prezzi all’acquisto di alcuni prodotti basici: l’olio di semi segna un +40,9%, quello di oliva un +33,1% e ancora la pasta (+30,9%) e la farina (+25,4%).

«C’è bisogno, come il Rapporto Coop mostra, di dirottare risorse incisive a favore dei consumi – sottolinea Pedroni – agendo per esempio sulla defiscalizzazione dei prodotti di base e con una rinnovata politica ambientale in linea con l’emergenza del momento. Non chiediamo aiuti di Stato, ma di mettere un tetto ai rialzi dell’energia e di sostenere la domanda interna dei consumi».

Tag: Rapporto Coop, inflazione, potere d'acquisto, risparmio energetico, ambiente

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