Attualità

Quale relazione tra influencer e follower

Gli influencer sono il nuovo modo per costruire sapere e conoscenza oggi: volenti o nolenti dobbiamo stare in questo mondo. Svolgono un ruolo formidabile ed eccellente, per certi versi. Demonizzarli non ha senso, è una ragnatela ineludibile. Anzi, dovremmo imparare a usarli». Tonino Cantelmi, professore universitario e psichiatra, è stato tra i primi ad approfondire in Italia l’impatto della tecnologia digitale sulla mente umana. Oggi siede nel comitato scientifico dell’Aicdc, l’Associazione italiana dei Content & Digital Creators, dei quali invita a non diffidare.

Professore, che cosa lega gli influencer al loro pubblico? Esistono molti tipi di influencer, ma in generale si attiva un meccanismo che è relazionale: c’è intimità, ognuno si sente vicino, conosce il “suo” influencer, che è una persona che ci mette la faccia, si espone, si fa vedere, apre casa sua, parla moltissimo di sé. È questa l’intimità del terzo millennio, virtuale e narcisista: Instagram è il luogo più narcisistico di tutti i tempi. 

Non c’è il rischio che il pubblico, i consumatori, siano manipolati e diano credito a persone incompetenti?  Anche se leggiamo giornali e libri possiamo imbatterci in contenuti scadenti, non bisogna sottovalutare la capacità delle persone di scegliere e distinguere. Sui social, il problema dell’attendibilità riguarda più noi boomer: siamo inadatti rispetto ai giovanissimi, che sanno come orientarsi nel mondo digitale in cui sono nati.  Il punto è cercare di regolarlo attraverso codici di autoregolamentazione e far crescere la coscienza sia degli influencer, sia dei consumatori. 

Esiste, però, un tema di tutela dei minori in rete, e anche di emulazione di comportamenti irresponsabili? Certo, ma dipende dai genitori, incapaci di stare accanto ai ragazzi: occorre accompagnarli e farli crescere in modo responsabile anche in questo ambito, come facciamo in mille altri, affrontando i limiti, gli errori e i problemi che possono esserci. Una recente ricerca ha smontato anche la mitologia delle sfide, che sono molto limitate: ci allarmiamo magari per un episodio problematico ma non ci rendiamo conto che per un video estremo di giovani immaturi ci sono milioni di interazioni efficaci. Il punto è che chi convince meglio un ragazzino di qualcosa è proprio un altro ragazzino: siamo di fronte a una peer education, tra pari, che dobbiamo conoscere e saper usare. Io vedo più opportunità che rischi. Aiutiamo a far crescere una generazione consapevole di creator e di consumatori digitali. Dobbiamo aiutare gli influencer ad associarsi, confrontarsi, discutere, svilupparsi e costituire vere e proprie scuole: considerarli uno strumento importante per la società, per trasmettere informazioni ai ragazzini da parte di altri ragazzini, ma preparati e consapevoli.  Lo abbiamo fatto nelle scuole, funziona.

Tag: web, influencer

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